Date: Tue, 7 Feb 2012 20:32:38 +0000 (GMT) From: Douglas Byrne Subject: Madame Yolande This story has been written by Douglas Byrne, on a friendly basis, upon request of the author galeazzo_45@katamail.com who kindly offered the basic plot idea for the story. This story includes graphic descriptions of sex intercourse between adult males and boys under 18. SE QUESTO RACCONTO TI E' PIACIUTO, INVIA UN COMMENTO A DOUGLASBYRNE@ROCKETMAIL.COM Capitolo 1 Napoli, 19 Settembre 1958 Era seduta al suo posto preferito, una poltrona di velluto rosso stile Impero, accanto alla finestra che si affaccia su piazza del Gesu' Nuovo. Dalla finestra si poteva ammirare a sinistra la Chiesa del Gesu', di fronte il monastero di Santa Chiara e in mezzo l'obelisco dell'Immacolata, con in cima la statua in rame della Madonna. Madame Yolande era a casa sua, al primo piano di Palazzo Pandola. Era una serata che Lei non avrebbe mai dimenticato. A mezzanotte in punto, nel passaggio dal 19 al 20 Settembre, sarebbe entrata in vigore a tutti gli effetti la legge Merlin che aboliva le case di tolleranza, le cosiddette case chiuse, dette volgarmente "bordelli". In Italia se ne contavano cinquecentosessanta, almeno di quelle regolarmente registrate e che erano sottoposte ai controlli periodici di polizia e delle struture sanitarie. Madame era preparata a questo evento sin dal 1948, quando la senatrice Lina Merlin aveva iniziato la sua battaglia. In Italia si discuteva molto di questo progetto e nella stampa solo il giornalista Indro Montanelli si era apertamente e coraggiosamente schierato contro l'abolizione delle case, considerandole essenziali per la formazione e l'educazione sessuale di un ragazzo. Un denso filo di fumo si alzava come una spirale dal lungo bocchino, di legno nero laccato e rifinito in argento, che Madame teneva nella mano sinistra. Madame era mancina, e con la sinistra avrebbe firmato di li' a poco gli assegni per liquidare la posizione di alcune "ragazze", che avevano scelto di aspettare fino all'ultimo giorno per dare l'addio a Madame. Madame era una donna affascinante, nata nell'anno 1900, dimostrava molto meno della sua eta'anagrafica. Vestiva quasi sempre di nero o grigio, il tessuto che preferiva era velluto o lana sottile in inverno, lino e cotone in estate, non amava la seta che era troppo appariscente. Elegantissima ed essenziale nello stile, solenne, distante, di poche parole e pronunciate quasi sempre in francese o in italiano con forte accento francese. Nei gesti e nello sguardo era insieme Greta Garbo e Coco Chanel, e il suo timbro di voce era inconfondibile, basso, profondo, autorevole come quello di Marlene Dietrich. Chi l'avesse incontrata avrebbe potuto scambiarla per una principessa, e mai nessuno, neanche chi la conoscevano bene, avrebbe osato riferirsi a lei come "la tenutaria". Lei era per tutti Madame, semplicememente "Madame". A Palazzo Pandola Madame aveva la sua dimora privata, mentre la "Maison" con le ragazze si trovava a via Chiaia, una delle zone piu' eleganti di Napoli. Madame amava ripetere alle sue ragazze e ai suoi amici una specie di codice di comportamento che aveva assunto per se' molti anni prima : regola numero 1 = nella vita non si e' mai abbastanza magri o abbastanza ricchi regola numero 2 = non bisogna MAI piangere regola numero 3 = non bisogna MAI fermarsi a ricordare il passato. Queste regole le aveva rispettate sempre tutte. Per la regola numero 2, amava dire che aveva smesso di piangere da bambina, il pianto non era per le persone serie. E mantenne la promessa, anche in quella serata nemmeno una lacrima apparve sul viso coperto di cipria, non sarebbe stato elegante e le avrebbe rovinato il trucco. Piangere dentro di se' pero' era permesso, e quindi tenne a lungo un nodo in gola che le impedi' di parlare per ore ma sempre con gli occhi asciutti. Per la regola numero 3, quella sera Madame si volle regalare una sola eccezione, solo per qualche ora, solo fino a mezzanotte, ... prese l'Album delle fotografie, quello che di solito guardava solo nell'ultima pagina per aggiungere una nuova foto, e inizio' a sfogliarlo dall'inizio. Capitolo 2. Il Mauritania La prima immagine dell'Album era una cartolina che raffigurava il transatlantico Mauritania. Era il 1934, Madame si rivide sul ponte della prima classe, senti' il vento nei capelli, le voci frivole dei passeggeri, vide i camerieri che portavano incessantemente vassoi per servire cocktail e champagne. Senti' nelle narici l'odore del mare, il suono della musica che proveniva dall'interno. Il Mauritania partiva da New York, arrivava in Inghilterra, e proseguiva per l'itinerario nel Mediterraneo. Madame era salita a bordo a Gibiliterra e da li' avrebbe visitato : Palma de Maiorca, Marsiglia, Napoli, Alessandria d'Egitto, la Palestina (allora sotto il dominio inglese), il Libano (allora sotto il controllo francese), Cipro, Atene (Pireos). La crociera era il dono di uno dei suoi amanti. A Parigi Madame era divenuta molto ricca, sia per l'attivita' di prostituta sia per l'amicizia con alcuni personaggi molto importanti, che potevano coprirla di regali ma non avrebbero mai potuto sposarla. Durante quella crociera rimase colpita dalla bellezza di Napoli, e in seguito decise di trasferirsi li', aprendo una prestigiosa "Maison". Madame ricordo' lo sbarco a Napoli, in un meraviglioso pomeriggio di Giugno. La nave si sarebbe fermata ben due notti e il programma era molto fitto, si poteva scegliere tra una visita della citta' oppure una breve escursione a Capri, Sorrento e Positano. Madame pero', come era nel suo stile, decise di andare in giro da sola, neanche dieci banditi le avrebbero fatto paura. Aveva anche scelto di non dormire sulla nave ma prendere una stanza in all'Excelsior sul lungo mare che va da Mergellina al Palazzo Reale, il migliore di Napoli negli anni 30 e ancora oggi. Sul molo fu avvicinata da uno scaricatore, alto muscoloso, capelli quasi rasati a zero, e la barba di un giorno, con le spalle tornite che sbucavano dalla canottiera stretta. Il cazzo rigonfiava la tela dei calzoni, le gambe erano solide come quelle di un calciatore, e il sorriso dell'uomo aveva qualcosa di sensuale e intrigante nello stesso tempo. Madame era lesbica, quindi non era interessata agli uomini dal punto di vista sessuale. L'uomo si offri' di portare i bagagli e Madame accetto'. Arrivati all'Hotel, Madame gli diede una generosa mancia, e gli disse anche di farsi trovare il mattino dopo davanti all'hotel, perche' avrebbe avuto bisogno di lui. Il mattino dopo, Rocco, questo era il suo nome, era li' puntuale. Aveva indossato una giacca, ed era piu' ordinato e pulito rispetto al pomeriggio precedente in cui scaricava i bagagli al porto. Molto maschio nell'aspetto, aveva sempre quello sguardo a meta' tra il bullo e il criminale. Rocco aveva quarant'anni, ma ne dimostrava dieci di meno. Capitolo 3. Visita di una Casa chiusa In quei due giorni a Napoli Madame passo' tutto il tempo con Rocco che faceva da accompagnatore e protettore, anche se per gli spostamenti prendevano sempre un taxi. Il primo giorno Madame visito' alcuni luoghi tra i piu' suggestivi della citta' : * il Cimitero delle fontanelle, un luogo pieno di teschi di ignoti, morti forse per un epidemia, presso i quali le donne del popolo pregano considerandoli rappresentanti delle anime del purgatorio, * la cappella di San Severo, con il Cristo velato e alcune testimonianze degli esperimenti del sinistro principe di San Severo, * Napoli sotterranea, una discesa nelle cavita' del centro storico, in cui si trovano caverne naturali, e riserve d'acqua potabile con l'accesso al palazzo signorile sovrastante, * I quartieri spagnoli, zona storica, famosa anche per i femminielli, * La passeggiata da Mergellina al Palazzo reale, in cui in quegli anni risiedeva il principe Umberto, futuro re, * Via Posillipo, con le sue ville, tra le quali villa Rosbery, una delle sedi preferite da Vittorio Emanuele III, quando era in visita a Napoli, e che oggi e' una residenza ufficiale del Presidente della Repubblica. * il Vomero, quartiere residenziale con molte ville, posto su una collina e collegato al livello del mare da ben tre funicolari. Dopo la parte culturale, Madame volle visitare due o tre case chiuse, per avere un'idea del mercato italiano. Una di queste si trovava proprio nei Quartieri Spagnoli, gia' visitati il giorno prima, ed era apprezzata per i femminielli oltre che per le ragazze. Madame era presentata come una turista, e non era inusuale che nelle case chiuse vi giungessero alcune donne che su appuntamento potevano avere un incontro con un uomo a pagamento, ma non era il caso di Madame. Madame Yolande offri' a Rocco di scegliere quello che piu' gli piaceva, ragazza o ragazzo. Rocco parlo' sottovoce con la tenutaria. :- Oggi abbiamo dei veri bocconcini, sono vergini. - disse la tenutaria - ma costano 50 lire per tutta la notte. Il prezzo normale per un ora era dalle 5 alle 7 lire, ma per una vergine e per tutta la notte era giusto pagare di piu', Rocco guardo' verso Madame, che fece un cenno di assenso :- Prendo una vergine - disse Rocco gia' eccitato. Nel salotto furono fatti entrare quattro ragazzi sui 14/15 anni. Erano in abiti maschili, anzi da scolaretti, con pantaloni al ginocchio e calze lunghe come si usava negli anni 30 del XX secolo. Infatti non tutti i femminielli ricevevano i Clienti vestiti e truccati da donna. Erano tutti molto carini, ma avevano senza dubbio dei modi e dei tratti femminili e voci da soprano. Rocco si avvicino' a ciascuno dei ragazzi per controllare la merce. Senza molte cerimonie afferro' un ragazzino, lo rivolto', gli abbasso' i calzoni mettendo a nudo le natiche bianchissime ma grassottelle. Infilo' il dito medio per tastare il buchetto. :- Questo non e' vergine - borbotto' deluso - e' stato gia' preso parecchie volte, il buco e' largo, posso infilare senza difficolta' tre dita. - e diede una sculacciata sonora su quelle natiche bianchissime. Rocco era esperto, non lo si poteva ingannare. Afferro' un altro ragazzino, denudo' anche questo come il primo e inizio' a tastare il culo. :- Porca puttana ! - disse Rocco, ma sempre a bassa voce - Anche questo e' stato gia' aperto, anche se devo ammetere che e' meno sfondato dell'altro - E diede anche qui una sonora sculacciata. Rocco passo' al terzo, infilo' la mano nei calzoni senza pero' tirarli giu', non voleva perdere tempo. Fece una smorfia che lasciava capire che anche quel ragazzino non era piu' vergine. :- Ma che cazzo ! - borbotto' a bassa voce Rocco rivolgendosi alla tenutaria - questi non sono vergini. Infine arrivo' al quarto ed ultimo. Rocco era infastidito dal fatto che la tenutaria gli faceva perdere del tempo e per giunta aveva anche cercato di imbrogliarlo. Rocco tratto' l'ultimo ragazzino con una certa durezza, sicuro che anche lui non era piu' vergine. Aveva un viso paffuto e i capelli neri alla paggetto, gli occhi erano grandi e leggermente allungati all'indietro, quasi a mandorla, aveva uno sguardo sorridente, nonostante la situazione molto imbarazzante. Tiro' giu' i pantaloni del ragazzetto e prima di infilare il dito diede una forte sculacciata sulle natiche :- Vediamo se anche tu sei una puttanella come gli altri ! - disse Rocco a bassa voce. Lentamente le labbra di Rocco si aprirono in un largo sorriso. :- Ehi ! Cazzo ! Cazzo ! - disse Rocco eccitatissimo - Questo e' stretto, il mio dito fa fatica ad entrare. La tenutaria del bordello era lieta che finalmente il cliente aveva trovato cio' che voleva. :- Non ti hanno ancora rotto, bambina - bisbiglio' Rocco nell'orecchio del ragazzino e dandogli un bacetto sul collo - sei intatta, come una bambola di porcellana di Capodimonte. :- Prendo questa bambola - disse Rocco ad alta voce, mentre con la mano aveva stretto la nuca del ragazzetto, quasi temendo che un altro cliente potesse sceglierlo al suo posto. Il ragazzetto era li' intimidito e rosso di vergogna, con il culo da fuori davanti a tutti, anche se era contento di essere stato scelto perche' almeno avrebbe guadagnato qualcosa. Madame Yolande aveva assistito alla scena e, avendo incrociato lo sguardo deluso degli altri ragazzi scartati, decise di offrire una 5 lire a ciascuno di loro. 5 lire era il prezzo normale per un'ora con una ragazza, quindi ognuno di loro fu ben felice di ricevere quella mancia. La tenutaria era un po' a disagio per essere stata smascherata ad offrire come verginelle ragazzi in realta' gia' posseduti analmente, ma alla fine il quarto ragazzino aveva salvato la reputazione della casa. Rocco ordino' al ragazzino di ricomporsi, di tirarsi su i calzoni, e quindi si reco' in una delle stanze al piano superiore, tenendo una mano sulla testa del ragazzetto che gli arrivava all'altezza dei pettorali. :- Come ti chiami bimba - disse Rocco salendo le scale :- Gennarino - rispose timidamente il ragazzetto che arrivava appena al torace dell'uomo. :- Quanti anni hai ? :- 14 - :- Cazzo pero', ne dimostri 11. Ascoltami bene Gennarino, questa notte ti chiamerai Fay, come Fay Wray, quella di King Kong - disse Rocco Nel film King Kong, il personaggio interpretato da Fay Wray e' quello di un'attrice che viene ingaggiata per girare un film su una vera nave che si dirige verso una destinazione misteriosa. In una scena "cult", il regista ordina alla ragazza di intepretare un grido di paura, e in seguito Fay Wray fu nota come l'attrice che "urla" (screaming queen). Raggiunta la stanza, Rocco spinse il ragazzino all'interno e richiuse la porta con violenza. Le palle gli facevano male perche' era da alcuni giorni che non si univa alla moglie. Era eccitato, ma doveva controllarsi, non poteva sprecare tutto in pochi minuti, aveva a disposizione tutta la notte. :- Allora chi sei tu ? - :- Gennarino, ve l'ho appena detto - (a Napoli si usa dare del "voi") Rocco schiaffeggio' il ragazzo, ma senza violenza. :- Come ti chiami ? - chiese nuovamente :- Gennarino - disse il ragazzino confuso. Arrivo' un altro ceffone, questa volta piu' forte :- Come ti chiami ? - chiese nuovamente Finalmente il ragazzetto capi' :- Fay, signore, mi chiamo Fay - rispose il ragazzetto guardando in basso pieno di vergogna. Rocco si accomodo' sul divano e fece sedere il ragazzino sulle sue gambe. Gennarino/Fay aveva un bel culo grassottello. Rocco inizio' subito ad accarezzare il corpo delicato del ragazzino, chiamandolo Fay e dicendogli cose oscene e volgari a bassa voce, nell'orecchio. Abbasso' di nuovo i pantaloni del ragazzino solo per scoprire il culo e inizio' lentamente ad accarezzare quelle natiche bianche e morbide come la seta. :- Cazzo Fay, senza proprio senza peli, come piace a me. :- Hai una figa calda e ti stai gia' bagnando - diceva Rocco passando la mano nel solco delle natiche. Rocco diede dei pizzicotti su ciascuna natica causando dei gridolini di dolore. :- Fay, bambina, quando mi prendero' la tua purezza ti faccio urlare come nel film. Gennarino si abituo' subito al mento di Rocco che gli pungeva la nuca, la barba dell'uomo era di almeno un giorno, ed era dura come piccoli chiodi. Rocco aveva un odore di dopobarba e l'alito profumava di sigaretta. Rocco dava anche dei piccoli morsi sul collo e sulle spalle del fanciullo. A un certo punto fece il cosiddetto "succhiotto", cioe' il morsetto sul collo che lascia il marchio del fidanzato sulla propria ragazza e la marchia come "proprieta' privata". Rocco spinse il ragazzino sul letto, facendolo stare disteso sulla schiena con le gambe sollevate. :- Tieni le gambe divaricate, Fay. Tieni aperto questo cazzo di culo, porca puttana. Rocco si chino' tra quelle bellissime chiappette, sputo' due o tre volte, poi inizio' a leccare il buchetto rosa di Gennarino. Era pulito e profumato di vaniglia (la tenutaria era rigorosa in fatto di igiene personale delle sue "ragazze"), sembrava una piccola rosa di marzapane, di quelle che decorano le torte, e Rocco avrebbe desiderato masticare e ingoiare quella rosa, anziche' leccarla. Gennarino inizio' a gemere di piacere, miagolava come una gattina quando si rotola sul dorso poco prima di essere presa dal gatto maschio. Gennarino si rendeva conto che presto avrebbe perso la verginita', e tutto considerato quello era un modo piacevole, altri suoi amici erano stati posseduti analmente senza tante storie e senza ricavarci alcun guadagno, a volte addirittura in famiglia, da cugini o fratelli piu' grandi. Rocco era lieto che il ragazzetto godeva. Dopo avere umettato a lungo la "porta del piacere", Rocco appoggio' la punta sul forellino che si preparava ad aprire, la testa del suo cazzo sembrava scolpita da un artista, era larga, turgida, sembrava che parlasse. Il cazzo invece era un cetriolo di 20 cm, e abbastanza largo da fare male. :- Ma tu non ci metti un po' di olio ? - domando' Gennarino, che aveva sentito dire dagli altri ragazzi che a volte si usano dei lubrificanti. :- No bimba, basta la saliva, con me deve essere tutto naturale. Le creme le usano le puttane, tu sei la mia fidanzata stanotte, non la mia puttana. Gennarino annui' ... e che altro poteva fare ! Spinse con forza per introdurre solo la cappella e Gennarino strillo' come una ragazzina, era un grido acuto da soprano. :- Grida pure bimba ! Piangi se vuoi, la prima volta e' normale, ma poi il dolore passa subito. Gennarino tentava di spingere via da se' l'uomo, ma le braccia possenti di Rocco gli impedivano ogni movimento. Rocco spinse piu' a fondo due o tre volte, oramai aveva il cazzo intero piantato in quel forellino delicato, rimase un po' fermo in modo che la sua "femmina" potesse abituarsi a quell'invasione. :- Tra poco inizio a fotterti, ora non sei piu' vergine e io ti devo insegnare per quale ragione sei al mondo. Rocco scopo su e giu' il ragazzino fino a quando le sue palle riversarono un bicchiere di seme nell'intestino del ragazzino, era un seme denso come miele e caldo come il latte appena munto. :- Fay - disse Rocco al ragazzino guardandolo in faccia con il suo viso a pochi centimetri da quello del ragazzino - ora sei una donna, e sono io l'uomo che ti ha fatto donna. Questo giorno non lo dimentichi piu' per il resto dei tuoi giorni. Gennarino annuiva. Madame Yolande, intanto, aveva osservato tutta la scenza da una stanza vicina, attraverso un finto specchio. Capitolo 4 . La Maison di Madame Yolande Ancora seduta nella sua poltrona di velluto rosso, Madame ricordo' quando inizio' l'attivita' della sua Maison. Ritorno' a Napoli l'anno dopo. Napoli era molto famosa per i femminielli, Madame conosceva bene questa tradizione partenopea ma non pensava di ingaggiare dei femminielli gia' formati, lei avrebbe voleva offrire qualcosa di diverso, voleva avere una Clientela di alto profilo e voleva tenere alto il prestigio della Maison. I femminielli napoletani erano molto belli ed esperti, ma avevano alcuni difetti, almeno secondo gli standard di Madame. Provenivano da famiglie proletarie, non avevano alcuna istruzione, dal momento che lasciavano la scuola a 10 anni, erano sboccati, impertinenti, rispondevano per le rime, in generale apparivano "volgari". Madame, invece, aveva in mente la Geisha giapponese : silenziosa, ubbidiente, colta, raffinata, sotto-tono ("under-statement" si direbbe in inglese). Quindi decise quindi che avrebbe creato dei femminielli d'autore, sarebbero stati i femminielli della sua Maison. Anzitutto cerco' solo ragazzi di buona famiglia, borghese o aristocratica, decaduti, e bisognosi di soldi, e quindi in condizioni tali da accettare qualsiasi compromesso. Inoltre dovevano essere totalmente estranei all'ambiente della prostituzione. Il fatto di essere vergini non era necessario. Capitolo 5. Gabriele Il marchese Amilcare Capece Minutolo era un giocatore compulsivo, e le sale da gioco della citta' non gli facevano piu' credito. Lui pero' era ostinato aveva ripreso a giocare facendosi prestare denaro contante dalla camorra. Errore imperdonabile. Quando il debito raggiunse le 3.000 lire, la camorra invio' a casa dei Capece Minutolo due esattori. Erano Pasquale e Gaetano, di 29 e 30 anni, due manovali della camorra, fisicamente erano atletici, alti, muscolosi. Erano vestiti come due ganster degli anni 30, abito nero a righe bianche, camicia nera, cravatta bianca, e borsalino sulla testa. Una volta entrati nella casa del loro debitore, Pasquale, su ordine di Gaetano, prese a schiaffi il marchese Amilcare, spiegandogli, dopo averlo maltrattato per bene, che doveva restituire i soldi, perche' l'onorata societa' (la camorra) non poteva piu' aspettare. Intanto Gaetano, il capo dei due esattori, frugava in giro per cercare qualcosa di valore come pegno. Dopo qualche minuto si senti' gridare da un'altra stanza. :- Lasciami andare, io sono il figlio del marchese, tu non puoi permetterti di trattarmi cosi'. Chi gridava era Gabriele, figlio del marchese, un ragazzino esile, molto carino, vestito di velluto, con un colleto bianco merlettato e parlava con la "erre moscia" molto marcata. Gaetano lo porto' di peso nel salone dove Pasquale stava ancora maltrattando il marchese. :- Ho trovato questo ricchione ! - disse Gaetano con tono sprezzante, alludendo al viso effeminato del ragazzo. :- Si e' vero, ha i capelli e il culo del ricchione - confermo' Pasquale. :- Senti che culo ! - Gaetano dava dei pizzichi sul culo del ragazzino, e si divertiva a vederlo scalciare. :- Sembra un palloncino, e' duro e morbido allo stesso tempo. :- Ah, basta, basta !!! - strillava Gabriele. Lo teneva stretto a se' facendo appoggiare il culetto sul suo sesso che, a causa dei movimenti concitati, era diventato durissimo. Gaetano piego' il ragazzino sul tavolo del salone, davanti al padre, gli tiro' giu' i calzoni. Subito apri' con le mani le natiche del ragazzino. :- Marchese, tuo figlio ha un bella fessa, rossa e umida - disse Gaetano mentre si apriva la cerniera dei calzoni. Gaetano estrasse il cazzo, che subito svetto' in alto come un cetriolo scolpito nel marmo. Nel frattempo era entrato nel salone un cameriere in livrea, preoccupato dalle grida che sentiva. Appena lo vide, Gaetano gli ordino' in modo secco :- Tu stronzo, portami del burro e anche una bottiglia di champagne, sono sicuro che qui ce l'avete. Il Marchese fece un cenno di assenso al cameriere, e questi spari' per ritornare un attimo dopo con quanto ordinato. :- Dammi il burro, stronzo - disse Gaetano prendendo con la mano destra una pezzo di burro e iniziando a spalmarlo sul buchetto di Gabriele. :- Ma che fai, lasciami ! - strillava Gabriele come una bambina isterica. Pasquale intanto teneva fermo il Marchese, obbligandolo a guardare, dop avergli messo in bocca un fazzoletto per farlo stare zitto. Il ragazzo era disteso su un fianco con il culo sul bordo del tavolo, a disposizione del camorrista e i pantaloni di velluto arrotolati sulle caviglie, che gli impedivano di muovere le gambe. Gaetano diede un colpo secco per fare entrare la cappella. Poi Gaetano diede altri piccoli colpi per fare entrare tutta la mazza. Quando il ragazzino strillo' , come un maialino sgozzato, Gaetano sollevo' in alto il pugno, in segno di vittoria, come un atleta che ha vinto una competizione sportive, come un tifoso quando ha vinto la sua squadra. Quello strillo certificava la sua vittoria, aveva preso cio' che gli spettava. Aveva sverginato un ragazzo, e non era ne' il primo ne' l'ultimo. A quel punto inizio' a scopare di gusto, come se fosse l'ultima chiavata della sua vita. Un ruggito annuncio' che Gaetano stava per sborrare. Il camorrista estrasse il cazzo, sangue e sperma colarono sul tavolo. Lo sperma era davvero tanto :- Gli ho aperto la fessa - disse Gaetano giustamente orgoglioso. Poi rivolgendosi al cameriere - Ora puoi aprire lo champagne, dallo al marchese e a Pasquale, e dai una coppa anche al ragazzino, che se l'e' meritato. Gabriele era con le lacrime agli occhi, e singhiozzava, ma Gaetano lo fece sollevare e sedersi sul tavolo. Lo abbraccio', in modo affettuoso, gli fece appoggiare la fronte sulla sua spalla, e gli accarezzo la schiena per consolarlo. Il ragazzino continuava a singhiozzare per il dolore della sodomia e per la vergogna di essere ancora nudo difronte a tutti. Gaetano lo bacio' sulla guancia :- Ora e' tutto apposto, bambina - gli mise in mano il calice con lo champagne e invito' tutti ad un brindisi. Gaetano, pur essendo un camorrista, era una persona a suo modo gentile, e amava esibire il suo eloquio al momento dei brindisi. :- Oggi c'e' una pulzella di meno, e una fessa aperta di piu' - disse Gaetano sollevando il calice, orgoglioso delle parole poetiche che aveva scelto. Pasquale intanto si era avvicinato al Marchese e a bassa voce gli disse :- Marchese, io ho un idea per il tuo debito. Fai lavorare tuo figlio. Lui e' seduto sulla sua fortuna, ti diamo noi qualche nome di bordelli di lusso, poi scegli tu, e tuo figlio ce lo porti tu. Il marchese all'inizio era scioccato e gli disse :- Mai e poi mai !! Io sono il marchese ***. La sera successive Gaetano ebbe modo di fare un'altra visita a Gabriele. Il marchese era fuori a giocare, lui entro' senza essere invitato nella camera del ragazzo, mentre fuori uno dei suoi sgherri che assomigliava a Sean William Scott, faceva la guardia. :- L'altra volta abbiamo dovuto fare tutto in fretta - disse Gaetano - ma a me piace fare le cose con calma. Si tolse le scarpe e si distese sul letto accanto al ragazzino. Gabriele era intimorito, ma al tempo stesso ipnotizzato da quel maschio dominante che entrava a casa sua e faceva quello che cazzo voleva, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Gabriele si lascio' prendere e baciare in bocca, ma subito dopo abbraccio' il collo di Gaetano mostrando di gradire le sue attenzioni. Quella notte Gaetano possedette Gabriele molte volte, finche' Gabriele si addormento' nelle sue braccia possenti. Durante la notte, Gaetano si era anche fatto sostituire nel letto dalla sua guardia del corpo che inculo' senza freni il ragazzino. Al mattino Gabriele svegliandosi, cerco' con la mano il corpo scultoreo di Gaetano, cerco' il calore di quel maschio Alfa, ma era solo nel letto. Gabriele si tocco' le mutande, erano inzuppate di sperma, ed era ancora umido, non si era asciugato, segno che era stato posseduto fino a poco prima. Gabriele pianse, ma per essere stato abbandonato, era perdutamente innamorato di Gaetano, l'uomo che lo aveva sodomizzato nel salone davanti a suo padre. Due giorni dopo, il Marchese e Gabriele erano nel salottino di Madame per un colloquio di lavoro. Capitolo 6. Robertino Roberto, che tutti chiamavano Robertino, aveva 14 anni e frequentava il quarto anno del Ginnasio in una prestigiosa scuola privata a Via Etnea, la bellissima strada centrale di Catania che ha sullo sfondo proprio il famoso vulcano, mai spento e ancor oggi in regolare attivita'. Robertino era torinese, ma il papa' era stato trasferito a dirigere la filiale locale dell'Istituto Bancario San Robertino. Era una promozione, perche' dopo avere diretto quella filiale al sud per alcuni anni sarebbe ritornato nella sua amata Torino con un incarico prestigioso nella sede centrale. I torinesi dicono di se' che sono "Bu' gia' nen", cioe' "non si muovono", e per Robertino muoversi da Torino a Catania negli 30 del 1900, era qualcosa di veramente straordinario. Ambientarsi in una nuova citta' per un ragazzino non e' mai facile, nuovi compagni , amici e nuovi luoghi da frequentare. Riguardo all'ambiente in generale, si abituo' subito alla solare e vivace Catania, e dimentico' la grigia e noiosa Torino. Aveva un bel viso incorniciato da capelli ondulati castani chiari, quasi biondi che scendevano sul collo. Era bassino per la sua eta', 1,55, snello, ma con qualche rotondita' tipica dei ragazzi che ancora non sono entrati a pieno nell'adolescenza. Le sua rotondita' riguardavano in particolare il sedere, piuttosto sporgente, quasi come quello di una ragazza, e inoltre anche sul petto, non si erano ancora formati dei forti muscoli pettorali, ma c'erano invece delle morbide tettine, da ragazzina. Robertino si era accorto da tempo che i ragazzi piu' grandi e gli uomini lo eccitavano, ma non sapeva di cosa si trattava e non ne aveva mai parlato con nessuno. La scuola privata che frequentava offriva alcuni corsi pomeridiani di lingua inglese e francese, in aggiunta alle ore di studio del programma ufficiale. Quei corsi innovativi, non avendo molti iscritti, raccoglievano insieme studenti delle 3 classi ginnasiali, quindi Robertino si trovo' insieme a studenti piu' grandi di lui. Tra questi entro subito in sintonia con Antonio. Antonio aveva 18 anni e frequentava il terzo anno del Classico. Era un vero maschio, prepotente e attaccabrighe, ma anche abbastanza astuto nello scegliere le sue amicizie e trarne il massimo vantaggio. Aveva adocchiato subito quel ragazzino molto carino e piuttosto timido che veniva da Torino e aveva deciso che doveva possederlo. Antonio mostro' a Robertino alcune riviste che venivano dalla Francia e che contenevano foto di donne nude. Antonio commentava ogni foto nei dettagli e contemporaneamente si stringeva il sesso tra le mani. :- Ma a te non viene tosto ? - domando' Antonio :- No - rispose timidamente Robertino :- Si vede che sei ancora piccolo, devi aspettare qualche anno, :- Quanti anni ne ho gia' 14 ? chiese Robertino preoccupato :- Forse uno o due, non preoccuparti. Ma allora non ti sei mai segato e non hai mai sborrato ? Robertino allargo gli occhi lasciando intendere la sua perplessita'. Antonio faceva lotto Greco romana, e aveva promesso a Robertino di insegnarli qualche mossa. In breve Antonio finiva sempre per trovarsi al di sopra di Robertino, stringendolo sotto di lui con le sue gambe possenti. Robertino era schiena a terra e guardava Antonio sopra di lui. Era un vero fusto, Antonio si era anche tolto la maglietta e era torso nudo esibendo dei perfetti pettorali. Antonio guardo' il ragazzino, fece l'occhiolino e disse :- Ti piace la giocare, Robertina ? Robertino rise, in modo infantile, e non bado' al fatto di essere chiamato al femminile. :- Robertina, che bel culo che hai ? - diceva Antonio nell'orecchio di Robertino, che continuava a ridere senza rendersi conto dell'eccitazione del maschio. Antonio inzio' anche a dare dei piccoli pizzichi sulle natiche di Robertino, che ad ogni pizzico faceva un piccolo urletto, ma stava al gioco. :- Basta, basta ! - diceva Robertino ridendo e soprattutto non comprendendo il senso del comportamento di Antonio che muoveva il bacino su e giu' e lo pizzicava con forza sempre maggiore. In quel momento si affaccio' nella stanza Simone. Simone era il cugino di Antonio, aveva 20 anni e viveva a casa di Antonio perche' suo padre era morto e lui era stato praticamente adottato dallo zio, cioe' il padre di Antonio. Simone era spesso li' a guardare Robertino e Antonio che fingevano di lottare, partecipava al gioco e faceva solo la parte di quello che proteggeva Robertino. A volte rimproverava scherzosamente Antonio, dicendogli che si era comportato male e che doveva rispettare gli ospiti, e continuva a fare degli scherzosi rimproveri ad Antonio :- Su Antonio, lascialo stare, non vedi che e' piccolino - diceva Simone :- Non stiamo solo giocando - diceva Antonio, facendo l'occhiolino a Simone - non e' vero Robertina che stiamo solo giocando ? :- Ah Ah Ah ! - continuava a ridere Robertino. Quel giorno, quando gli scherzi e la lotta finta tra Robertino e Antonio raggiungesero il punto di sopportazione per Robertino, il ragazzino si rifugio' nella stanza di Simone e chiuse la porta. Antonio corse subito verso la camera del cugino e cerco' di aprire la porta, ma Robertino spingeva per tenerlo fuori, intando rideva istericamente perche' era tutto un gioco per lui. A quel punto intervene Simone che ad alta voce disse:- Ora basta Antonio, lascialo riposare un po', riprendete a giocare piu' tardi. Cosi' Antonio ritorno in camera sua a leggere le solite riviste porno. Intanto Simone accoglieva tra le sua braccia Robertino e lo faceva anche sedere sulle sue gambe E si godeva il contatto fisico del corpo caldo e soffice del ragazzino. Fece appoggiare il culo del ragazzino, sul proprio cazzo che premeva sotto la stoffa dei pantaloni. Robertino sicuramente si era accorto di quella mazza su cui era seduto, ma non sembro' a disagio. Simone con la mano sinistra reggeva il ragazzino per il suo braccio sinistro, mentre con la mano destra accarezzava in modo distratto le gambe del ragazzino. Le carezze dopo qualche minuto diventarono piu' sfacciate, quasi sconce, ma Robertino sembrava apprezzare quelle attenzioni. :- Ti hanno fatto male i pizzicotti sul culo, Robertina ? - domando' Simone :- Si un po' - rispose Robertino imbronciato. :- Basta massaggiare un po' e passa tutto - disse Simone mettendo la mano sotto il culo del ragazzino, che subito si sollevo' un po' per favorire il massaggio. :- Qui sei al sicuro Robertina - disse Simone parlando dolcemente all'orecchio del ragazzino, quando sei con me non devi preoccuparti. Dicendo questo bacio' il ragazzino sul collo una sola volta per vedere la sua reazione. Robertino non disse nulla, quindi Simone lo interpreto' come un invito a continuare. Diede altri baci sul collo del ragazzino, che a questo punto inzio' a ridacchiare pensando ad un nuovo gioco. :- Ah Ah, cosi' mi fai il solletico. Simone si accosto al viso di Robertino e gli disse :- Sei molto bella Robertina - e lo bacio' in bocca. Robertino fece poca resistenza, Simone lo abbraccio' e si rotolarono per terra. Poco dopo entro nella stanza Antonio, un po' incazzato per il fatto che Simone gli portava via la preda. Allora Antonio e Simone decisero di giocarselo a carte. Robertino era felice che due ragazzi piu' grandi erano interessati a lui e se lo contendevano. Simone vinse a carte ed ebbe il diritto di sverginare Robertino. Ma Antonio prese il suo posto subito dopo. Quella sera, Robertino passo' la notte a casa di Antonio e Simone. Durante la notte, a turno, Antonio e Simone si alternarono nel letto di Robertino che li lascio' fare senza opporsi, anzi lusingato di piacere cosi' tanto a due uomini fatti. L'imprevisto. Il padre di Robertino viene a sapere che suo figlio aveva delle tendenze pericolose, a quell tempo di parlava di "inversioni sessuali". Egli decide quindi di iscriverlo in un collegio militare per trasformarlo in un vero uomo. Robertino fuggi' di casa e arrivo' a Napoli, dove ben presto si trovo' a fare un colloquio nella Maison di Madame Yolande. Capitolo 7. Ferdinando Firenze - Il ragazzino era seduto a leggere "Les Aventures de Tintin, reporter du "Petit VingtiÅme", au Congo". Il libro era in bianco e nero e scritto in francese, una lingua che il ragazzo conosceva benissimo. Ogni tanto strizzava gli occhi, a causa di un leggero tic nervoso. Il corpo minuto, il viso molto grazioso, la pelle bianchissima, le labbra ben disegnate con un colore ciliegia come se si fosse appena passato il rossetto, i capelli rossi e ondulati lunghi fino alla nuca. Il viso cosparso di lentiggini. Incrocio' le gambe avvolte da pantaloni alla zuava (quelli che arrivano al ginocchio), e calze di lana a scacchi. Il ragazzino aveva anche un leggero difetto di pronuncia, cioe' la lettera "S" era pronunciata come la "TH" dell'inglese "think". Il ragazzino trascorreva molto tempo da solo a studiare e a leggere libri di avventura : Salgari, Verne, Stevenson. Collezionava ritagli di giornale che ritraevano i soldati italiani in Libia, Eritrea e Abissinia (cioe' l'Etiopia) e a occhi aperti sognava di essere in marcia con loro, come assistente, come scudiero, e un giorno sarebbe diventato anche lui un soldato, alto forte e coraggioso. Qualcuno busso' alla porta :- Fifi' e' ora della merenda - la governante entro' e adagio' sul tavolino un vassoio con il cioccolato bollente e i biscotti. Il suo nome era Ferdinando, ma a casa tutti lo chiamavano Fifi'. Il suo carattere e' stato influenzato dall'ambiente in cui era cresciuto, iperprotettivo, senza amici e con genitori distanti, freddi, quasi assenti. Il papa', prof. Aurelio, inegnava nel Liceo Classico ***. La mamma Adeline era francese, era una una donna molto piacente, che passava il suo tempo a suonare il pianoforte e a giocare a bridge. La vita coniugale dei genitori era grigia, senza sesso, la signora Adeline era trascurata dal marito. Il prof. Aurelio aveva raramente preso in braccio Fifi', e sin da piccolo non aveva mai instaurato con lui un contatto fisico, ad esempio accarezzandolo, baciandolo, o mostrandosi altrimenti affettuoso. Se si faceva male cadendo, o se era ammalato come accade in inverno ai bambini, il papa' lo consolava solo con belle parole come "Devi essere forte", "Su, non piangere, non e' nulla". Il prof. Aurelio aveva iscritto Fifi' al ***, la scuola privata dei Gesuiti, ma aveva anche assunto alcuni istitutori privati per alcune materie. Fifi' Aveva una memoria formidabile, ed una mania per l'ordine, tutto in camera sua era assolutamente allineato e diventava irritabile se qualcuno, ad esempio la governante Luisa, spostava i suoi oggetti personali. I genitori di Fifi' erano molto religiosi, avevano trasmesso al loro figlio unico un profondo senso etico, e spesso raccomandavano al ragazzo cio' che era buono da fare, cio' che era sconsigliato, e cio' che era decisamente vietato. Tra le cose vietate c'era sicuramente tutto l'ambito sessuale. In quegli anni nelle famiglie non si parlava mai di sesso, ma in genere molti padri svezzavano i loro figli maschi portandoli in una casa di tolleranza. Nel caso di Fifi', suo padre, il professore, non aveva mai neanche pensato a questa ipotesi. Per fare un favore ad un dirigente locale del PNF (Partito Nazionale Fascista), il prof. Aurelio aveva accettato di dare lezioni private di Greco a suo figlio Alfonso, che aveva 18 anni ed era stato bocciato un paio di volte, e quindi faceva ancora il primo anno del Liceo classico, anziche' il terzo. In quegli anni i ragazzi italiani erano inquadrati in questi ranghi, in base all'eta' : Figli della Lupa: 6-8 anni; Balilla: 9-10 anni; Balilla moschettiere: 11-13 anni; Avanguardisti: 14-17 anni. Giovane fascista : 18-21 anni. Fifi' per la sua eta' era un "Avaguardista" ma non portava mai la divisa, all'infuori delle occasioni ufficiali. Alfonso invece, piu' che un liceale, sembrava un uomo fatto. Era alto 1,80, con spalle larghe, oggigiorno avrebbe indossato una Tshirt taglia "XL". I capelli erano cortissimi e neri e la mascella quadrata. Il viso era maschio, con la mascella squadrata, e avendo i peli della barba molto fitti restava sempre un ombra sul viso anche se la barba era appena rasata lo sguardo strafottente, dominante. Alfonso indossava con orgoglio, anche al di fuori di occasioni ufficiali, l'uniforme paramilitare dei "giovani fascisti", che aveva il fez sul capo, una camicia nera senza cravatta, pantaloni larghi sino al ginocchio con cinturone di cuoio, una specie di fascia che copriva la gamba dal ginocchio in giu', scarpe miilitari. Apparteneva ad una famiglia di convinti fascisti, che gli avevano inculcato l'idea dello sport come prerequisito per essere veri uomini. Un giorno Fifi' e Alfonso si incrociarono nell'ingresso proprio mentre Alfonso era arrivato e aspettava di andare nello studio del Prof. Aurelio per la consueta lezione privata. Fifi' con la sua testa arrivava piu' o meno all'altezza dei pettorali di Alfonso, lo guardo' e sorrise, e chino' il capo per accennare un saluto, era troppo timido per parlare. Alfonso, al contrario, prese subito l'iniziativa e avanzo' verso il ragazzino tendendo la sua mano e poi stringendo quella di Fifi'. :- Io sono Alfonso, vengo qui per fare ripetizioni di Greco e Latino. :- Io mi chiamo Fifi', molto piacere - rispose il ragazzo la cui mano tremante era ancora stretta da quella piu' grande ed energica di Alfonso. Chiaccherarono ancora per un po', Alfonso aveva lasciato la mano del ragazzo e gli rivolgeva domande con un tono semi ufficiale, parlando con voce alta e di commando, non era un tono amichevole o affettuoso, sembrava piuttosto un insegnante che si rivolgeva all'allievo o un capo-ufficio al suo sottoposto, Fifi' diceva "si" o "no". Fifi' era ipnotizzato da quell'uomo che si rivolgeva a lui e gli aveva stretto la mano, in un modo energico, trasmettendogli quasi una scossa. Quando il professor Aurelio arrivo' nell'ingresso, si scuso con Alfonso per il ritardo, anche se di pochi minuti. :- Nessun problema, professore, mi sono intrattenuto con suo figlio. Il professore era felice che i due si fossero incontrati, e che Fifi' forse avrebbe potuto diventare amico di Alfonso. Alfonso aveva capito che Fifi' aveva qualcosa di particolare, era molto timido, completamente passivo, e facile da controllare. Sebbene non avesse difficolta' a trovare ragazze con soddisfare i suoi bisogni di maschio dominante, Alfonso provo' una certa attrazione per quel ragazzino taciturno, dalle movenze "strane" cioe' delicate, quasi femminee. La settimana successiva Alfonso si auto-invito' in camera di Fifi', trovo' una scusa banale, chiese al ragazzino di mostrargli la sua collezione di francobolli, di cui Fifi' aveva appena fatto un accenno. Entrato nella stanza Alfonso si guardo' attorno. Assomigliava ad un piccolo appartamento, con un ingresso circondato da pannelli di velluto rosso, superati i pannelli c'erano due aree. In un lato c'era la scrivania, molti scaffali pieni di libri, e due poltrone, nell'altro lato il letto, anche questo circondato da un pannello di velluto. In effetti Fifi' trascorreva molta parte della giornata in quella stanza e percio' la mamma aveva deciso di arredarla nel modo piu' elegante e confortevole possibile. Senza attendere un invito, Alfonso si accomodo' su una poltrona a gambe larghe, mettendo in evidenza il cazzo e le palle che spingevano sotto la stoffa. Fifi' era un po' a disagio per quel modo di fare forse un po' cafone e invadente. :- Allora e' qui che passi tutte le tue giornate ! - domando Alfonso :- Si, studio e leggo - :- Non ti diverti molto - constato' Alfonso Fifi' guardo' in basso. Questa era un'altra caretteristica di Fifi' : non riusciva mai a reggere lo sguardo delle persone. :- Allora, che stai studiando adesso ? - domando' Alfonso indicando i libri sul tavolo. :- Greco, io faccio il quarto ginnasio. :- Il Greco e' una gran rottura di coglioni. Meno male che quest'anno prendo la licenza. :- E poi che farai ? - chiese Fifi' curioso. :- Voglio arruolarmi volontario per l'Eritrea. Li' faro' una carriera militare. Mentre parlava Alfonso si toccava distrattamente il cazzo, senza alcuna intenzione maliziosa. Fifi' non poteva evitare di posare lo sguardo su quelle gambe muscolose, e su quel cazzo che tendeva la stoffa dei pantaloni. Alfonso, senza chiedere il permesso, aveva acceso la radio che in quel momento trasmetteva alcune canzoni italiane. In successione ascoltarono Carovane del Tigrai, cantata da Daniele Serra e Faccetta nera cantata da Carlo Buti. Alfonso prese a canticchiare Faccetta nera, in sincronia con la radio. :- Il nostro dovere come italiani e' di liberare le popolazioni africane dalla schiavitu' - disse Alfonso con un tono solenne. :- Si certo, hai proprio ragione ! - annuiva il timido Fifi'. Fifi' aspettava con ansia le visite di Alfonso, perche' lui era in effetti il suo unico amico e gli dava un notevole senso di sicurezza. Il secondo giorno dei loro incontri, Alfonso porto' con se' alcune riviste con foto di attrici famose e sexy in quegli anni : Greta Garbo, Carole Lombard, Joan Crawford, Vivien Leigh. Fifi' e Alfonso si appartarono in un lato della camera coperto da un separe' di legno. Iniziarono a sfogliare le riviste. Alfonso teneva una mano appoggiata sulla nuca di Fifi' e Fifi' apprezzava quel contatto fisico. :- Io me le chiaverei tutte - disse Alfonso Fifi' guardava le foto e sorrideva. :- Anzi prima me le inculo, e poi le chiavo nella fessa - continuava Alfonso mentre con la mano stringeva il cazzo che era diventato durissimo nei calzoni. Dicendo questo accarezzava la testa del ragazzo come se fosse un gattino. :- Mio zio mi ha detto che in Eritrea e in Etiopia trovi tutte le femmine che vuoi. Sono giovani e bone. Lui passava le giornate libere a chiavare, alcune le ha ingravidate, e ora ci sono dei piccoli bastardi. - e dicendo questo Alfonso, faceva il gesto col pugno della mano, come per indicare la "chiavata". Fifi' era tutto rosso dalla vergogna, non era abituato a quell linguaggio diretto, crudo, volgare. :- Ora basta, devo scaricare ! - disse Alfonso aprendo la cerniera dei calzoni e tirando fuori un pezzo di carne lungo, largo e tosto come un mattarello che si usa in cucina. Alfonso inizio' a muovere la mano su e giu', lungo l'asta, mentre Fifi' guardava intimidito ma sorridendo delle cose nuove che scopriva. :- Dai Fifi', aiutami, noi siamo amici. :- E che devo fare ? - chiese ingenuamente il ragazzino. :- Prendilo in mano, e muovilo su e giu'. Alfonso lancio' un getto di sperma sulla parete, che era rivestita di una carta da parati con disegni floreali. :- Ma che hai fatto ? Guarda si e' sporcata la parete - disse il ragazzino preoccupato di cosa avrebbe detto la mamma. :- E allora vai a prendere qualcosa per pulire, che aspetti. Dopo un po' Alfonso propose a Fifi' un nuovo gioco. :- Vieni qui, siediti sulle mie gambe - disse Alfonso - Tu farai Italo Balbo, e io saro' il tuo aeroplano, e questa - aggiunse Alfonso mostrando i suoi pollici - e' la cloche dell'aereo. Fifi' era un po' sospettoso, ma comunque divertito per quel nuovo gioco. Afferro' i pollici di Alfonso, appoggiando le proprie braccia sul quelle forti e muscolose di Alfonso. Dopo aver mimato per un po' il volo di un aereo, Alfonso prese le mani di Fifi' nelle sue e le strinse. Era Alfonso a guidare l'aereo. :- Adesso andiamo giu' in picchiata - diceva Alfonso, e contemporaneamente stringeva il corpo del ragazzino al suo, in modo molto stretto, facendogli sentire tutta la durezza del suo cazzo adulto sotto la stoffa dei calzoni. Durante il finto volo Alfonso parlava sottovoce nell'orecchio del ragazzino, respirandogli sul collo e facendogli sentire la sua presenza fisica in modo completo, Fifi' era emozionato a sentirsi circondato dalle braccia del giovane piu' grande e piu' forte di lui. Suo padre non lo aveva mai tenuto in braccio, e quella presenza fisica era rassicurante, anche perche' Fifi' non si rendeva conto dell'eccitazione sessuale di Alfonso, che usava il corpo del ragazzino per strofinarlo sul suo sesso. Le mani di Alfonso scesero lungo i fianchi di Fifi' e si fermarono sulle sue cosce. Accarezzarono con forza le gambe del ragazzino, che erano lisce come la seta. La mano destra di Alfonso si infilo' nei pantaloni di Fifi', che erano retti da un elastico. Inizio' adare dei pizzichi, prima delicatamente, poi con una forza piu' intensa. Le natiche del ragazzetto erano morbide, e Alfonso respirava ansimando sulla nuca di Fifi'. :- Che bel culo, che hai Fifi' ! Se tu fossi femmina ti prenderei ora - disse Alfonso, iniziando subito a ridere. :- Su dai, naturalmente stavo scherzando !- preciso' Alfonso Fifi' non rispondeva, era emozionato di quel contatto fisico. Alfonso aveva una gran voglia di essere segato e sbocchinato, ... cazzo era un uomo, era un suo diritto ! :- Tirati giu' i calzoni - ordino' Alfonso Fifi' indietreggio', e fece di no con la testa. :- Siamo uomini, non devi vergognarti, e' normale. :- Prendi questo in mano e fai una sega - ordino' Alfonso Fifi' inizio' a segarlo. Fifi' aveva iniziato ad avere una grande fiducia in Alfonso, che considerava un fratello maggiore. Un giorno in cui il padre era fuori citta' per partecipare ad una conferenza a Roma, ricevette la visita di Alfonso. Fifi' noto che quando suo padre non c'era, Alfonso veniva a trovarlo sempre con una scusa e restava anche molto piu' del solito. In ogni caso Fifi' fu lieto che l'amico era venuto a trovarlo. Come sempre, Fifi' fu estremamente passivo e remissivo, e si lascio' toccare da Alfonso senza opporre resistenza. Gli offri' la bocca finche' Alfonso' lo bagno con il suo getto di seme caldo sulla faccia e sulla camicia. Alfonso aveva fato anche delle domande sulla mamma di Fifi, gli aveva chiesto se era sola in casa, e aveva anche detto che sua mamma era molto bella. Alfonso si assento' dicendo che doveva andare in bagno. Fifi' incuriosito lo segui di nascosto. Senti' prima dei sospiri, e poi li vide .. Vide sua mamma abbracciata ad Alfonso, con le gambe attorno ai lombi del giovanotto. Alfonso la stava chiaramente fottendo. Dopo qualche minuto Alfonso cambio' posizione, la mise a pecora, e la prese di dietro. Anche se i due non parlavano, ma si limitavano ai gemiti del piacere, era evidente che erano amanti, era evidente che sua mamma voleva Alfonso e Alfonso la signora Adeline. Fifi' si senti' tradito da Alfonso perche' pensava che di lui si poteva fidare, e si senti' tradito dalla mamma, non immaginava che poteva trovare piacere in Alfonso. Dopo quell'episodio, Fifi' rimase traumatizzato, decise di scappare di casa. Disponeva di molto denaro contante, prese il treno e fini' a Napoli. Qui fece amicizia con altri ragazzi nelle sue stesse condizioni e uno di loro, notando la bellezza di Fifi', gli consiglio' di visitare Madame Yolande. Capitolo 8. Frottage A ciascun nuovo ragazzo era riservata un'intervista con Rocco. Fifi' fu introdotto in un salottino dove c'era una scrivania, con dietro Rocco, ed una poltrona di fronte su cui era gia' seduto un uomo giovane e muscoloso, in vestaglia da camera e pantofole. Al ragazzo era consentito indossare una camicia, una mutanda e delle calze corte. Era la regola per tutti. Rocco invito' il ragazzo a sedersi sulla poltrona, cioe' in pratica sulle gambe dell'uomo. Fifi' esito', guardo' l'uomo sulla poltrona. Era a gambe divaricate. Le mutande trattenevano a stento il suo grosso cazzo e disegnava perfettamente il controno delle palle. L'uomo sorrise al ragazzo, e si strizzo' il pacco. Per tutta la durata dell'intervista l'uomo restera' in silenzio, trsmettendo al ragazzo una sensazione di disagio. Molto timidamente il ragazzo si avvicino' alla poltrona, e l'uomo che iniziava a perdere la pazienza, lo afferro' per un braccio, facendolo sedere su di lui. Il ragazzo avverti' subito il bozzo che premeva sulle sue natiche. L'unico che parlava era Rocco, e il ragazzo doveva rispondere con prontezza. Rocco faceva tantissime domande personali sulla famiglia, sulla vita del ragazzo fino al giorno prima, e poi spiegava al ragazzo il grande privilegio e fortuna che aveva ad essere accolto nella Maison di Madame Yolande. Ed era vero che dal punto di vista del trattamento Madame Yolande era il meglio che un ragazzo femminiello poteva trovare a Napoli e in Italia. Mentre rispondeva alle domande, il ragazzo avvertiva le mani dell'uomo su cui era seduto che lo accarezzavano sulla schiena, sulle braccia, le carezza diventavano quasi un massaggio ed erano molto sensuali. Il ragazzo non sapeva che in quel momento stava gia' di fatto lavorando. Infatti l'uomo sulla poltrona era un Cliente e stava usufruendo di un servizio particolare offerto dalla Maison, che si chiamava "frottage" ed aveva una tariffa piu' bassa del sesso vero e proprio. In pratica il Cliente aveva il diritto di strofinarsi sul ragazzo per tutta la durata dell'intervista, poteva anche sborrare ma all'interno dei calzoni. Il Cliente, inoltre, era obbligato a tacere, doveva essere quasi un fantasma, anche se il ragazzo lo sentiva benissimo in tutta la sua corporeita'. L'uomo su cui Fifi' sedeva era un professore di educazione fisica in un liceo napoletano, aveva 40 anni ed era sposato con tre figli. La sua famiglia viveva in un piccolo paese della Basilicata (all'epoca si chiamava Lucania) e lui si trovava a Napoli dopo aver vinto una cattedra in questa citta', evento che rappresentava una vera fortuna per qualsiasi famiglia del tempo. La lontananza dalla famiglia aveva acceso la sua natura bisessuale, andava a puttane ma anche con i ragazzi. Quel giorno si accontento' del frottage, la chiavata se le riservava per la fine del mese, cioe' dopo aver ricevuto lo stipendio. L'uomo ogni tanto leccava la schiena, le braccia del ragazzo, questo era permesso nel prezzo del frottage. Quando il ragazzo tentava di rialzarsi dalla poltrona, l'uomo lo tratteneva con la forza facendogli capire che doveva stare fermo ed obbedire. Fifi' a un certo punto perse la calma, e tento di svincolarsi, e allora il cliente gli diede una sculacciata e anche uno schiaffo, come se fosse un cagnolino indisciplinato, e anche questo era permesso. Il Cliente aveva pagato per strusciarsi sul ragazzo e il ragazzo doveva stare fermo. Capitolo 9. La lezione di Madame Olga "Portamento ed eleganza" Madame Yolande non voleva che i ragazzi apparissero delle "puttane", essi dovevano essere eleganti nei modi e nel portamento, e dovevano avere un tocco particolare, una specie di firma che li faceva riconoscere come "i ragazzi di Madame Yolande". Per questo la prima lezione in assoluto era quella di portamento, e Madame Yolande penso' che i rudimenti della danza classica sarebbero stati perfetti per rendere l'andatura e la postura del ragazzo elegante ed armoniosa. Madame aveva affidato i ragazzi alle cure di Madame Olga, una maestra di ballo fuggita dalla Russia dopo il 1917, che aveva vagabondato in Europa, a Vienna, Parigi, Madrid, ed ora viveva a Napoli dove insegnava danza a pochi scelti clienti. i ragazzi erano stati accompagnati a casa di Madame Olga. Erano pronti alla sbarra, indossando i panta-collant neri ed una camicia bianca. Madame Olga parlava con un forte accento russo inmodo lento, soppesando ogni parola, e dopo essersi presentata, si rivolse ai ragazzi che attendevano allineati alla sbarra : : - Ragazzi e' importantissimo iniziare bene, quando si definisce la posizione di partenza, i passi vengono da soli. Il ballerino deve prima di tutto tendere la spina dorsale dritta, abbassare il bacino, tirando su il torace e assottigliano la vita, senza alzare le spalle, ma tenendole indietro e bene aperte. Le gambe dritte; le braccia devono essere basse, simulare un abbraccio molto largo da formare un ovale, molto sciolte e rilassate ma pronte per assumere le cinque posizioni-base. Un respiro profondo e un sorriso durante il ballo trasmettono la gioia del ballo. Nella sala c'era Evgeniy, un giovane russo di 25 anni che faceva da assistente a Madame Olga. Era alto e muscoloso, e poteva essere una controfigura dell'attore Tatum Channing, la calzamaglia evidenziava il sesso ben sviluppato, e a differenza di molti ballerini non aveva il viso effeminato, al contrario era virile, con la pella piu' chiara dove la barba era stata rasata, e sembrava piu' un ex militare che un ballerino. :- Ora iniziamo con il CroisÄ, - esordi' Madame Olga - posizione del corpo nella traiettoria delle diagonali del palco. Nel croisÄ en avant o en arriÅre la gamba in azione crea un incrocio con la gamba di sostegno. Evgeniy mostro' la posizione e tutti i ragazzi alla sbarra la imitarono. :- EcartÄ, - prosegui' Madame Olga - in questa Posizione in cui una gamba Å aperta lateralmente al corpo e orientata nella direzione delle diagonali del palco (ÄcartÄ devant o ÄcartÄ derriÅre). Evgeniy mostro' la posizione e fece l'occhiolino ad uno dei ragazzi. :- EffacÄ, - disse Madame Olga - la posizione del corpo nella traiettoria delle diagonali del palco ma qui contrariamente al croisÅ la gamba in azione e quella di sostegno non formano incroci bensô sono aperte. Puÿ essere eseguita en avant o en arriÅre. Evgeniy continuava a mostrare la posizione corretta e i ragazzi erano tutti gia' incantati dalle sue movenze delicate e virili allo stesso tempo. :- Adesso ragazzi vediamo la Simmetria - disse Madame Olga - Un elemento fondamentale per la creazione di movimenti appropriati Å il piazzamento simmetrico del corpo. Le parti del corpo devono essere in una perfetta armonia naturale armonia tra loro, lasciare che sia il capo a indicare la direzione che i piedi dovranno prendere (e quindi che sia la guida del movimento). Ad ogni passo, il ballerino deve allineare le parti del corpo, come per formare una linea ideale in continua evoluzione. I ragazzi seguendo le istruzioni di Evgeniy si posizionavano lungo la sbarra. :- Equilibrio - disse Madame Olga - concentriamoci sull'Equilibrio. Una delle cose pi¥ difficile Å l'equilibrio, un ballo "pulito" Å determinato in gran parte dall'equilibrio. Le braccia e le gambe devono essere sempre attentamente controbilanciate. Distribuire uniformemente il peso sulla gamba d'appoggio permette al ballerino di essere rilassato e libero nei movimenti. Per esempio se in una posizione si ha una gamba elevata, per trovare l'equilibrio bisogna tenere la testa dritta, cosô come la spina dorsale e controbilanciare con il braccio il peso della gamba. Anche lo sguardo contribuisce molto, guarda lontano, seguendo la linea che ti indica la posizione del braccio. - I ragazzi erano estasiati ad ascoltare Madame Olga ed erano anche intimiditi dalla possenza fisica e dalla virilita di Evgeniy. :- Ora esercitatevi con i Demi-pliÄ, cioe' piegate le gambe senza sollevare i talloni da terra. :- Plie' - diceva Madame Olga, e i ragazzi tutti insieme, tenendosi con una mano alla sbarra piegavano le gambe tenendo i talloni fissi al suolo. E cosi' per dieci minuti. :- Per oggi basta con la lezione, continuate ancora un'ora a fare esercizi con Evgeniy - Disse Madame Olga Evgeniy aspettava questo momento, sapeva che non sarebbe ritornata per il resto del pomeriggio. Spiego ai ragazzi che, per un buon ballerino, era molto importante rinforzare i muscoli delle natiche, e decise di ispezionare direttamente i muscoli delle loro natiche. Mentre tutti erano alla sbarra, Evgeniy passo' lentamente da ciascuno, tastando il culo e facendo dei commenti nella sua lingua, cioe' il russo, nell'orecchio del ragazzo. i commenti erano solo frasi oscene. Oltre a tastare il culo, Evgeniy si appoggiava leggermente al ragazzo facendogli sentire la durezza del suo cazzo. Capitolo 10. La lezione di Rocco "riconoscere un uomo dal cazzo, ad occhi chiusi" Rocco fece entrare Gabriele, Robertino e Fifi' in una stanza in cui si trovavano alcuni uomini, in pantaloni e canottiera. Gli uomini, tutti amici fidati di Rocco, avevano un'eta' di circa 40 anni, come Rocco. Le spalle erano ben tornite e i visi erano duri, non avevano nulla di rassicurante, anzi il contrario, erano quell tipo di persone che ognuno vorrebbe evitare. Tutti erano stati scelti per essere ben dotati, cioe' con cazzo e palle da appaluso. Ogni uomo aveva un numero, scritto su un cartellino appeso alla cintura. La Maison era una vera zona franca, dove "Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme .. Isaia 65, 25", tra questi uomini c'erano 1 poliziotto in borghese, alcuni camorristi tra i quali anche Pasquale e Gaetano, 2 ladri professionisti, 1 scaricatore di porto, Ciro il cameriere e factotum della Maison, 1 cameriere della vicina pizzeria. :- Adesso ragazze vi spiego che dovete fare - Rocco si rivolgeva ai ragazzi sempre al femminile. :- Ognuno di voi deve toccare e manipolare il cazzo e le palle di ciascuno di questi uomini. Leggete il numero e non dimenticatelo. Avete un'ora di tempo. Dopo verrete bendati, sarete portati davanti ad un uomo, scelto a caso, e dopo avergli toccato il cazzo dovete indovinare a che numero corrisponde. I tre ragazzi, un po' a disagio, iniziarono a darsi da fare. La luce nella stanza era soffusa, come in tutte le stanze della Maison. Gli uomini erano piu' numerosi dei ragazzi, percio' ogni ragazzo era circondato da 3 o 4 maschi. Mentre un ragazzo timidamente apriva la cerniera dei pantaloni di un uomo e gli manipolava cazzo e palle, gli altri, anche se non era permesso, ne approfittavano per dargli dei pizzicotti sul culo, accarezzarlo sulla testa e sul corpo e fare a bassa voce dei commenti osceni. Rocco aveva detto a tutti di stare fermi con le mani, ma come si poteva impedire a dei veri maschi di palpare quei culi graziosi in calzamaglia ? Era nel loro istinto. Gabriele era emozionatissimo perche' rivide inaspettatamente Gaetano, di cui era segretamente inamorato. Al termine dell'ora di manipolazione, Rocco inizio' le prove. Robertino Robertino, incappucciato, fu spinto davanti all'uomo con il numero 8, che era Gaetano il camorrista che aveva sodomizzato Gabriele. Il ragazzo, timidamente, inizio' ad accarezzare il pacco. Il numero 8 era in mutande, il ragazzo avvolse con la mano il cazzo, semirigido, lo annuso', accarezzo' le palle, che scottavano e sembravano vive, pronte a parlare. :- Questo e' il numero 2 - disse il ragazzo. Tutti gli uomini risero di gusto e iniziarono a sfottere il ragazzo :- Questo ricchione non ha capito un cazzo - disse il numero 8 - Adesso ti faccio vedere io come puoi fare a ricordati di me. E dicendo questo il numero 8, d'accordo con Rocco, prese il ragazzo per un braccio e lo condusse in uno dei bagni. Gli tolse la benda dagli occhi, e fanciullo disse subito :- Mi spiace di non averla riconosciuta, signore, la prossima volta faro' piu' attenzione. L'uomo fece spogliare il ragazzino e lo fece entrare nella vasca da bagno. Il camorrista apri' la cerniera dei calzoni e punto' il cazzo verso il bambino e inizio' a pisciare, bagnandolo sul viso e sul corpo. Proprio quando il ragazzino pensava che fosse finito, l'atletico stallone si sedette sul WC, il ragazzetto guardava affascinato le gambe divaricate muscolose e pelose e i pantaloni raccolti sulle caviglie. Il maschio prepotente si sforzo' per defecare, e si senti' distintamente il rumore della sua defecazione. Il femminiello era impietrito dall'imbarazzo, non sapeva che fare. L'uomo tiro' lo scarico del WC, per evitare che l'odore si spargesse in giro. :- Ora pisciasotto, vieni qui a pulirmi il culo ? - disse l'arrogante camorrista, con un tono annoiato, i gomiti appoggiati sulle ginocchia e il viso sulle mani. Il femminiello, ancora bagnato dell'orina del maschio Alfa, usci' dalla vasca, prese della carta igienica, si chino' mentre l'uomo si sollevo' un po' dal WC per consentire la pulizia. Quindi il bambino puli' delicatamente il culo del maschio, con la delicatezza riservata ad un oggetto di valore, quasi che se una mossa sbagliata avrebbe potuto danneggiare quel corpo scultoreo. :- Brava bambina, prendi ancora della carta e pulisci ancora, e sbrigati. :- Brava ragazza, ora andiamo a lavarci - disse il maschio insolitamente raddolcito dopo essere stato ripulito con la carta igienica - Sei brava a pulire il culo - aggiunse l'uomo dando una leccata sul collo del femminiello. L'uomo spinse di nuovo il ragazzo nella doccia, si tolse i vestiti ed entro' anche lui nella vasca. :- Dopo una cagata, ci vuole una bella doccia. Tiro' la tenda e apri la doccia. Il getto era caldo :- Puliscimi bene il culo con la spugna, bambina - ordino' l'uomo. Il ragazzino fu obbligato a pulire per bene il solco e il buco del camorrista. :- Io sono il numero 8, ricordalo, ma tu puoi chiamarmi Gaetano - e lo bacio' in bocca come se fosse la sua ragazza - Devi ringraziare a Rocco che ci ha detto di non incularvi, se no a te ti avevo gia' aperto come una ciliegia e ti avevo gia' messo incinta. :- Grazie signore per la sua gentilezza. :- Ora torna con me di la', bambina. Gabriele Intanto nella sala era il turno di Gabriele. Il ragazzo bendato fu portato davanti all'uomo con il numero 3, nella vita quotidiana era un poliziotto dell'OVRA (la polizia fascista). Gabriele si chino' bendato a accarezzo' a lungo il cazzo e le palle. :- Sbrigati stronzo, non possiamo restare qui tutta la notte - disse qualcuno nella stanza. Dopo altre piccole carezze che avevano fatto diventare il cazzo del numero 3 una sbarra di acciaio, il ragazzo diede il suo responso :- Questo e' il Numero 3 !! Gabriele aveva indovinato, e ci fu un piccolo applauso nella stanza. :- Bravo, ora devo darti il premio - disse il numero 3 spingendo il ragazzino in un'altra stanza, tenendogli una mano sulla spalla e l'altra sul culo. Chiusa la porta, mise il suo cazzo sotto l'ascella del ragazzino che era morbida e calda come una figa. :- Ora stringi bene il braccio, ricchione - disse il numero 3, che subito dopo inizio' a chiavare l'ascella di Gabriele. :- Signore, io ho indovinato il numero ! io ho risposto bene. :- Questo e' il premio, bambina. Se vai in giro a toccare il cazzo ai gentiluomini come me, vuol dire che ti piace. E allora prenditi sto cazzo, e sta zitto. Capitolo 11. La lezione per vincere la timidezza Una delle lezioni inventate da Rocco era quella che serviva a vincere la timidezza. Rocco aveva invitato alla maison alcuni giovani soldati che erano reduci dalle colonie e passavano qualche giorno di riposo a Napoli. I soldati erano protagonisti involontari dell'esperimento. Rocco li aveva scelti nei pressi di una caserma, vicino al porto. Aveva detto loro che lavorava in incognito per conto del Governo, e a quei tempi nessuno osava fare domande se qualcunio diceva di lavorare per il Governo. Rocco diceva che gli era stato offerto un premio speciale per il loro servizio in Etiopia e questo premio consisteva nel passare una notte in una delle migliori case chiuse in citta'. L'unica cosa che gli veniva richiesta in cambio era quella di raccontare le loro esperienze militari a dei giovani italiani, che avrebbero avuto modo di capire di prima mano il valore dei nostri soldati. Ai 6 giovani soldati fu offerta una grande e lussuosa stanza su cui erano stati sistemati 6 giacigli per terra, in pratica avrebbero dormito su dei materassini appoggiati sui tappeti persiani della stanza. A loro sembrava lusso esotico, e del resto pensavano che fosse lo stile della casa. Le ragazze erano state promesse per le ore 23.00, e i soldati erano arrivati alle 19.00. Dalle 19.00 alle 19.30 gli fu servita una breve cena, poi gli fu annunciato che avrebbero incontrato i ragazzi, tutti figli dell'alta borghesia. Nella stanza entrarono nella stanza Gabriele, Robertino e Fifi', non erano vestiti in modo effeminato, al contrario avevano abiti eleganti per ragazzini della loro eta'. I soldati erano felici di raccontare le loro storie e di rispondere alle domande dei ragazzini. Erano seduti a terra, sui tappeti, e sorseggiavano del vino rosso. L'obiettivo dei ragazzini era di suscitare delle reazioni erotiche in quei soldati eterosessuali. In effetti, dopo quasi mezz'ora di chiacchere e risate, il clima divento' piu' caldo. I soldati passarono a raccontare barzellette sporche, e anche il contatto fisico tra i soldati e i ragazzini divento' piu' stretto. Prima un soldato appoggiava solo la mano sulla gamba di un ragazzino, poi la mano finiva sul collo. Inutile dire che i ragazzini facevano di tutto per mostrare il loro lato femminile, nei movimenti, nei gridolini acuti, nelle risatine che li facevano assomigliare a delle ragazze. I soldati erano eccitati, si poteva notare il rigonfiamento del cazzo nei loro calzoni, ma non pensavano che avrebbero voluto, o potuto avere del sesso con quei ragazzi che erano li' solo per conoscere gli eroi delle colonie. Nonostante questa premessa, i soldati iniziarono a farsi reciprocamente l'occhiolino, facendo dell'ironia sui movimenti un po' effeminati dei ragazzini. Sempre ridendo e scherzando, inziarono ad accarezzare i ragazzini in modo piu' esplicito, e gli fecero notare il rigonfiamento nei calzoni. Nel giro di pochi minuti i militari giocavano in modo sessualmente esplicito con i ragazzini, ogni ragazzino si trovava a pancia in giu' mentre uno dei soldati gli stava sopra martellandolo con il bacino e raccontandogli che quella era una mossa di lotta per catturare il nemico. In questi movimenti, mentre uno stava sul ragazzino, l'altro gli togliev le scarpe e gli massaggiava i piedi e le gambe, e poi il collo e la testa. Rocco guardava soddisfatto attraverso lo specchio. Qusto esperimento era uno dei meglio riusciti, ogni volta i ragazzini impiegavano un tempo minore per fare eccitare i soldati. La prova del nove pero' avveniva quando i ragazzini fingevano di dover andare perche' li aspettavano a casa. A questo punto succedeva sempre che i soldati si innervosivano, e iniziavano a insistere affinche' rimanessero di piu'. Allora uno dei ragazzini fingeva di uscire per chiedere il permesso di restare piu' tempo. Al ritorno, i soldati erano contentissimi di poter stare ancora un'ora con i ragazzini e a questo punto diventavano anche piu' aggressivi sessualmente. Ogni soldato si appartava in un angolo della stanza e iniziava flirtare con un ragazzino, parlando in modo sommesso, come se fosse la sua fidanzata. Dalle carezze si passava al bacio, e nella stanza si sentiva il rumore dei baci che erano bacetti affettuosi ma decisi, anche perche' i soldati non ne potevano piu'. Erano venuti per chiavare una figa, ma un ragazzetto come quelli di Madame Yolande forse era meglio. Un soldato che baciava appassionatamente Gabriele, aveva messo una gamba del ragazzino sulla propria spalla e lo sovrastava con il suo corpo atletico e maschio. Un altro soldato aveva messo il proprio cazzo nella mano di Fifi', e guardandolo negli occhi come se fosse la sua fidanzatina, si faceva segare. Un altro soldato ancora aveva denudato il culo di Robertino, e gli dava delle piccole sculacciate, mentre un collega gli teneva allargate le gambe. i due soldati alle prese con Robertino strofinarono i loro cazzi sul culo del ragazzino e sborrarono nell'ano. Robertino provo' a rialzarsi, ma le mani robuste dei militari lo tennero disteso e a pancia in giu'. Lo stavano preparando per il loro collega, che per anzianita' aveva diritto alla prima chiavata. In effetti il soldato che si era fatto segare da Fifi' si alzo' e si posiziono' dietro a Robertino. Il ragazzino aveva gia' perso la sua verginita' ma era comunque stretto. Il militare si appoggio' e penetro' il ragazzo. Mentre uno lo inculava l'altro lo infilava in bocca. Nei minuti successive i soldati incularono i tre ragazzini e si fecero fare dei bocchini da manuale. La seconda prova del nove del successo dei ragazzi, avveniva alle ore 23.00 In quel momento Rocco entrava e annunciava ai soldati che le ragazze erano pronte, ma se volevano potevano passare la notte con i ragazzi, avrebbe pensato lui ad avvertire le famiglie. Normalmente chi aveva chiavato un ragazzino decideva di passare il resto della notte insieme. Capitolo 12. Ciro il cameriere factotum Una delle regola della Maison di Madame Yolande era che il personale di servizio, cioe' 5 uomini tra camerieri e factotum, poteva usare liberamente quei ragazzi che non riuscivano a superare le prove severe per restare nella Maison. Si trattava di ragazzi che non sarebbero stati destinati ai Clienti e a volte restavano come garzoni, altre volte erano semplicemente mandati via ma sempre con un regalino, cioe' almeno 50 lire. Ciro era un cameriere della Maison, ma svolgeva anche altri incarichi, ad esempio come autista o facchino. Quel giorno Ciro indossava come sempre la sua elegante divisa da lavoro : pantaloni neri, giacca rossa con bottoni dorati, chiusa fino al collo, guanti bianchi. Ciro era molto dotato, e Rocco lo aveva gia' usato alcune volte in una delle sue lezioni. Ciro non si lasciava mai perdere un'occasione per una chiavata gratis. Un giorno mentre si aggirava nei corridoi, incrocio' un ragazzetto non molto alto, che era stato scartato dal gruppo di femminielli, perche' non era abbastanza carino. In effetti aveva le orecchie a sventola, ed era un po' in sovrappeso, in particolare il culo era molto largo e le tettine erano ben sviluppate., quasi come quelle di una ragazza. Aveva di bello il viso, regolare, un bel mento, due occhi azzurri, e la bocca che sembrava dipinta da Caravaggio. Il ragazzino sedeva triste in un angolo, perche' gli era stato detto che non veniva accettato come "femminiello". Ciro si sedette accanto a lui, gli mise un braccio sulla spalla e inizio' a confortarlo. :- E tu come ti chiami ? - chiese al ragazzo, mentre con il pollice e l'indice della mano destra gli accarezzava il mento. :- Io sono Marcellino. :- Quanti anni hai, bambina ? :- 13 signore. :- Che e' successo ? - chiese Ciro :- Mi hanno detto che sono troppo grasso per fare quel lavoro - rispose il ragazzino :- Vieni, andiamo a parlare di la' - Ciro gli mise una mano sulla spalla e lo diresse verso lo sgabuzzino delle scope. Era un locale abbastanza ampio, in cui c'era anche un piccolo tavolino per appoggiare degli attrezzi. Ciro accarezzava in modo voluttuoso il collo del raagzzino, la sua mano sinistra scese sul culo del ragazzo, e infilo' la mano tra la stoffa dei calzoni e le natiche. Assaggio' ciascuna natica, strizzandola come una spugna e poi introdusse il dito medio nel buchetto. :- Appoggiati al muro, bimba - disse Ciro, prima di baciarlo sul collo. Ciro era ovviamente piu' alto del ragazzino che gli arrivava con la testa all'altezza del torace In piedi dietro al ragazzino, Ciro gli stringeva le tettine con le sue mani forti, da pugile, come se dovesse mungere una mucca. :- Hai due belle tette ! - disse Ciro - Sei proprio bona, cazzo. Poi lo rivolto', sollevo' la maglietta e inizio' mordicchiare ciascun capezzolo del ragazzino come se dovesse tirarne fuori il latte, come se fosse un bambino che succhia il latte materno. Intanto con il dito medio toccava il buchetto. :- Non sei piu' vergine vero ? - domando Ciro dopo avere saggiato il buchetto, stretto ma chiaramente gia' usato. :- Si e' vero - rispose Marcellino vergognandosi :- Chi e' stato a farti questo ? Il ragazzino era a disagio per quelle domande dirette che lo facevano sentire in colpa. :- Rispondi chi e' stato il primo ? - disse Ciro stringendo un orecchio del ragazzino. :- Tre ragazzi piu' grandi, due mesi fa. :- Raccontami tutto bimba, e non avere paura. :- Erano studenti universitari - inizio' il ragazzino - C'era una festa di laurea nella casa di *** (e indico' il nome di un bordello) e tutti erano vestiti da goliardi, con il cappello rosso a punta e un mantello. Io servivo il vino, facevo il garzone. Verso mezzanotte era tutti ubriachi e c'erano solo due ragazze per 10 goliardi - Ciro intanto si era aperto la cerniera dei calzoni e aveva tirato fuori la sua mazza da baseball di 25 cm, iniziando a segarsi lentamente. :- Continua a raccontare, bimba - ordino' Ciro :- Le due ragazze non bastavano per tutti - continuo' Marcellino - Uno dei goliardi mi afferro' per un braccio e mi fece sedere sulla sua gamba e mi offri' del vino da bere. Era molto alto e la gamba era solida e muscolosa. Ciro intanto aveva rigirato il ragazzo con la faccia verso il muro, e da dietro strofinava la sua mazza da baseball sul culo del ragazzino ancora coperto dal pantalone. Con la bocca dava dei piccoli morsi sulle orecchie a sventola di Marcellino. :- E poi che e' successo, bimba ! - chiese Ciro :- Quel goliardo inizio' ad accarezzarmi la gambe e disse a tutti ad alta voce che erano lisce come quelle di Ofelia, una delle ragazze li' presenti. :- E poi ? - chiese Ciro con impazienza, mentre con il bacino dava dei colpi che sollevavano in alto il ragazzino. Il ragazzo esitava, era chiaramente a disagio :- Il goliardo, davanti a tutti si apri' i calzoni, e mi fece inginocchiare. Non avevo mai visto un pisello cosi' grande. Me lo mise in bocca. E poi ... Mentre uno me lo metteva in bocca, altri due goliardi erano venuti dietro di me. Mi abbassarono i calzoni e sentii' qualcosa che premeva dietro. Dopo avvertii un dolore fortissimo, uno mi stava mettendo il suo pisello nel mio buchino. Dopo tutti e tre si cambiarono il posto, uno mi stava davanti e uno dietro, e questo tutta la sera. Marcellino aveva finito il racconto, e stava piangendo dalla vergogna. Ciro era eccitato come un asino e inizio' a consolare il ragazzino. :- Non devi vergognarti, quei tre ragazzi ti hanno preso solo perche' sei molto bella, sei la piu' bella di tutte, davvero ! Hai un bel culo ed e' difficile resistere, soprattutto per un uomo ... capisci, se un uomo vede un culo come questo deve prenderlo , e' normale , e' naturale Quei ragazzi piu' grandi ti hanno inculato per fare un complimento, alla tua bellezza, capisci ? - Senza parlare Ciro appoggio' la mano sulla testa del ragazzino e lo spinse giu' obbligandolo a prendere in bocca la sua mazza. Si fece fare un bocchino da favola. Chiavo' quella boccuccia calda in modo frenetico, finche' spruzzo' un bicchiere di seme sulla faccia del ragazzo. :- Ora posso andare ? - chiese ingenuamente Marcellino :- Scherzi, bambina ? Tu sei bella, e io sono un uomo, non un ricchione, percio' devo prenderti !!! Ciro lo giro' e lo sodomizzo' senza usare saliva. Dopo la chiavata con i goliardi il buchetto si era un po' alla volta richiuso, perche' il ragazzino non aveva avuto altri rapporti anali. Percio' quando Ciro lo inculo' gli sembro' quasi vergine, perche' era ancora stretto abbastanza da strozzare la cappella e il cazzo di Ciro. :- Porca puttana - disse Ciro parlando nell'orecchio di Marcellino - sei stretta e mi fai male al cazzo, ma te lo allargo io, non preoccuparti. :- Mi spiace signore ! - si scuso' Ciro Ciro inizio' a galoppare fino a quando sborro' per la seconda volta e ancora usci' abbondante seme. Stanco giro' Marcellino in modo da avere accesso alla sua bocca. Lo bacio' con passione infilando la lingua nella sua bocca, e con i denti quasi afferrava la lingua del ragazzino. :- Non devi preoccuparti per il tuo futuro, tu resti con me. Parlo io con Madame Yolande. Di giorno farai lo sguattero qui nella Maison. Ti trattero' bene, amore, ma tu devi essere obbediente e devi cucinare per me, devi lavarmi la biancheria, e stirarmi la divisa - Ciro bacio' ancora il ragazzino, con passione. :- Te l'ho detto che sei bellissima, io saro' il tuo uomo, nessuno ti prendera' in giro, ti proteggo io e se qualcuno ti insulta io gli taglio la gola - Per suggellare l'intesa, Ciro prese uno dei due anelli che portava al dito. Questo era di argento ed aveva una pietra di colore rosso, liscia e molto bella. Lo infilo' al dito del ragazzino. :- Ora sei mia, soltanto mia ! - disse Ciro baciandolo sulla fronte. Marcellino era entusiasta, avrebbe avuto un lavoro, un amante e un uomo che lo avrebbe protetto. Soltanto pochi minuti prima la sua autostima era sottozero, si sarebbe buttato sotto un treno, ma adesso, grazie a Ciro, si sentiva di nuovo al centro del mondo. Capitolo 13. Le lezioni di disegno e etichetta Un'altra delle lezioni programmate da Madame Yolande per i suoi Femminielli era il disegno, che avrebbe sviluppato la loro sensibilita' artistica. I ragazzi dovevano disegnare particolari anatomici : un cazzo, un piede, un culo. Il modello era sempre dal vivo, era un uomo nudo, posto al centro di una sala. Era in genere uno scaricatore di porto, con un fisico palestrato, ed esibiva con orgoglio i suoi attributi non comuni. A volte lo stesso Rocco faceva da modello, altre volte uno dei suoi amici, che dovevano semrpe avere un signor cazzo da esibire. I ragazzi si sedevano accanto al modello, muniti di matita e Album per i bozzetti, e riproducevano il particolare che gli era stato assegnato. Ovviamente durante la seduta il modello si eccitava, percio' nel bel mezzo della seduta poteva avere una poderosa erezione. In questo caso, Rocco interveniva e sceglieva uno dei ragazzi presenti per "calmare" il modello, cioe' qualcuno gli faceva una sega oppure un bocchino. I ragazzi dovevano conoscere benissimo il cazzo e le palle, e disegnarle era un modo per acquisire familiarita'. A volte il modello restava incantato dalla bellezza di uno dei ragazzi e chiedeva a Rocco di poterlo fottere. Rocco non era generoso, da questo punto di vista, preferiva che i ragazzi andassero solo con i veri Clienti, percio' a volte in risposta alla richiesta del modello gli offriva un'ora d'amore con uno dei ragazzi "scartati", ad esempio Nicolino. Nicolino era stato scartato perche' il viso non era particolarmente attraente per gli standard della Maison, ma aveva comunque un culo da ragazza da 10 e lode e due gambe lisce molto belle soprattutto con le calze nere e il reggicalze. All'ora di pranzo, Madame Yolande impartiva personalmente la lezione di etichetta a tavola. I ragazzi sedevano allo stesso tavolo con Madame e imparavano ad usare le posate e i bicchieri in modo impeccabile. Anche se provenivano da famiglie agiate, questo non significava che a casa l'etichetta fosse una prioprita'. Al contrario, per Madame il modo in cui si teneva una forchetta o la tazza del te' era un biglietto da visita per la persona di mondo, e quindi meritava la massima attenzione. Capitolo 14. Suona la Mezzanotte La mezzanotte si avvicinava, erano le 23.45. Madame aveva appena firmato alcuni assegni per due femminielli che avevano lavorato nella sua Maison fino al giorno prima. Erano Leandro e Massimiliano, e potevano essere scambiati per due vere donne, anzi per due raffinate giovani donne. Erano con Madame dal 1955, cioe' da tre anni. Leandro e Massimiliano indossavano due abiti di seta nera e tacchi a spillo, presero l'ultimo assegno e dissero con una lacrima sugli occhi :- Quando ci rivedremo Madame ? - disse Leandro. :- Presto ragazze, spero molto presto. - rispose Madame. :- E' ora di andare, noi prendiamo un caffe' in cucina e poi andiamo - disse Massimiliano. E Madame resto' sola a sfogliare le ultime foto, poco prima della mezzanotte. * * * La vita professionale in una casa chiusa durava in media 2 o 3 anni. Dopo questo periodo la merce non era piu' "appetibile" e le alternative, sia per le ragazze che per i ragazzi erano due : * trovare un marito/protettore ed uscire dal giro della prostituzione, * passare ad una casa chiusa di livello piu' basso. La seconda alternativa significava l'inizio di un declino fisico e psichico molto rapido. Robertino, Gabriele e Fifi' erano entrati nella Maison nel 1935 all'eta' di 14/15 anni, e furono fortunati a trovare ciascuno un protettore nel giro di due/tre anni. Nessuno di loro rimase "femminiello", ma tutti e tre scoprirono di essere omosessuali al cento per cento, nessuno di loro si era mai segato pensando ad una donna. Robertino fu adottato da Armand, un Cliente francese, un ricco commerciante, che lo adotto' legalmente come figlio e lo tenne in pratica come "protÄgÄ", amico e amante. Gabriele trovo' un protettore nella persona di don Calogero, un ricco proprietario terriero siciliano, un uomo che aveva solo 20 anni piu' del ragazzo, vedovo, e ancora molto avvenente. Lo porto' con se' in Sicilia, dove rimase in qualita' di segretario personale. Fifi' viveva ora negli Stati Uniti, il suo amante protettore era un petroliere texano, che si era fermato a Napoli durante una crociera del Mauritania, da New York al Mediterraneo. Dopo aver conosciuto Fifi' ritorno' per due volte negli anni successivi e al terzo viaggio' decise di portare con se' il ragazzo. Naturalmente Madame era piu' che felice che le sue ragazze e i suoi ragazzi avessero trovato una sistemazione degna dell'educazione che Lei stessa aveva offerto loro : classe, eleganza, cultura. Le ultime foto che Madame guardo' erano firmate con dedica da Robertino, Gabriele e Fifi'. Le aveva ricevute poche settimane prima. Ora avevano poco meno di 40 anni. Insieme alla foto con dedica ognuno di loro confermava di accettare l'invito di Madame per la primavera successiva a Cannes, dove Madame aveva deciso di stabilirsi, dopo aver chiuso la sua esperienza con Napoli e l'Italia. Madame stava ancora reggendo in mano le foto dei suoi tre ragazzi, quando scocco' la mezzanotte. :- La Maison e' chiusa, questa volta per sempre - disse Madame con voce ferma e senza emozioni. Madame si volto' verso la porta, era entrato qualcuno. :- Madame, la vita a Cannes sara' bella come a Napoli, e poi torneremo ogni tanto a Napoli in crociera, in fondo restiamomo affacciati sullo stesso mare - disse Rocco, che aveva poco piu' di 60 anni, portati in modo splendido. Rocco con gli anni era notevolmente migliorato nei modi e nell'aspetto, la scuola di Madame lo aveva trasformato in un vero principe e in effetti sembrava il Duca di Windsor, ex re Edoardo VIII. Rocco, in doppiopetto grigio, porse il braccio a Madame, che si alzo' e si avvio' con lui verso l'uscita del salone. :- Continui a chiamarmi Madame anche ora che siamo sposati ! - Subito dopo la seconda guerra mondiale, Rocco aveva accettato l'offerta di Madame di sposarlo, Madame aveva bisogno di un uomo per riempire la sua vita, ma l'accordo era chiaro sin dall'inizio : niente sesso, solo amicizia e interessi comuni. :- Quello che sono lo devo a Lei - si difese Rocco - per me Lei e', e sara' sempre, "Madame". La luce si spense nel salone dell'appartamento del Palazzo Pandola, fuori il chiaro di luna illuminava la piazza del Gesu' Nuovo, mentre in strada alcuni "scugnizzi", di circa 9 anni, ancora in giro nella calda notte settembrina, osservarono eccitati due giovani donne in abito da sera nero e tacchi a spillo che uscivano dall'ingresso principale di Palazzo Pandola, erano passati due minuti dopo la mezzanotte. I due ragazzini fischiarono verso le due donne, facendo dei commenti pesanti come se fossero gia' esperti di sesso e indicando con le mani il loro piccolo "pacco". Uno di loro disse :- Vieni qua bonazza, che ti faccio vedere cos'e' un cazzo vero. Leandro e Massimiliano si voltarono adagio, non erano infastiditi dei commenti, anzi lusingati per essere scambiati per due donne vere. Leandro decise di rispondere a tono e usando la sua voce maschile, cioe' bassa, cosa che gli riusciva bene :- Se vi piace il cazzo vero venite qui ! - e dicendo questo si tocco' in mezzo alle gambe e spingendo un po' in fuori il bacino I due scugnizzi, dopo aver sbarrato gli occhi, si allontanarono frastornati, erano divertiti e spaventati allo stesso tempo, dopo quella sera avrebbero avuto molto piu' rispetto per i femminielli. * * FINE * * SE QUESTO RACCONTO TI E? PIACIUTO, INVIA UN COMMENTO A DOUGLASBYRNE@ROCKETMAIL.COM