Date: Tue, 20 Sep 2011 18:29:06 +0100 (BST) From: Douglas Byrne Subject: La sottomissione di un Emo Boy 1 Da ragazzo mi vestivo spesso con abiti neri attillati, capelli un po' lunghi sul viso e un filo di matita nera sotto gli occhi. Ero insomma un Emo boy, e quello era anche il mio stile naturale, cioe' non fingevo. Caratterialmente ero molto sensibile, introverso, silenzioso. Parlavo spesso di musica, arte, poesia, mentre detestavo gli sport in generale e l'ora di educazione fisica in particolare. Non ero effeminato anche se tutti pensavano l'esatto contrario. La vita della mia famiglia cambio' radicalmente dopo l'incidente stradale in cui perse la vita mio padre, la nebbia e la velocita' avevano colpito ancora. Lui era un imprenditore che gestiva varie societa', alcune in provincia di Brescia (acciaio e componenti meccaniche), altre in Turchia, (abbigliamento, borse e accessori vari). Proprio in questo paese, alcuni mesi prima dell'incidente, mio padre aveva assunto un giovane manager di 33 anni, Emre. Il suo ruolo sarebbe stato quello di Direttore Generale per le aziende della nostra famiglia. Dopo l'incidente, in famiglia restammo io, che mi chiamo Gabrio, che all'epoca avevo 15 anni, mia mamma che ne aveva 45, e mia sorella Caterina, che aveva 16 anni. Passammo alcuni giorni a casa per riprenderci dallo schock. Eravamo rimasti senza una guida maschile e nessuno della famiglia era in grado di gestire le societa' di nostra proprieta'. Mia mamma decise che per le imprese di famiglia in Italia si sarebbe rivolta ad un head hunter per trovare un brillante amministratore delegato, mentre per le imprese in Turchia, sembro' piu' che naturale confermare la persona che mio padre aveva assunto. Emre fu invitato in Italia per discutere il da farsi. Non lo avevamo mai visto prima. Era un uomo alto e affascinante, per darvi un'idea pensate al calciatore Volkan Demirel. Mia mamma, in realta', aveva un progetto piu' ampio che discusse con noi ragazzi e poi, senza reticenze, propose ad Emre. Lui avrebbe sposato mia sorella Caterina ma solo al compimento dei suoi 18 anni. Nel frattempo si sarebbero fidanzati ufficialmente, ma niente sesso prima del matromonio. Emre avrebbe continuato a gestire le fabbriche in Turchia, ma sarebbe stato anche una figura maschile di riferimento per tutta la famiglia, in particolare per me, che non avevo piu' un padre e mai avevo avuto fratelli piu' grandi. Ebbi modo di scoprire molto presto che Emre prese il suo ruolo di uomo guida, quasi capo famiglia, in modo molto serio. In una conversazione tra mia mamma ed Emre, che io avevo origliato, mia mamma si lamentava del fatto che non ero abbastanza virile e che gia' con suo marito, prima dell'indicente, avevano progettato di mandarmi ad una scuola militare, per rinforzarmi il carattere. Pero' dopo i fatti che erano successi, forse sarebbe stato utile tentare prima con un breve cambiamento nello stile di vita. Mia mamma propose quindi di farmi trascorrere l'estate in Turchia, a casa di Emre, e aveva anche suggerito che avrei dovuto fare qualche piccolo lavoro, ma non nelle aziende di famiglia, dove mi sarei sentito il padrone, avrei invece dovuto farlo da qualche altra parte, in modo da imparare a vivere come un uomo e non come un bambino viziato. Emre accolse con entusiasmo la proposta. Lui avrebbe voluto portare anche Caterina in Turchia, presentandola come la nuova fidanzata, ma Caterina aveva gia' prenotato un stage in un'azienda americana, e poi la mamma non voleva ancora ufficializzare il fidanzamento. Sarebbe stato meglio fare un ricevimento a Settembre, con calma dopo le vacanze. 2 Mi ritrovai quindi a viaggiare da solo in aereo con Emre. Lui era molto autoritario nei modi, quasi militaresco. :- Gabrio, ora che non c'e' piu' tuo padre, sono io che ti devo guidare e insegnare molte cose. Devi imparare le cose della vita, finora sei stato solo un bambino viziato. Ora basta. Emre in realta' parlava un italiano con accento straniero e con qualche errore nel comporre le parole e nel coniugare I verbi, ma io per comodita' riportero' le sua parole in Italiano normale. :- Si Emre certo -- risposi. In realta' ero felice che per la prima volta di avere una figura maschile, cosi' decisa e autoritria, entrava nella mia vita, I miei genitori erano sempre stati piuttosto assenti e totalmente permissivi. :- Hai gia' provato la figa ! -- mi disse a bassa voce nell'orecchio, in tono serio. :- Nooo ! -- risposi io, un po' a disagio e imbarazzato per quella domanda diretta e inattesa. :- Non preoccuparti, prima della fine dell'estate diventerai un vero uomo -- disse facendomi l'occhiolino. :- Prima di tutto, pero', devi imparare la disciplina, devi imparare ad obbedire, non puoi avere tutto quello che vuoi come fanno i ragazzini. Tu sei grande ora ! Io pero', a 15 anni, non mi sentivo cosi' grande. Durante il volo Emre mi spiego' alcune regole di comportamento da usare in Turchia. Anzitutto come componente piu' giovane della famiglia, al momento dei saluti avrei dovuto baciare la mano degli uomini piu' grandi di me, in particolare di suo padre che aveva poco piu' di 50 anni e dei suoi fratelli, che avevano tra i venti e i trent'anni, quindi tutti piu' grandi di me. Emre aggiunse che nei suoi confronti avrei dovuto baciargli la mano tutte le mattine e tutte le sere. Mi sembro' una cosa buffa, ma tutto sommato non era poi cosi' grave. La mia dignita' non sarebbe stata diminuita per questo. Inoltre, quando ci saremmo seduti a tavola per il pranzo o la cena, io avrei dovuto stare in silenzio, cosi' come restava in silenzio la mamma e le sorelle di Emre. Solo I maschi adulti potevano chiaccherare, All'uscita dell'aeroporto ci vennero incontro i quattro fratelli di Emre, le due sorella, il padre e la mamma. Mentre la mamma di Emre e le sorelle mi abbracciarono e baciarono affettuosamente, il padre e i fratelli restarono in disparte sorridendo. Emre mi fece un cenno, come d'accordo e io mi avvicinai, presi la mano del padre e la baciai e ne appoggiai il dorso sulla mia fronte, poi feci lo stesso con la mano di ciascuno dei fratelli. Dopo questo saluto e segno di sottomissione, ciascuno degli uomini di casa mi abbraccio' e mi bacio' sulla fronte. Terminati i saluti andammo tutti a casa. Il clima era molto familiare e festoso, e anche Emre sembrava piu' sciolto e a suo agio, rispetto a come lo avevo conosciuto sino a quel momento. 3 La mamma di Emre, la signora Melike (che vuol dire regina) mi trattava sempre come un figlio, anzi come il piu' piccolo, e si preoccupava sempre che avessi tutto quello che mi serviva. Questo pero' non piaceva ad Emre, che il piu' delle volte le diceva di non viziarmi, ma la signora Melike, mi faceva sempre l'occhiolino e poi una smorfia verso Emre, quando lui si voltava. La casa di Emre era grande e bella e situata in un quartiere elegante di Istanbul. La famiglia di Emre, in effetti, era piuttosto ricca, erano dei commercianti ed avevano una piccola azienda di abbigliamento. Emre era stato scelto dal mio defunto padre, sia per gli ottimi studi (laurea in Economia, ottimo inglese e francese), sia per il fatto che conosceva bene la gestione di un'impresa. Per il mio addestramento, Emre aveva deciso che per le prime settimane sarei rimasto a casa, ad aiutare sua mamma nei lavori domestici. Scoprii subito che averei dovuto lavare personalmente la biancheria di Emre, cioe' mutande, calze, camicie, e avrei anche imparato a stirare. Avrei dovuto preparargli il caffe' e la colazione la mattina, lucidargli le scarpe e un infinita' di piccole incombenze. L'obiettivo di Emre era di cambiare il mio comportamento, da bambino viziato a persona responsabile. A cena, come previsto, rimasi in silenzio, e parali solo se interrogato. La prima sera, al momento di andare a dormire, fui accompagnato da Emre in camera da letto. Emre stava al mio fianco, tenendo la sua mano sulla mia spalla. La stanza si trovava al primo piano, ed era larga ed elegante, arredata con stile orientale, tappeti, tende di velluto, e un grande letto. :- Questa e' la mia stanza -- disse Emre -- Ti piace ? :- Si ` e' bellissima, e dov'e' la mia ? -- chiesi timidamente :- Tu dormi qui, sei il mio "assistente", e devi occuparti di me. Rimasi un po' perplesso. :- Ma qui c'e' un solo letto ! -- :- Tu infatti dormirai li' -- disse Emre indicando un canape' (o letto a giorno) in un angolo della stanza. Per chi non e' pratico si tratta di quei letti con la spalliera e i braccioli come un divano, quindi di giorno, senza dover ri-chiudere il tutto (come nei divani letto) basta aggiungere dei cuscini e ci si puo' sedere comodamente. Quel tipo di sistemazione, a casa mia, non era riservata nemmeno agli ospiti, perche' avevamo le stanze apposta per loro. Ma tutto considerato, visto che si trattatava di una specie di "corso di sopravvivenza", la presi come un gioco. Dopo aver chiuso la porta inizio' a spogliarsi lentamente. Guardai quell'uomo alto togliersi lentamente prima le scarpe Nike, poi la maglietta polo Lacoste, e i jeans. Rimase davanti a me in boxer e "calzini sportivi invisibili", cioe' quei calzini cosi' corti che coprono solo il tallone e la pianta del piede e non si vedono quando indossi la scarpa. Per la prima volta mi accorsi di quanto Emre fosse atletico, statuario come uno dei bronzi di riace. Anche se non ero gay, provai un certo turbamento, ed anche una certa eccitazione a guardare quell'esemplare di maschio, alto, con gambe possenti, addominali perfettamente disegnati e anche un pacco a stento trattenuto dai boxer. :- Tra noi uomini non c'e' alcun problema. Di che hai paura ? -- esordi' Emre che aveva intuito il mio imbarazzo. :- Queste cose le lavi domani, ora mettile da parte nella cesta vicino al bagno -- ordino' Emre indicando gli abiti gettati a terra e a caso sul pavimento. Sembrava lo avesse fatto apposta a spogliarsi a rate usando tutto lo spazio della stanza. Dopo essere entrato nella doccia, vidi che dalla porta socchiusa lancio' i suoi boxer e I calzini. Quindi ora era nudo. Raccolsi I suoi indumenti per metterli nella cesta, e non potei trattenermi dall'annusare i boxer e le calze tubolari di quell maschio turco. Emre ritorno' dopo la doccia, indossando un paio di boxer puliti, e si infilo' subito a letto. Io un po' timidamente, mi spogliai e andai a fare la doccia. Quando ritornai la luce era spenta e lui dormiva gia'. Mi infilai silenzioso nel canape', e prima di addormentarmi osservai a lungo Emre. La luce della luna che filtrava dal balcone lo illuminava perfettamente. Emre era disteso a pancia in su. Il suo cazzo tendeva la stoffa dei boxer, e ogni tanto si muoveva, era come se avesse un gatto nelle mutande. Capivo che il suo sesso doveva essere enorme. Non avevo mai visto un uomo semi-nudo, e mai, proprio mai un cazzo di un uomo adulto, e men che mai di quelle dimensioni. 4 La mattina del primo giorno, verso le 6.00, fui svegliato dalla mamma di Emre, che dolcemente mi fece segno di seguirla in cucina. Era estate e a quell'ora c'e' gia' luce. La signora Melike, mi fece capire a segni che dovevo preparare il caffe' per Emre, solo il caffe', perche' questo lo avrebbe preso in camera, mentre per la colazione sarebbe sceso giu' nel salone. Fare il caffe' turco non era difficile, mi mostro' la quantita' di polvere da mettere nell'apposito pentolino in cui gia' bolliva l'acqua, e poi mi spiego di lasciarlo sulla fiamma fino a quando il caffe' iniziava a salire. Poi il caffe' fu versato in un'elgante tazzina di porcellana e adagiato su un bel vassoio di legno laccato. Quindi la signora Elike, con lo sguardo mi fece capire di portarlo al figlio. Entrai in camera, Emre era ancora addormentato a pancia in giu', era coperto con il lenzuolo dalla vita in giu'. Potevo ammirare la sua schiena e le braccia scolpite come nel marmo. :- Emre ! -- dissi a bassa voce, poi appoggiai la mia mano sulla sua schiena per svegliarlo. L'uomo si sveglio', e si mise a sedere appoggiando i piedi a terra gambe larghe. Emre era proprio imponente. Ancora assonnato mi fece cenno di avvicinarmi, e mi mostro' il dorso della mano. Capii subito. Mi inginocchiai e baciai il dorso della mano, e come al solito appoggiai il dorso sulla mia fronte. Emre, soddisfatto di quell'atto di sottomissione mi accarezzo' la testa e il mento, come fossi un cagnolino, e prese il suo caffe'. Provai a rialzarmi, la lui mi tenne giu' premendo una mano sulla mia spalla. Cosi' rimasi giu', mentre il mio futuro cognato consumava il caffe' e mi accarezzava il capo. Ero seduto a terra e mi appoggiavo ad uno dei suoi polpacci. La sua mano continuava ad accarezzarmi il mento, finche' il suo police forzo' le mie labbra, ed entro'. Mi trovai quindi a succhiare il pollice di Emre, ero stupito di questa azione, ma capivo che era nel piano generale di modificare il mio carattere. Con i piedi cerco' le pantofole, e capii che dovevo aiutarlo. Infilaii ognuna delle pantofole nei suoi piedi e finalmente si alzo ` per andare in bagno. Dopo la doccia, aiutai Emre a vestirsi, infilandogli le calze e ogni altro capo di abbigliamento, fino alle scarpe. Quando fu pronto e lo guardai, non potevo trattenermi dal pensare che mia sorella Caterina era fortunate a sposare quelll'esemplare di maschio turco, bellissimo ed elegante. 5 Mentre Emre era al lavoro, la mamma di Emre mi spiego' quali sarebbero state le mie mansioni. Imparai a fare molte cose e questo sarebbe stato il mio piano di lavoro per tutta l'estate. Anzitutto dovevo occuparmi della stanza da letto di Emre, e mia. Dovevo spolverare, pulire il pavimento rifare il letto e naturalmente pulire anche il bagno. Poi scendevo giu' ad aiutare la signora Melike a preparare il pranzo, che era un operazione complessa visto che la signora Elike non prendeva mai roba surgelata o in scatola, quindi tutte le verdure, anche gli spinaci, I broccoli, I fagioli, erano freschi e dovevano essere puliti. Per il pranzo c'eravamo solo io e le donne di casa, gli uomini erano tutti fuori. Per questo mangiavamo in cucina anziche' nel salone. Il pomeriggio, dovevo fare alcuni piccoli lavori nell'orto. Poi tornavo ad aiutare la mamma di Emre a preparare la cena. Verso le sette, accoglievo Emre e gli altri uomini di casa, con il solito bacio sulla mano. Io dovevo in particolare servire Emre a tavola, gli porgevo il pane, il tovaglio, ecc. Facevo per lui quello che la mamma di Emre faceva per il marito, e le sorelle per i fratelli. Anche per sparecchiare la tavola, il compito era mio e delle donne di casa. Dopo cena si passava un po' di tempo in un'altra sala a parlare o guardare la TV. Infine al momento di andare a dormire, io accompagnavo Emre su in camera. Lo aiutavo a spogliarsi, e infine, prima di andare a dormire, come ultimo lavoro domestico, mi occupavo delle sue scarpe. Avevo deciso io di fare il lavoro delle scarpe la sera, in modo che al mattino erano gia' pronte ed era un'incombenza in meno per me. Emre per l'ufficio indossava delle scarpe classiche modello inglese "Church". Io impiegavo almeno venti minuti per lucidarle e alla fine potevo quasi specchiarmici dentro. 6 Un giorno dimenticai di lavare i boxer di Emre, che avevo lasciato nel cesto della lavanderia in camera da letto. La sera, quando Emre ritorno' e trovo' i suoi boxer ancora nella cesta, mi chiamo' e mi mostro' la cesta. Mi diede uno schiaffo, dicendomi :- Io esco per lavorare e tu stai qui a fare un cazzo, non sei stato capace neanche di lavare le mie mutande !! Avrei voluto spiegargli che avevo passato l'intera giornata a fare 1.000 altre cose, inclusa la preparazione della cena, ma non ebbi il tempo. Emre mi spinse verso la poltrona della camera da letto, si sedette e mi obbligo' a mettermi sulle sue ginocchia a pancia in giu'. Mi tiro' giu' con forza i calzoncini da ciclista che indossavo :- Emre, ti prego, posso spiegarti tutto ! Ho fatto del mio meglio, domani per prima cosa lavero' le mutande Emre non rispose, e inizio' a darmi a mani nude delle forti sculacciate. In vita mia non ero mai stato preso a sculacciate, e ora a 15 anni, era proprio imbarazzante. Non ricordo' quanti colpi mi diede, ma mentre mi sculacciava iniziai a pensare che non aveva tutti i torti. Lui era l'uomo, il padrone, il maschio che usciva per procurare il necessario alla famiglia e l'unica cosa che chiedeva era un po' di rispetto, avere la casa in ordine e le mutande lavate. Quel giorno imparai a mettere in cima alla lista i lavori che si notano di piu', quelli che Emre avrebbe visto a colpo d'occhio, e a seguire tutto il resto. Ad esempio avevo passato quasi un'ora a pulire dei fagioli togliendoli dal bacello, ma Emre non lo avrebbe mai saputo perche' non poteva fregargli un cazzo di quel lavoro domestico. Quando fini' la punizione, avevo il culo in fiamme, ma la punizione l'avevo meritata in pieno, e anzi alla fine penso che Emre non erastato abbastanza severo. 7 La prima settimana procedette con la stessa routine : bacio della mano al mattino, caffe', lucidatura scarpe, vestizione come se fosse il Sultano di Istanbul ecc. Non ci furono piu' sculacciate, a parte una volta che mi ero permesso a tavola di parlare senza essere interpellato, e addirittura mi ero rivolto direttamente al padre di Emre, che era una specie di autorita' indiscussa. Anche in quell caso Emre mi porto' subito di sopra e mi sculaccio' con forza. Scoprii pero' un altro tipo di punizione, o forse di iniziazione, non saprei dire. Verso la fine della settimana ci fu una cena un po' speciale per festeggiare un buon affare concluso da Emre, e io avevo aiutato la mamma di Emre a preparare una zuppa di asparagi, che fu servita a cena. Tutto filo' perfettamente liscio, fino a quando al momento di andare a dormire, Emre guardo' la doccia in bagno e disse che non era soddisfatto dal modo in cui era stata pulita. A me sembrava piu' pulita di una bomboniera, ma ormai ero preparato a tutto. Emre mi ordino' di pulire di nuovo. Mentre ero chino a pulire il pavimento della doccia, vestito con il mio pigiamino di cotone aderente, Emre si sbottono' I calzoni e inizio' ad orinare su di me, dirigendo lo schizzo dappertutto, sulla testa, il viso, le spalle, il corpo. Io ero senza parole :- Ti prego smettila, puliro' tutto e domani lo puliro' ancora di piu'. Emre pero' continuava ad orinare. Gli asparagi avevano dato all'urina un caratteristico odore molto forte. Infine Emre mi sputo' addosso, anzi in faccia, un paio di volte, dopo aver raccolto bene la saliva. :- Stai li e non muoverti -- disse Emre appena finito. Ritorno' dopo due minuti seguito dal alcuni dei suoi fratelli. Ognuno a turno si apri' i calzoni mi urino' addosso, e naturlmente mi sputo' in faccia. Ero seduto nel box doccia, umiliato, bagnato di urina. Quando tutti ebbero svuotato la vescica su di me, Emre si rivolse me in tono sprezzante :- Ora lavati bene, perche' mi fai veramente schifo ! La logica di Emre era inattaccabile. Se ero coperto di urina, facevo schifo. Potevo dargli torto ? 8 Emre mi aveva promesso che mi avrebbe fatto scoprire la figa. E un sabato sera mi porto' con se' in un bordello. Quella avrebbe dovuto essere la mia iniziazione. Fu lui a scegliere per la donna. Era una ragazza di circa 25 anni, con un gran seno e grandi fianchi. Rimasi in camera con lei per quasi mezz'ora, ma proprio non riuscii ad avere un erezione. Non ero gay, ma le donne non mi avevano mai attirato. Uscii nel corridoio e mi infilai di nascosto nella stanza in cui Emre era impegnato con un'altra donna. La donna era sotto di lui, vedevo la schiena e le gambe massicce di Emre. Il suo culo si muoveva su e giu', come uno stantuffo, senza pieta'. Le sue gambe erano lunghe, muscolose, pelose, e tenevano allargate le gambe della femmina che veniva montata come una mucca. Alla fine, prima di andare via Emre chiese alla puttana che era stata con me come era andata, la donna disse qualcosa ad Emre facendo di no con il capo, ed Emre mi guardo' sorridendo. Qualcosa nello sguardo di Emre era cambiato, sembrava in un certo senso piu' affettuoso anche se sempre autoritario e distante. 9 Come ogni mattina avevo preparato il caffe' e come sempre, mentre sorseggiava il caffe' mi accarezzava la testa come un cagnolino. Quella mattina, pero', qualcosa cambio'. Lui era seduto sul bordo del letto, con le gambe allargate, ma senza mutande. Mi prese per un orecchio e spinse la mia testa in mezzo alle sue gambe. Con la bocca toccavo il suo "pacco", lui disse soltanto :- Le palle ! Piccolo frocio - Iniziai a dare dei bacetti su quei coglioni da toro, grossi come palle da tennis, duri come sassi, e profumati di uomo, di maschio. Mentre baciavo con passione quelle palle, mi rendevo conto, un po' alla volta, dell'enorme privilegio che mi era stato concesso. Quelle palle, infatti, contenevano lo sperma che, un giorno, avrebbe fecondato mia sorella e mi avrebbe dato un nipote. C'era il codice genetico di quel maschio, di quello stallone indomito, che io avevo l'onore di servire. Coccolando quelle palle, era un po' come coccolare il mio futuro nipotino, perche' ero certo che Emre avrebbe messo incinta mia sorella al primo colpo, ed ero certissimo che sarebbe stato un maschio. Le dimensioni e il calore di quelle palle lasciavano intuire una forza non comune, e la capacita' di fecondare una femmina anche solo con uno starnuto. Poi Emre sporse il culo un po' in fuori rispetto al bordo del letto. Lui disse soltanto :- Il culo ! Piccolo frocio Mi chinai di piu' e con la lingua iniziai a bagnare il suo buco del culo. Era pulitissimo, ed aveva quel profumo di maschio che mi faceva sentire felice di poter rendere quel servizio. Poi ritornai alle palle, che avevano bisogno di essere curate come un gattino. Erano vive. Dalle palle al cazzo il passo era breve, cioe' misurava esattamente ventisei centimetri. La prima volta non fui io a fare un bocchino, fu piuttosto lui a scopare con passione la mia bocca e la mia gola. Io ero in ginocchio, lui scese dal letto e si mise in ginocchio di fronte a me. Mi spinse verso la parete accanto al letto, e mi trafisse con il suo cazzo. Scopo' la mia testa spingendola contro la parete, come se avesse davanti a se' la vagina di mia sorella. E forse e' a quello che stava pensando. Dopo alcuni colpi piu' forti, strinse la mia testa tra le sue mani come un tenaglia, e quindi si apri' nella mia bocca un rubinetto d'acqua, cioe' sembrava acqua ma era seme maschile. Un po' lo ingoiai, un po' colo' sul mento. Scaricate le palle, senza dire alcuna parola, ando' a afrsi la doccia. Emre aveva capito che non sarei mai diventato il maschio che mia mamma sperava. E quindi penso' almeno di trarre il Massimo vantaggio dal suo cognatino, giovane ed effeminato. Ecco perche' alla routine quotidiana aveva aggiunto la leccata di palle ed ingoio, che divenne la mia colazione mattutina. Ma quello era solo l'inizio. 10 La sera dopo avermi scopato in bocca, Emre mi disse che mi ero comportato bene, e quindi mi concedeva il privilegio di dormire nel suo letto, che sarebbe stato molto piu' comodo del canape'. Mi ordino' anche di indossare dei boxer da ciclista, adrenti e neri. Quella notte, e cosi' per quasi una settimana a seguire, si ripete' la stessa azione. Emre si addormentava, e cosi' anch'io. Poi nel cuore della notte, svegliandosi con una erezione da toro, si girava verso di me, io gli davo sempre la schiena. Io fingevo di dormire, e anche se Emre mi chiamava io no rispondevo mai. Mi tirava giu' I calzoncini da ciclista e infilava il suo membro tra le mie cosce, senza pero' mettermelo nel culo. Con la bocca mi lappava il collo e le orecchie, poi mi mordeva le orecchie ma senza farmi male. Era solo la presa di possesso che fa il maschio con la sua femmina, come il gatto con la micia, o il toro con la mucca. La sua saliva mi colava sul collo, ed io sentivo quell forte odore di sigaretta, insieme ai peli della barba, che anche se non fatta per un giorno appena erano duri come chiodi e mi facevano capire ancora di piu' che il maschio era lui, non io. Muoveva il suo bacino come un martello pneumatico, in pratica facendo una "scopata femorale", a volte il suo cazzo saliva in po' su e lo sentivo sotto le mia palle. La scopata durava finche' sparava il solito litro di seme. Alla fine ero cosi' bagnato, che mi sembrava che mi avesse orinato addosso, ma in realta' era solo buon seme di maschio. Avrei voluto andare a pulirmi, ma lui dopo aver scaricato le palle, mi tirava su I calzoncini e si addormentava subito appoggiando la sua bocca sul mio collo e tenendomi tra le sue braccia come se fosse il suo orsacchiotto di peluche. La mattina, quando il suo abbraccio mi aveva liberato, andavo a farmi la doccia. Avevo tutto lo sperma essiccato sulle natiche, e l'odore di Emre su di me forte come un profumo concentrato. Erano quasi le 5.30, e io dovevo prepararmi per il solito rito : baciamano, caffe', bocchino, ingoio, lucidatura scarpe ecc. 11 La quarta settimana Emre fece il passo finale. Quella notte non ci fu alcuna scopata femorale, e anzi ero un po' sorpreso dal fatto che Emre era piu' tranquillo del solito. Pensai che doveva essere stanco. Prima dell'alba sentii dei rumori in camera, io ero ancora assonnato. Aprendo gli occhi vidi che c'erano due fratelli di Emre. Mi sollevarono dal letto e sotto di me fu steso una specie di lenzuolo bianco di seta. Io era intonito dal sonno quindi mi lasciai manipoalre senza oppormi. Mi adagariono di nuovo sul letto a pancia in giu'. Sentii Emre che mi calava le mutandine, mentre I fratelli che erano di fronte a me, gli passarono una boccetta di unguento. Era una speciale pomata fatta in Turchia, profumata e molto oleosa. Emre inizio' a spalmare il mio buchetto, prima intorno, poi all'interno. Continuavo a fingere di essere assonnato, finche' sentii la punta del cazzo di Emre spingere sul mio buchetto. Emre diede un colpo unico e introdusse la testa del cazzo. Non potevo piu' fingere di dormire. Urlai fortissimo. La mano di Emre si mise sulla mia bocca, mentre uno dei fratelli di Emre raccolse da terra due calzini di Emre, che non avevo messo nel cesto della lavanderia, e me li infilo' in bocca. :- Se gridi cosi' si svegliano tutti, devi calmarti e stare in silenzio -- mi spiego' paziente uno dei fratelli di Emre. Poi mentre due dei fratelli di Emre mi spingevano giu' sul letto, Emre inizio' a scopare il mio culetto con forza. Per la prima volta sentii il letto fare un leggero rumore a causa della vibrazione. Uno dei fratelli di Emre mi accarezzava il capo, mentre venivo sodomizzato. :- Buono, buono, tra poco passa tutto -- mi disse :- Ma allora e' proprio vergine ! Piano Emre, perche' e' ancora piccola -- commento' l'altro fratello, che involontariamente si era rivolto a me al femminile. :- Non e' colpa miai se e' stretta -- rispose Emre. Avrei voluto respingere quell'assalto con le mani, ma le mie mani erano bloccate dai fratelli di Emre. Guardando all'altezza dei loro pacchi, notai che erano entrambi molto eccitati. Dalla stoffa dei pigiami si intuiva che c'erano due maze da baseball, grandi quasi come quella di Emre. Il dolore delle spinte di Emre nel mio culo diminuiva un po' alla volta. Mi ero abituato a quell bastone. Intanto I fratelli di Emre mi accarezzavano il capo, dicendomi che ero stato bravissimo, e che tra poco sarebbe finito tutto. Fini' con una grande spruzzata di seme nel mio intestino, quindi Emre si accascio' su di me, sudato, stanco, e soddisfatto. :- Ok ora potete andare -- disse Emre rivolgendosi a fratelli, che erano anche loro eccitati, e continuavano ad accarezzarmi la testa e contemporaneamente i loro cazzi. I due fratelli mi sollevarono per prendere telo di seta che avevano messo sotto di me, e lo sostituirono con un largo asciugamano, poi uscirono e richiusero la porta. Io avevo ancora I calzini di Emre in bocca, lui me li tolse, e mi raccolse in un abbraccio affettuoso, mentre dai miei occhi colavano le lacrime. :- Ma che cosa e' successo ? -- chiesi io stordito da quell'esperienza unica. :- Ti ho chiavato, e ti ho sverginato -- rispose Emre, parlandomi dolcemente nell'orecchio. :- Ma perche' ? - domandai :- Per tante ragioni, anzitutto perche' ne avevo voglia, volevo incularti dal primo giorno che ti avevo visto in Italia -- rispose semplicemente Emre. :- Vedi Gabrio, al mondo ci sono due tipi di persone, quelli che hanno il cazzo e le palle, come me, e quelli che non ce l'hanno, come te e le donne di casa. Quelli come me comandano. Quelli come te obbediscono. Tu, finche' non avrai il cazzo lungo, le palle e la barba, puoi fare solo I lavori domestici, come le donne. :- C'e' un'altra cosa che devi capire. Tu qui sei un ospite, ma non sei in vacanza. Devi rispetto a me che ti ospito come un fratello, e ti faccio dormire in una bella casa, e ti do da mangiare. Sei stato posseduto, perche' e' normale che sia cosi. Pensavo che in realta' non mi aveva raccolto da un marciapiede, e che io vivevo gia' in una bella casa a Brescia, ma non era il momento per discutere. Quindi annuivo silenzioso, sapendo che in fondo aveva ragione lui. Io era il figlio del padrone, ed ero co-proprietario delle aziende in cui Emre lavorava, ma nel mondo reale, cioe' nella vita reale, ero solo un quindicenne, inesperto, femmineo, sottomesso, che non sapeva fare nulla di speciale, e quindi doveva rendersi utile rendendo la giornata del maschio meno dura e meno noiosa. :- Ma non e' tutto. Un ragazzo effeminato come te, prima o poi rischia di essere preso da qualche ragazzo piu' grande o da qualche uomo. E quelli ci danno dentro, e ti lasciano aperto come un fiore. Percio' e' meglio che la tua prima volta sia con uno di famiglia. Su questo Emre aveva ragione, ero stato sodomizzato, ma dal mio futuro cognato. Intanto avevo smesso di piagnucolare e la prima cose che dissi fu :- Domattina vuoi un po' di biscotti con il caffe' ? Penso che dopo la fatica di stanotte avrai bisogno di energie. E dicendo questo mi voltai, perche' finora ero adagiato con la mia schiena sul suo ampio torace, lo guardai egli occhi e lo bacia in bocca. Emre si addormento' baciandomi la bocca e il collo, e lasciandomi la sua saliva dappertutto. Io passai la notte della mia deflorazione con il respiro caldo del mio futuro cognato sul collo. 12 Al mattino, Emre mi accompagno' fuori dalla camera da letto. Nel largo corridoio ancora deserto perche' tutti dormivano, accanto alla porta era stato messo un piccolo tavolino di legno intarsiato con la madreperla. Sul tavolino c'era il panno di seta che mi avevano messo sotto il corpo durante la mia deflorazione. Sul panno si vedeva una macchia rossa di sangue. All'inizio rimasi impressionato, ma Emre mi spiego' che non dovevo vergognarmi. Quella era la prova che ro vergine, e che avevo concesso la mia verginita' ad Emre, era una prova di rispetto verso di lui, ed una conferma del fatto che ero "suo", nel cao in cui qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi. Quella mattina ci fu un cambiamento nel programma. Emre avevrti' con il telefono interno su mamma e la colazione fu portata in camera da letto. La mamma di Emre, dopo avere ispezionato con soddisfazione il panno bianco macchiato di rosso, ci servi' la colazione come a due giovani sposi. Durante la colazione, a turno anche il padre e ciascuno dei fratelli di Emre, vennero a complimentarsi dell'avvenuta deflorazione. Dopo la colazione, Emre disse a la mamma che quell giorno non sarebbe ndato al lavoro e che non voleva essere disturbato. Chiusa la porta, tornammo a distenderci sul letto, ma senza dormire, io come sempre avvolto dalle braccia di Emre, sognai di essere mia sorella, che avrebbe avuto quell'uomo come marito tutte le notti. Stretto nelle braccia di Emre mi sentivo assolutamente protetto, inattaccabile, sapevo che intorno il mondo avrebbe potuto crollare, ma io restavo saldamente nelle braccia del mio uomo. Che potevo desiderare di piu' ? [se il racconto ti e' piaciuto, invia un commento alla mia email indicata all'inizio del testo]