Date: Tue, 27 Sep 2011 12:19:57 +0100 (BST) From: Douglas Byrne Subject: Un treno di notte negli anni Trenta Italia, mese di Luglio, inizio anni '30 del 1900. CAMICIE NERE Una decina di uomini della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) passeggiavano accanto ai binari del treno che tra pochi minuti sarebbe partito. Quegli uomini erano noti anche come "Camicie Nere", e nessuno dotato di buon senso si sarebbe mai messo a discutere, o peggio a litigare con uno di loro. La milizia era un corpo paramilitare composto prevalentemente dagli uomini fedelissimi a Mussolini, quelli che avevano partecipato alla Marcia su Roma nel 1922 e altre giovani leve. I miliziani indossavano pantaloni girgio-verdi, con gli stivali neri, maglia nera a collo alto, ed un berretto di lana floscio con un codino che pendeva dietro. Sul petto della camicia nera alcuni portavano una spilla con un teschio, oppure un'aquila. La cravatta cortissima arrivava in pratica all'altezza del torace. Naturalmente i miliziani erano armati, di manganello e pistola, e un piccolo pugnale sul fianco che aveva una funzione piu' decorative che reale. Questi uomini se ne andavano in giro controllare che tutto fosse in ordine. GERALD Un giovane dai capelli biondi, lunghi sulla nuca, era affacciato al finestrino, e guardava interessato il via vai accanto al treno. Il ragazzo noto' i miliziani, e incrociando lo sguardo di uno di loro, accenno' un saluto, che pero' non fu ricambiato. SERAFINO Un seminarista con la tonaca nera lunga sino ai piedi e con I bottoni sul davanti, era in procinto di salire sul treno. Portava con se una piccola valigia marrone con la cinghia, era diretto a casa sua in Sicilia, per partecipare alle nozze della sorella. Si chiamava Serafino, e aveva 15 anni, aveva un viso dolcissimo, con una bocca piccola, labbra rosse, carnagione bianca. Assomigliava all'attore Mark Indelicato. Viaggiava da solo con una lettera di accompagnamento del Seminario nel caso in cui qualcuno avesse fatto dei controlli. Alcuni preti lo avevano accompagnato sino a bordo del treno, mentre all'arrivo sarebbe stato ricevuto direttamente dalla sua famiglia.Il treno lascio' la stazione di Roma per dirigersi in Sicilia, dove sarebbe arrivato il mattino dopo. GERALD, Gerald Harlington, figlio di un aristocratico inglese, frequentava la prestigiosa Eaton, e aveva 14 anni, con i suoi genitori aveva iniziato un lungo viaggio in Italia. Il Grand Tour aveva sempre affascinato i nord europei, soprattutto tedeschi e inglesi. Nel 1930 un inglese poteva ancora tranquillamente fare il turista in Italia. L'Italia era ammirata da tutti per il suo ordine e lo stesso Winston Churchill era apertamente un grande ammiratore di Mussolini. L'idillio tra l'Inghilterra e l'Italia sarebbe finito pochi anni dopo, quando l'Italia invase l'Etiopia (1936) e l'Inghilterra avrebbe reagito con le sanzioni economiche isolando l'Italia nel contesto internazionale. Gerald, come molti giovani inglesi, era un romantico e aveva in mente Byron, Goethe e un'idea dell'Italia letteraria, più che reale. Non vedeva l'ora di ripercorrere le stesse strade e rivedere gli stessi luoghi percorsi dai viaggiatori del passato. Il viaggio lo aveva preparato con cura e aveva persino studiato un l'italiano, imparando discretamente a fare una conversazione. Gerald e i genitori si era spostati da Torino a Roma, in varie tappe, senza problemi. Fu bene impressionato dall'ordine imposto dalla milizia fascista al punto da pensare che anche in Inghilterra ci sarebbe voluto qualcosa di simile. SERAFINO Serafino, si accomodo' da solo in uno scompartimento, e cerco di addormentasi, il viaggio sarebbe stato lungo. Pensava alla sorella, e poi a se' stesso, si chiedeva se aveva davvero la vocazione. I miliziani erano saliti sul treno, passando davanti allo scompartimento di Serfino, ognuno fece un breve cenno di saluto, e Serfino ricambio'. Serafino guardo con attenzione quegli uomini cosi' forti e sicuri di se', ma anche cosi' minacciosi, provo' un po' di paura, ma anche di commiserazione per quegli uomini che al dialogo preferivano la forza bruta. Serafino inizio' la lettura dei Vespri, aprendo il libretto della Liturgia delle Ore che portava con se'. GERALD Mentre i genitori dormivano nel lussuoso Wagon Lits, Gerald, che aveva uno scompartimento tutto per se', decise di andare a fare due passi sul treno, da solo, portandosi dietro un piccolo zaino e dei libri da leggere. Oltre a tre carrozze della Wagon Lits, c'erano alcuni vagoni normali, cioe' con i posti a sedere, e sul fondo due vagoni adibiti a magazzino. Camminando verso il fondo, Gerald giunse ad un vagone che era insolitamente vuoto. Il ragazzo noto' che quei miliziani che aveva visto alla stazione erano tutti saliti proprio sul quel vagone e si erano sparsi in vari scompartimenti. Gerald aveva trovato uno scompartimento vuoto e si sistemò solo per leggere e passare il tempo, visto che in cabina da solo si annoiava. Più tardi, recandosi in bagno, il ragazzo udì delle voci piuttosto concitate che provenivano da uno scompartimento un po' più avanti; si affacciò e vide due miliziani molestavano una ragazza sola. Si trattatava di una cameriera che viaggiava insieme ai suoi padroni, che però erano qualche vagone più avanti. Uno dei miliziani era quello a cui Gerald aveva rivolto un saluto, quando era affacciato al finestrino. Il miliziano lo riconobbe e fece un cenno col capo, una specie di mezzo saluto. La ragazza molestata era solo di passaggio in quel vagone e i miliziani esibivano tutto il loro charme di italiani cercando di farsi promettere dalla ragazza un appuntamento, o un indirizzo per restare in contatto. A un certo punto quello che aveva salutato Gerald, cercò anche di baciarla, spingendola contro una parete. :- Siete proprio uno zuccherino ! -- disse. :- Lasciatemi stare vi prego, sono una ragazza per bene, cosa credete ! -- implorava la giovane. Gerald si rese conto della situazione. Si guardò intorno cercando aiuto, non c'era nessuno ma anche se ci fosse stato, chi mai avrebbe osato mettersi contro due miliziani. Fortunatamente non ce ne fu bisogno. Infatti, quando I miliziani si accorsero che Gerald li guardava, smisero subito di fare I bulli e la ragazza, approfittando del momento di distrazione dei due molestatori, afferrò la borsetta e uscì di corsa dallo scompartimento, con la camicetta un po' scomposta e tutta rossa in viso. RODOLFO E AURELIO I due miliziani risero sguaiatamente mentre la ragazza si allontanava e accompagnavano le loro risate con gesti osceni, stringendosi con la mano i pantaloni proprio sopra il sesso. Sembravano usciti da un manifesto di propaganda delle Brigate Nere, o della Decima Mas, o del Partito Fascista. Avranno avuto quasi 30 anni, erano alti con le spalle larghe e i capelli nerissimi tagliati quasi a zero. Il viso era duro, da attaccabrighe, mascelle quadrate, occhi scuri che guardavano davanti minacciosi. Parlavano da fascisti, con tono fermo autoritario, di commando. Uno dei due, Rodolfo, assomigliava molto al calciatore Fabio Cannavaro; l'altro, Aurelio, aveva la barba incolta di due giorni, e sul mento una piccola fossetta, ricordava il calciatore Víctor Valdés i Arribas, ed era il miliziano che Gerald aveva salutato da lontano. Aurelio diede una gomitata a Rodolfo bisbigliandogli qualcosa in un'orecchio e indicando con lo sguardo il ragazzo. Gerald non aveva fatto caso a quelle occhiate, soddisfatto dell'esito positivo di quella spiacevole situazione, tirò dritto in bagno e dimenticò l'accaduto. Il treno si era fermato ad una stazione intermedia, Gerald, era affacciato al finestrino. I suoi capelli biondi sventolarono per un'improvviso colpo di vento. Lui li sistemò con cura e sorrise ad alcune ragazze che timidamdente lo osservavano dalla banchina sottostante. Erano ausiliare della Croce Rossa e accompagnavano un convoglio militare "ospedale". Gerald le salutò e inviò loro un bacio, accompagnadolo con un gesto della mano. Le ragazze si voltarono arrossendo di vergogna. :- Come sono timide le italiane -- pensò tra se' Gerald -- Proprio il contrario degli uomini, che invece sono tutti così espansivi. GERALD E AURELIO Qualche minuto dopo ritornando al suo posto vide che lo scompartimento di quei due era vuoto. :- Quei brutti tipi se ne sono andati, meglio cosi' -- pensò il ragazzo. Si sbagliava. I due, infatti, erano finiti proprio nel suo scompartimento. Quando Gerald entrò e lì vide deglutì per l'imbarazzo e per la paura. Gerald si accomodò cercò di essere disinvolto. Aurelio, iniziò disinvoltamente a leggere uno dei libri di Gerald, senza chiedere il permesso e senza presentarsi. Anzì guardò Gerald con aria quasi di sfida. Gerald non riusciva ad accettare quella prepotenza gratuita ma nello stesso tempo rimaneva incantato da quei modi sicuri e sprezzanti. Dai richiami degli altri miliziani, Gerald capiì che l'uomo di fronte si chiamava Aurelio e che era probabilmente il capo o almeno uno dei più rispettati. :- Le piace quel libro ? -- chiese timidamente Gerald :- No, sto solo controllando che non sia stampa politica e sovversiva. Qui in Italia vogliamo solo cose pulite. :- Sono solo poesie, di Byron - Rispose Gerald. Aurelio ripose il libro accanto al ragazzo, che gli sedeva di fronte e ritorno' ad appoggiarsi alla spalliera della poltrona. L'uomo teneva le gambe allargate, invadendo lo spazio del ragazzo e l'occhio di Gerald si era posato involontariamente su quella gamba. La stoffa del pantalone aderiva perfettamente alla coscia e ne evidenziava il contorno muscoloso, statuario. Lo sguardo di Gerald scese lungo lo stivale nero di pelle. Immaginò quello che c'era sotto ... un polpaccio, largo, ben tornito, immaginava sotto il muscolo teso e abbronzato ..., come la pelle del viso, bruciata dal sole delle lunghe marce. Gerald si immaginò quell'uomo durante una marcia militare, mentre fissava lo sguardo sulla tribuna e salutava i suoi capi. Lo sguardo del ragazzo risalì sino all'inguine del miliziano e notò che il suo sesso segnava in modo netto la stoffa nera. Questo dettaglio banale gli ricordò di quando a Eaton, anni prima. i suoi amici si infilavano dei quaderni piegati nei calzoni per fare finta di avercelo più grosso degli altri. Quello che aveva davanti però, non era un quaderno di scuola ripiegato, era un randello di carne viva, pulsante. Gerald istintivamente arrossì. Il miliziano si era accorto di quel turbamento e né approfittò alla grande. :- Di un po' biondino, viaggi da solo ? -- disse Aurelio -- :- Si, signore :- Non ce l'hai la ragazza ?" -- insistè Aurelio Gerald sorrideva e taceva. :- Rodolfo, questo non capisce un cazzo -- disse Aurelio all'amico :- Non ce l'hai la ragazza da montare" disse Rodolfo rivolgendosi al ragazzo. Rodolfo faceva il segno avanti e indietro con il bacino mimando un amplesso , e poi diede una gomitata d'intesa all'amico :- Si ho capito, e non ho la ragazza. :- Ma con una donna almeno ci sei mai stato ?" insistè Aurelio con malizia. Gerald continuava a guardarli sorridendo, imbarazzato e silenzioso, sperando che cambiassero argomento. :- So io che ci vuole per questo qui ! - disse Aurelio all'amico. :-Gli inglesi sono famosi per una cosa ...- Aurelio fece un cenno a Rodolfo indicandogli l'uscita e questi si alzò lasciandoli soli. Prima quasi impercettibilmente poi in maniera più grossolana e quasi provocatoria, il miliziano toccò con la punta dello stivale la scarpa del ragazzo, per provare la sua reazione. Gerald tentò di far finta di nulla, ma era impossibile. Rimasero per qualche minuto in silenzio senza fare o dire nulla, Gerald guardava fuori il paesaggio anche era notte, sperava che accadesse qualcosa, che arrivasse il controller ma il treno era vuoto e fuori c'era Rodolfo che faceva la guardia. Aurelio cambiò di posto e si sedette proprio affianco a Gerald. Aurelio si fece ancora più audace....appoggiò la mano sulla gamba del ragazzo e la strinse con vigore. Guardò Gerald e gli fece l'occhiolino. Poi allungò la mano e imprigionò il mento del ragazzo, accarezzandolo con il pollice. Gerald non ne potè più :-La smetta la prego - gli disse sperando di intimorirlo Per tutta risposta il miliziano continuò ad accarezzarlo con forza sulla nuca. :- Questo biondino semrba una ragazzine " penso' Aurelio e si ricordo' di un'esperienza di un anno prima in caserma. Aveva incontrato una recluta molto giovane, che aveva appena l'eta' per arruolarsi, si chiamava Giulio, ma tutti lo chiamavamo Giulietta. Era un po' effeminato, e lui con altri due commilitoni, lo avevano usato a lungo come la loro ragazza, per farsi fare bocchini e avolte per inchiappettarselo. Aurelio strinse il suo cazzo e Gerald lo noto' Gerald divenne rosso dalla vergogna Il miliziano sorrise e non disse nulla. Gerald si alzò e tentò di uscire ma il miliziano stese subito la gamba in avanti e lo fece inciampare. Il giovanotto lo attirò a sé facendoselo sedere addosso. Più Gerald si divincolava, più il giovanotto lo stringeva borbottando qualcosa di osceno che Gerald non capiva. Sentì i peli della barba pungergli sul collo come fossero chiodi, poi il miliziano lo sollevò schiacciandolo con il suo peso contro la porta dello scompartimento, iniziando a baciarlo sul collo. Una lingua caldissima, quasi infuocata, lo stava leccando dietro le orecchie, poi un sonoro bacio sulla nuca e per finire quel lungo respiro sul collo mentre gli borbottava nelle orecchie "Sta tranquillo, sta tranquillo, non ti faccio male". Gerald faceva del suo meglio per respingere quell'assalto, ma il miliziano, frugava sul suo corpo e con la mano gli stringeva le chiappe come se stesse mungendo una mucca. Il miliziano lo annusava con forza sul collo e sui capelli. :- Questo profumo di sapone mi eccita - Sembri proprio una ragazzina pronta per essere sverginata dal marito la prima notte di nozze. Gerald si accorse che il giovanotto sul davanti aveva una vera e proprio bastone che faceva fatica a restare nei pantaloni. Quella situazione lo eccitava e lo spaventava allo stesso tempo. Vedere che un uomo, così maschio, si interessava a lui sessualmente, lo incuriosiva; contemporaneamente era spaventato per le possibili conseguenze; in fondo lui non era un frocetto. In un tentativo disperato diede un morso alla mano dello sconosciuto e ricevette in risposta uno schiaffo che lo fece cadere a terra, ritrovandosi con il miliziano a cavalcioni su di lui. Aurelio rideva mentre spogliava il giovane inglese con violenti strattoni. Gerald era rimasto con il culo scoperto in balia di quel satiro in divisa. Aurelio si sbottonò i calzoni, il suo sesso schizzò fuori penzolando sulla faccia del ragazzo. Il ragazzo scalciava ed era difficile tenerlo fermo. Il miliziano infilò il suo enorme sesso in quella piccola bocca, poi si distese in lungo e iniziò a scoparlo come se stesse pompando una fica. Gerald si dibatteva sotto quel corpo possente. Cercava di respingere in dietro quelle gambe muscolose, quelle natiche dure e sode come marmo. L'odore tipico dei testicoli lo inebriava e nonostante si trattasse di una vera aggressione senza tanti riguardi, Gerald sentì un certo godimento. Alla fine Aurelio inondò la gola di Gerald obbligandolo ad ingoiare una parte di sborra, poi tiro' fuori il cazzo e spruzzo' un ultimo getto potente sulla faccia e I capelli del giovane inglesino. Aurelio si ricompose subito e torno a sedersi, Gerald era ancora a terra stordito, lo aiutò ad alzarsi e lo fece accomodare. Gerald era scioccato. Era ancora con il viso imbrattato di sperma, e provava una grande vergogna, ma al tempo stesso, si sentiva impotente e sapeva che doveva solo stare tranquillo e non gli sarebbe capitato nulla di male. RODOLFO E SERAFINO Rodolfo, intanto, era rimasto fuori a fare il palo, ogni tanto aveva sbirciato all'interno Aveva visto l'amico Aurelio con i pantaloni calati sulle ginocchia, aveva visto le sue natiche sode che si contraevano mentre spingeva nella gola del ragazzo. A Rodolfo il cazzo era divenuto duro come l'acciaio. Quando I due ebbero finito, Rodolfo apri' la porta dello scompartimento :- Io vado a fare un giretto, ci vediamo dopo -- disse facendo l'occhiolino al giovane inglesino. Rodolfo si reco' verso il bagno, pensava di farsi una sega per scaricare le palle che ora gli facevano davvero male. Il seminarista si era alzato a passeggiare nel corridoio. Rodolfo noto' che il viso del seminarista era dolce come quello di una fanciulla, sopratutto la bocca. Era anche piccolo di statura, Rodolfo avvinandosi constato' che lo sovrastava di almeno venti centimetri. :- Ma voi siete un prete ? -- domando' Rodolfo, usando il "Voi", anziche' il "Lei", che durante durante il Fascismo non era gradito e sembrava quasi poco "fascista". :- No, Io sono solo un seminarista, sto studiando per diventare prete. :- In Italia c'e' bisogno di piu' camicie nere e piu' preti. Solo cosi' possiamo migliorare le cose. :- Si si -- rispose Serafino, non troppo convinto. :- Percio' voi non siete ancora un vero prete. :- No, non ho preso I voti, sono un laico, cioe' esattamente come un ragazzo qualunque. :- Viaggiate da solo -- domando' Rodolfo. :- Si, da solo :- Io devo fare un giro di ispezione, se volete accompagnarmi facciamo due chiacchere. Rodolfo, un po' sorpreso da quella richiesta lo segui', pensando che forse avrebbe potuto influire positivamente sul carattere di quell'uomo. Giunsero alla fine del vagone, e da li' si passava ad un vagone merci, di cui Rodolfo aveva la chiave :- Questo e' una specie di magazzino -- disse Rodolfo -- Venite, vi faccio vedere qualcosa di interessante Entrarono nell'altro vagone, Rodolfo accese la luce, e davanti agli occhi di Serafino, apparvero varie casse di munizioni, per lo piu' fucili, ma anche casse di cibo. :- Questa roba va tutta in Sicilia, in una delle nostre caserme. Se cambiate idea e non volete farvi prete potete venire da noi. Potreste fare una bella carriera, girare l'Italia, e conoscere tante ragazze -- disse Rodolfo, facendo l'occhiolino al giovane seminarista. Rodolfo apri' una delle casse, tiro' fuori un fisco di vino rosso e lo apri'. Ne offri' una sorsata a Serafino, che provo' a schermirsi, dicendo che lui di solito non beveva, ma alla fine accetto' per pura cortesia. Serafino aveva notato il rigonfiamento nei pantaloni del miliziano, ma questi non erano fatti suoi, lui non era li per giudicare. Parlarono del piu' e del meno, e il fiasco di vino fu passato dall'uno all'altro molte volte. Finche' fini'. Alla fine, anche se Serafino prendeva sempre dei sorsi molto piccoli, inizio' a sentire gli effetti del vino. Inizio' ad avere sonno, anche se era perfettamente cosciente. Rodolfo parlava come un fiume in piena, e raccontava a Serafino della sua vita, della sua famiglia, e del fatto che ora l'Italia sarebbe diventata una grande nazione europea. Spesso parlando si toccava il pacco davanti, era un gesto naturale, e Serafino lo notava. Mentre parlava, Rodolfo era diventato anche piu' intimo con Serafino, parlando gli appoggiava la mano sulla spalla, poi sulla nuca. Serfino era un po' turbato da quell contatto fisico ma, dopo tutto, era solo una chiaccherata tra quasi-amici. Rodolfo spinse Serafino vicino ad uno dei finestrini e lo apri'. :- Cosi' stiamo un po' al fresco -- disse il miliziano. In effetti era vero, il vino aveva reso entrambi molto accaldati e l'apertura del finestrino inondo' il vagone di un'aria fresca, senza essere fredda. Serafino assaporo' il vento sul suo viso. In lontanza vedeva solo le luci dei piccoli paesi lungo la linea ferroviaria. Rodolfo intanto era proprio dietro Serafino e appoggiava le sue mani sulle spalle del seminarista. Serafino senti che il miliziano spingeva il bacino dietro di lui, e sentiva la forma del sesso premere sul suo culo. Si volto' e Rodolfo gli disse :- Qui non ci vede nessuno -- e spinse giu' la testa del seminarista. Si apri' I pantaloni e tiro' fuori il cazzo. Serafino fu obbligato a fare il suo primo bocchino. Tutto avveniva come in un sogno, la testa gli girava per il vino, e lui si trovava inginocchiato davanti a questo soldato, che avrebbe dato la vita per la Patria. Gli ricordava un po' suo zio Alfredo, di pochi anni piu' grande di lui. Anche zio Alfredo aveva provato qualche volta a toccarlo nel fienile, ma non era mai sucesso nulla di piu'. Ora Serafino aveva in bocca il cazzo del miliziano e si sentiva un po' umiliato, ma in fondo anche tranquillo, perche' se il miliziano voleva solo un bocchino non poteva fargli male. :- Ora e' bagnato abbastanza -- disse Rodolfo Sollevo' e rigiro' il seminarista. Gli sollevo' la tonaca e gli abbasso' le mutande. Ora Serafino era appoggiato al finestrino, con il vento in faccia e la tonaca alzata. :- Bel culo, e belle gambe, sembri una ballerina della rivista -- disse Rodolfo -- Scommetto che al seminario quelli piu' grandi ti hanno gia' preso. Serafino arrossi' ma non rispose, mentre Rodolfo con le dita toccava il suo buchetto. :- Cazzo, Cazzo, Mmmm ... ma tu sei stretto e vergine ... questa e' una ciliegina, un bocconcino. Rodolfo appoggio' il cazzo e spinse. L'urlo di Serafino fu coperto dal rumore del treno e si perse nella notte, mentre il treno viaggiava veloce. Rodolfo, inizio' a spingere per infilare la sua mazza sino in fondo. Serafino si dibatteva come un coniglio in trappola, ma aveva capito che meno si muoveva meglio era per lui. Rodolfo lo sodomizzo' con gusto, e si fermo solo quando inizio' a sborrare. Un po' di sborra resto nel culo del giovane, poi Rodolfo tiro' fuori il cazzo che fece il rumore di un tappo di spumante al momento dell'apertura, e continuo' ad annaffiare di sborra le natiche e la schiena del seminarista. Serafino tremava. Era paura ? Gioia ? Difficile dirlo. Il seminarista provava sensazioni nuove, sconosciute. Rodolfo prese in braccio il seminarista e lo adagio su una brandina, in un angolo del vagone. Si sedette a terra, accanto a Serfino, che era mezzo assonnato. :- Adesso riposati un po', la notte e' lunga. Prima di arrivare in Sicilia voglio prenderti ancora. -- disse accarezzandolo sul capo come e fosse la sua ragazza. Serafino si addormento' sognando che niente di tutto questo era accaduto, e Rodolfo fumava soddisfatto una sigaretta nazionale senza filtro. [ se il racconto ti e' piaciuto puoi inviare un commento a douglasbyrne@rocketmail.com ]