Date: Tue, 7 Feb 2012 20:32:38 +0000 (GMT)
From: Douglas Byrne <douglasbyrne@rocketmail.com>
Subject: Madame Yolande
This story has been written by Douglas Byrne, on a friendly basis, upon
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This story includes graphic descriptions of sex intercourse between adult
males and boys under 18.
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Capitolo 1 Napoli, 19 Settembre 1958
Era seduta al suo posto preferito, una
poltrona di velluto rosso stile Impero, accanto alla finestra che si affaccia
su piazza del Gesu' Nuovo.
Dalla finestra si poteva ammirare a
sinistra la Chiesa del Gesu', di fronte il monastero di Santa Chiara e in mezzo
l'obelisco dell'Immacolata, con in cima la statua in rame della Madonna. Madame
Yolande era a casa sua, al primo piano di Palazzo Pandola.
Era una serata che Lei non avrebbe mai
dimenticato.
A mezzanotte in punto, nel passaggio dal
19 al 20 Settembre, sarebbe entrata in vigore a tutti gli effetti la legge
Merlin che aboliva le case di tolleranza, le cosiddette case chiuse, dette
volgarmente "bordelli".
In Italia se ne contavano
cinquecentosessanta, almeno di quelle regolarmente registrate e che erano
sottoposte ai controlli periodici di polizia e delle struture sanitarie.
Madame era preparata a questo evento sin
dal 1948, quando la senatrice Lina Merlin aveva iniziato la sua battaglia. In
Italia si discuteva molto di questo progetto e nella stampa solo il giornalista
Indro Montanelli si era apertamente e coraggiosamente schierato contro
l'abolizione delle case, considerandole essenziali per la formazione e
l'educazione sessuale di un ragazzo.
Un denso filo di fumo si alzava come una
spirale dal lungo bocchino, di legno nero laccato e rifinito in argento, che
Madame teneva nella mano sinistra.
Madame era mancina, e con la sinistra
avrebbe firmato di li' a poco gli assegni per liquidare la posizione di alcune
"ragazze", che avevano scelto di aspettare fino all'ultimo giorno per
dare l'addio a Madame.
Madame era una donna affascinante, nata
nell'anno 1900, dimostrava molto meno della sua eta'anagrafica. Vestiva quasi
sempre di nero o grigio, il tessuto che preferiva era velluto o lana sottile in
inverno,
lino e cotone in estate, non amava la
seta che era troppo appariscente.
Elegantissima ed essenziale nello stile,
solenne, distante, di poche parole e pronunciate quasi sempre in francese o in
italiano con forte accento francese.
Nei gesti e nello sguardo era insieme
Greta Garbo e Coco Chanel, e il suo timbro di voce era inconfondibile, basso,
profondo, autorevole come quello di Marlene Dietrich.
Chi l'avesse incontrata avrebbe potuto
scambiarla per una principessa, e mai nessuno, neanche chi la conoscevano bene,
avrebbe osato riferirsi a lei come "la tenutaria". Lei era per tutti Madame,
semplicememente "Madame".
A Palazzo Pandola Madame aveva la sua
dimora privata, mentre la "Maison" con le ragazze si trovava a via
Chiaia, una delle zone piu' eleganti di Napoli.
Madame amava ripetere alle sue ragazze e
ai suoi amici una specie di codice di comportamento che aveva assunto per se'
molti anni prima :
regola numero 1 = nella vita non si e'
mai abbastanza magri o abbastanza ricchi
regola numero 2 = non bisogna MAI
piangere
regola numero 3 = non bisogna MAI
fermarsi a ricordare il passato.
Queste regole le aveva rispettate sempre
tutte.
Per la regola numero 2, amava dire che
aveva smesso di piangere da bambina, il pianto non era per le persone serie. E
mantenne la promessa, anche in quella serata nemmeno una lacrima apparve sul
viso coperto di cipria, non sarebbe stato elegante e le avrebbe rovinato il
trucco. Piangere dentro di se'
pero' era permesso, e quindi tenne a lungo un nodo in gola che le impedi' di
parlare per ore ma sempre con gli occhi asciutti.
Per la regola numero 3, quella sera
Madame si volle regalare una sola eccezione, solo per qualche ora, solo fino a
mezzanotte, ... prese l'Album delle fotografie, quello che di solito guardava
solo nell'ultima pagina per aggiungere una nuova foto, e inizio' a sfogliarlo dall'inizio.
Capitolo 2. Il Mauritania
La prima immagine dell'Album era una
cartolina che raffigurava il transatlantico Mauritania. Era il 1934, Madame si rivide sul ponte della prima classe,
senti' il vento nei capelli, le voci frivole dei passeggeri, vide i camerieri
che portavano incessantemente vassoi per servire cocktail e champagne. Senti'
nelle narici l'odore del mare, il suono della musica che proveniva
dall'interno.
Il Mauritania partiva da New York, arrivava
in Inghilterra, e proseguiva per l'itinerario nel Mediterraneo. Madame era
salita a bordo a Gibiliterra e da li' avrebbe visitato : Palma de Maiorca,
Marsiglia, Napoli, Alessandria d'Egitto, la Palestina (allora sotto il dominio
inglese), il Libano (allora sotto il controllo francese), Cipro, Atene
(Pireos).
La crociera era il dono di uno dei suoi
amanti.
A Parigi Madame era divenuta molto
ricca, sia per l'attivita' di prostituta sia per l'amicizia con alcuni
personaggi molto importanti, che potevano coprirla di regali ma non avrebbero
mai potuto sposarla. Durante
quella crociera rimase colpita
dalla bellezza di Napoli, e in seguito decise di trasferirsi li', aprendo una
prestigiosa "Maison".
Madame ricordo' lo sbarco a Napoli, in
un meraviglioso pomeriggio di Giugno. La nave si sarebbe fermata ben due notti e il programma era molto fitto,
si poteva scegliere tra una visita della citta' oppure una breve escursione a
Capri, Sorrento e Positano. Madame pero', come era nel suo stile, decise di
andare in giro da sola, neanche dieci banditi le avrebbero fatto paura.
Aveva anche scelto di non dormire sulla
nave ma prendere una stanza in all'Excelsior sul lungo mare che va da
Mergellina al Palazzo Reale, il migliore di Napoli negli anni 30 e ancora oggi.
Sul molo fu avvicinata da uno
scaricatore, alto muscoloso,
capelli quasi rasati a zero, e la barba di un giorno, con le spalle tornite che
sbucavano dalla canottiera stretta.
Il cazzo rigonfiava la tela dei calzoni,
le gambe erano solide come quelle di un calciatore, e il sorriso dell'uomo
aveva qualcosa di sensuale e intrigante nello stesso tempo.
Madame era lesbica, quindi non era
interessata agli uomini dal punto di vista sessuale.
L'uomo si offri' di portare i bagagli e
Madame accetto'. Arrivati all'Hotel, Madame gli diede una generosa mancia, e
gli disse anche di farsi trovare il mattino dopo davanti all'hotel, perche'
avrebbe avuto bisogno di lui. Il mattino dopo, Rocco, questo era il suo nome,
era li' puntuale. Aveva indossato una giacca, ed era piu' ordinato e pulito
rispetto al pomeriggio precedente in cui scaricava i bagagli al porto. Molto
maschio nell'aspetto, aveva sempre quello sguardo a meta' tra il bullo e il
criminale. Rocco aveva quarant'anni, ma ne dimostrava dieci di meno.
Capitolo 3. Visita di una Casa chiusa
In quei due giorni a Napoli Madame
passo' tutto il tempo con Rocco che faceva da accompagnatore e protettore, anche se per gli spostamenti
prendevano sempre un taxi.
Il primo giorno Madame visito' alcuni
luoghi tra i piu' suggestivi della citta' :
* il Cimitero delle fontanelle, un luogo
pieno di teschi di ignoti, morti forse per un epidemia, presso i quali le donne
del popolo pregano considerandoli rappresentanti delle anime del purgatorio,
* la cappella di San Severo, con il
Cristo velato e alcune testimonianze degli esperimenti del sinistro principe di
San Severo,
* Napoli sotterranea, una discesa nelle
cavita' del centro storico, in cui si trovano caverne naturali, e riserve
d'acqua potabile con l'accesso al palazzo signorile sovrastante,
* I quartieri spagnoli, zona storica,
famosa anche per i femminielli,
* La passeggiata da Mergellina al
Palazzo reale, in cui in quegli anni risiedeva il principe Umberto, futuro re,
* Via Posillipo, con le sue ville, tra
le quali villa Rosbery, una delle sedi preferite da Vittorio Emanuele III,
quando era in visita a Napoli, e che oggi e' una residenza ufficiale del
Presidente della Repubblica.
* il Vomero, quartiere residenziale con
molte ville, posto su una collina e collegato al livello del mare da ben tre
funicolari.
Dopo la parte culturale, Madame volle
visitare due o tre case chiuse, per avere un'idea del mercato italiano.
Una di queste si trovava proprio nei
Quartieri Spagnoli, gia' visitati il giorno prima, ed era apprezzata per i
femminielli oltre che per le ragazze. Madame era presentata come una turista, e non era inusuale che nelle
case chiuse vi giungessero alcune donne che su appuntamento potevano avere un
incontro con un uomo a pagamento, ma non era il caso di Madame.
Madame Yolande offri' a Rocco di
scegliere quello che piu' gli piaceva, ragazza o ragazzo.
Rocco parlo' sottovoce con la tenutaria.
:- Oggi abbiamo dei veri bocconcini,
sono vergini. - disse la tenutaria
- ma costano 50 lire per tutta la notte.
Il prezzo normale per un ora era dalle 5
alle 7 lire, ma per una vergine e per tutta la notte era giusto pagare di piu',
Rocco guardo' verso Madame, che fece un cenno di assenso
:- Prendo una vergine - disse Rocco gia'
eccitato.
Nel salotto furono fatti entrare quattro
ragazzi sui 14/15 anni. Erano in abiti maschili, anzi da scolaretti, con
pantaloni al ginocchio e calze lunghe come si usava negli anni 30 del XX
secolo. Infatti non tutti i femminielli ricevevano i Clienti vestiti e truccati
da donna. Erano tutti molto carini, ma avevano senza dubbio dei modi e dei
tratti femminili e voci da soprano.
Rocco si avvicino' a ciascuno dei
ragazzi per controllare la merce. Senza molte cerimonie afferro' un ragazzino,
lo rivolto', gli abbasso' i calzoni mettendo a nudo le natiche bianchissime ma
grassottelle. Infilo' il dito medio per tastare il buchetto.
:- Questo non e' vergine - borbotto'
deluso - e' stato gia' preso
parecchie volte, il buco e' largo, posso infilare senza difficolta' tre
dita. - e diede una sculacciata
sonora su quelle natiche bianchissime.
Rocco era esperto, non lo si poteva
ingannare.
Afferro' un altro ragazzino, denudo'
anche questo come il primo e inizio' a tastare il culo.
:- Porca puttana ! - disse Rocco, ma
sempre a bassa voce - Anche questo e' stato gia' aperto, anche se devo ammetere
che e' meno sfondato dell'altro -
E diede anche qui una sonora
sculacciata.
Rocco passo' al terzo, infilo' la mano
nei calzoni senza pero' tirarli giu', non voleva perdere tempo.
Fece una smorfia che lasciava capire che
anche quel ragazzino non era piu' vergine.
:- Ma che cazzo ! - borbotto' a bassa
voce Rocco rivolgendosi alla tenutaria - questi non sono vergini.
Infine arrivo' al quarto ed ultimo.
Rocco era infastidito dal fatto che la
tenutaria gli faceva perdere del tempo e per giunta aveva anche cercato di
imbrogliarlo.
Rocco tratto' l'ultimo ragazzino con una
certa durezza, sicuro che anche lui non era piu' vergine.
Aveva un viso paffuto e i capelli neri
alla paggetto, gli occhi erano grandi e leggermente allungati all'indietro,
quasi a mandorla, aveva uno sguardo sorridente, nonostante la situazione molto
imbarazzante.
Tiro' giu' i pantaloni del ragazzetto e
prima di infilare il dito diede una forte sculacciata sulle natiche
:- Vediamo se anche tu sei una
puttanella come gli altri ! - disse Rocco a bassa voce.
Lentamente le labbra di Rocco si
aprirono in un largo sorriso.
:- Ehi ! Cazzo ! Cazzo ! - disse Rocco eccitatissimo - Questo e' stretto,
il mio dito fa fatica ad entrare.
La tenutaria del bordello era lieta che
finalmente il cliente aveva trovato cio' che voleva.
:- Non ti hanno ancora rotto, bambina -
bisbiglio' Rocco nell'orecchio del ragazzino e dandogli un bacetto sul collo -
sei intatta, come una bambola di porcellana di Capodimonte.
:- Prendo questa bambola - disse Rocco
ad alta voce, mentre con la mano aveva stretto la nuca del ragazzetto, quasi
temendo che un altro cliente potesse sceglierlo al suo posto.
Il ragazzetto era li' intimidito e rosso
di vergogna, con il culo da fuori davanti a tutti, anche se era contento di
essere stato scelto perche' almeno avrebbe guadagnato qualcosa.
Madame Yolande aveva assistito alla
scena e, avendo incrociato lo sguardo deluso degli altri ragazzi scartati,
decise di offrire una 5 lire a ciascuno di loro. 5 lire era il prezzo normale
per un'ora con una ragazza, quindi ognuno di loro fu ben felice di ricevere
quella mancia.
La tenutaria era un po' a disagio per
essere stata smascherata ad offrire come verginelle ragazzi in realta' gia' posseduti analmente, ma alla fine
il quarto ragazzino aveva salvato la reputazione della casa.
Rocco ordino' al ragazzino di
ricomporsi, di tirarsi su i calzoni, e quindi si reco' in una delle stanze al
piano superiore, tenendo una mano sulla testa del ragazzetto che gli arrivava
all'altezza dei pettorali.
:- Come ti chiami bimba - disse Rocco
salendo le scale
:- Gennarino - rispose timidamente il ragazzetto che arrivava appena al
torace dell'uomo.
:- Quanti anni hai ?
:- 14 -
:- Cazzo pero', ne dimostri 11.
Ascoltami bene Gennarino, questa notte ti chiamerai Fay, come Fay Wray, quella
di King Kong - disse Rocco
Nel film King Kong, il personaggio
interpretato da Fay Wray e' quello di un'attrice che viene ingaggiata per
girare un film su una vera nave che si dirige verso una destinazione
misteriosa. In una scena "cult", il regista ordina alla ragazza di
intepretare un grido di paura, e in seguito Fay Wray fu nota come l'attrice che
"urla" (screaming queen).
Raggiunta la stanza, Rocco spinse il
ragazzino all'interno e richiuse la porta con violenza.
Le palle gli facevano male perche' era
da alcuni giorni che non si univa alla moglie.
Era eccitato, ma doveva controllarsi,
non poteva sprecare tutto in pochi minuti, aveva a disposizione tutta la notte.
:- Allora chi sei tu ? -
:- Gennarino, ve l'ho appena detto - (a Napoli si usa dare del
"voi")
Rocco schiaffeggio' il ragazzo, ma senza
violenza.
:- Come ti chiami ? - chiese nuovamente
:- Gennarino - disse il ragazzino
confuso.
Arrivo' un altro ceffone, questa volta
piu' forte
:- Come ti chiami ? - chiese nuovamente
Finalmente il ragazzetto capi' :- Fay,
signore, mi chiamo Fay - rispose il ragazzetto guardando in basso pieno di
vergogna.
Rocco si accomodo' sul divano e fece sedere il ragazzino sulle sue gambe.
Gennarino/Fay aveva un bel culo
grassottello.
Rocco inizio' subito ad accarezzare il
corpo delicato del ragazzino, chiamandolo Fay e dicendogli cose oscene e
volgari a bassa voce, nell'orecchio.
Abbasso' di nuovo i pantaloni del
ragazzino solo per scoprire il culo e inizio' lentamente ad accarezzare quelle
natiche bianche e morbide come la seta.
:- Cazzo Fay, senza proprio senza peli,
come piace a me.
:- Hai una figa calda e ti stai gia'
bagnando - diceva Rocco passando la mano nel solco delle natiche.
Rocco diede dei pizzicotti su ciascuna
natica causando dei gridolini di dolore.
:- Fay, bambina, quando mi prendero' la
tua purezza ti faccio urlare come nel film.
Gennarino si abituo' subito al mento di
Rocco che gli pungeva la nuca, la
barba dell'uomo era di almeno un giorno, ed era dura come piccoli chiodi. Rocco
aveva un odore di dopobarba e l'alito profumava di sigaretta.
Rocco dava anche dei piccoli morsi sul
collo e sulle spalle del fanciullo.
A un certo punto fece il cosiddetto
"succhiotto", cioe' il morsetto sul collo che lascia il marchio del
fidanzato sulla propria ragazza e la marchia come "proprieta'
privata".
Rocco spinse il ragazzino sul letto,
facendolo stare disteso sulla schiena con le gambe sollevate.
:- Tieni le gambe divaricate, Fay. Tieni aperto questo cazzo di culo,
porca puttana.
Rocco si chino' tra quelle bellissime
chiappette, sputo' due o tre volte, poi inizio' a leccare il buchetto rosa di
Gennarino.
Era pulito e profumato di vaniglia (la
tenutaria era rigorosa in fatto di igiene personale delle sue
"ragazze"), sembrava una piccola rosa di marzapane, di quelle che
decorano le torte, e Rocco avrebbe desiderato masticare e ingoiare quella rosa,
anziche' leccarla.
Gennarino inizio' a gemere di piacere,
miagolava come una gattina quando si rotola sul dorso poco prima di essere
presa dal gatto maschio.
Gennarino si rendeva conto che presto
avrebbe perso la verginita', e tutto considerato quello era un modo piacevole,
altri suoi amici erano stati posseduti analmente senza tante storie e senza
ricavarci alcun guadagno, a volte addirittura in famiglia, da cugini o fratelli
piu' grandi.
Rocco era lieto che il ragazzetto
godeva.
Dopo avere umettato a lungo la
"porta del piacere", Rocco appoggio' la punta sul forellino che si
preparava ad aprire, la testa del suo cazzo sembrava scolpita da un artista,
era larga, turgida, sembrava che parlasse. Il cazzo invece era un cetriolo di
20 cm, e abbastanza largo da fare male.
:- Ma tu non ci metti un po' di olio ? -
domando' Gennarino, che aveva sentito dire dagli altri ragazzi che a volte si
usano dei lubrificanti.
:- No bimba, basta la saliva, con me
deve essere tutto naturale. Le creme le usano le puttane, tu sei la mia fidanzata stanotte, non la
mia puttana.
Gennarino annui' ... e che altro poteva
fare !
Spinse con forza per introdurre solo la
cappella e Gennarino strillo' come una ragazzina, era un grido acuto da
soprano.
:- Grida pure bimba ! Piangi se vuoi, la prima volta e'
normale, ma poi il dolore passa subito.
Gennarino tentava di spingere via da se'
l'uomo, ma le braccia possenti di Rocco gli impedivano ogni movimento.
Rocco spinse piu' a fondo due o tre
volte, oramai aveva il cazzo intero piantato in quel forellino delicato, rimase
un po' fermo in modo che la sua "femmina" potesse abituarsi a
quell'invasione.
:- Tra poco inizio a fotterti, ora non
sei piu' vergine e io ti devo insegnare per quale ragione sei al mondo.
Rocco scopo su e giu' il ragazzino fino
a quando le sue palle riversarono un bicchiere di seme nell'intestino del
ragazzino, era un seme denso come miele e caldo come il latte appena munto.
:- Fay - disse Rocco al ragazzino
guardandolo in faccia con il suo viso a pochi centimetri da quello del
ragazzino - ora sei una donna, e sono io l'uomo che ti ha fatto donna. Questo
giorno non lo dimentichi piu' per il resto dei tuoi giorni.
Gennarino annuiva. Madame Yolande,
intanto, aveva osservato tutta la scenza da una stanza vicina, attraverso un
finto specchio.
Capitolo 4 . La Maison di Madame Yolande
Ancora seduta nella sua poltrona di
velluto rosso, Madame ricordo' quando inizio' l'attivita' della sua Maison.
Ritorno' a Napoli l'anno dopo. Napoli era molto famosa per i femminielli, Madame conosceva bene questa tradizione partenopea ma non
pensava di ingaggiare dei femminielli gia' formati, lei avrebbe voleva offrire
qualcosa di diverso, voleva avere una Clientela di alto profilo e voleva tenere
alto il prestigio della Maison.
I femminielli napoletani erano molto
belli ed esperti, ma avevano alcuni difetti, almeno secondo gli standard di
Madame. Provenivano da famiglie proletarie, non avevano alcuna istruzione, dal
momento che lasciavano la scuola a 10 anni, erano sboccati, impertinenti,
rispondevano per le rime, in generale apparivano "volgari".
Madame, invece, aveva in mente la Geisha
giapponese : silenziosa, ubbidiente, colta, raffinata, sotto-tono
("under-statement" si direbbe in inglese).
Quindi decise quindi che avrebbe creato
dei femminielli d'autore, sarebbero stati i femminielli della sua Maison.
Anzitutto cerco' solo ragazzi di buona
famiglia, borghese o aristocratica, decaduti, e bisognosi di soldi, e quindi in
condizioni tali da accettare qualsiasi compromesso. Inoltre dovevano essere
totalmente estranei all'ambiente della prostituzione. Il fatto di essere
vergini non era necessario.
Capitolo 5. Gabriele
Il marchese Amilcare Capece Minutolo era
un giocatore compulsivo, e le sale da gioco della citta' non gli facevano piu'
credito. Lui pero' era ostinato aveva ripreso a giocare facendosi prestare
denaro contante dalla camorra. Errore imperdonabile.
Quando il debito raggiunse le 3.000
lire, la camorra invio' a casa dei Capece Minutolo due esattori.
Erano Pasquale e Gaetano, di 29 e 30
anni, due manovali della camorra, fisicamente erano atletici, alti, muscolosi.
Erano vestiti come due ganster degli anni 30, abito nero a righe bianche,
camicia nera, cravatta bianca, e borsalino sulla testa.
Una volta entrati nella casa del loro
debitore, Pasquale, su ordine di Gaetano, prese a schiaffi il marchese Amilcare, spiegandogli, dopo averlo
maltrattato per bene, che doveva restituire i soldi, perche' l'onorata societa'
(la camorra) non poteva piu' aspettare.
Intanto Gaetano, il capo dei due
esattori, frugava in giro per cercare qualcosa di valore come pegno.
Dopo qualche minuto si senti' gridare da
un'altra stanza.
:- Lasciami andare, io sono il figlio
del marchese, tu non puoi permetterti di trattarmi cosi'.
Chi gridava era Gabriele, figlio del
marchese, un ragazzino esile, molto carino, vestito di velluto, con un colleto
bianco merlettato e parlava con la "erre moscia" molto marcata.
Gaetano lo porto' di peso nel salone
dove Pasquale stava ancora maltrattando il marchese.
:- Ho trovato questo ricchione ! - disse
Gaetano con tono sprezzante, alludendo al viso effeminato del ragazzo.
:- Si e' vero, ha i capelli e il culo
del ricchione - confermo' Pasquale.
:- Senti che culo ! - Gaetano dava dei
pizzichi sul culo del ragazzino, e si divertiva a vederlo scalciare. :- Sembra
un palloncino, e' duro e morbido allo stesso tempo.
:- Ah, basta, basta !!! - strillava
Gabriele.
Lo teneva stretto a se' facendo
appoggiare il culetto sul suo sesso che, a causa dei movimenti concitati, era
diventato durissimo. Gaetano
piego' il ragazzino sul tavolo del salone, davanti al padre, gli tiro' giu' i
calzoni. Subito apri' con le mani
le natiche del ragazzino.
:- Marchese, tuo figlio ha un bella
fessa, rossa e umida - disse Gaetano mentre si apriva la
cerniera dei calzoni. Gaetano
estrasse il cazzo, che subito svetto' in alto come un cetriolo scolpito nel
marmo.
Nel frattempo era entrato nel salone un
cameriere in livrea, preoccupato dalle grida che sentiva.
Appena lo vide, Gaetano gli ordino' in
modo secco :- Tu stronzo, portami del burro e anche una bottiglia di champagne,
sono sicuro che qui ce l'avete.
Il Marchese fece un cenno di assenso al
cameriere, e questi spari' per ritornare un attimo dopo con quanto ordinato.
:- Dammi il burro, stronzo - disse Gaetano prendendo con la mano destra una
pezzo di burro e iniziando a spalmarlo sul buchetto di Gabriele.
:- Ma che fai, lasciami ! - strillava
Gabriele come una bambina isterica.
Pasquale intanto teneva fermo il
Marchese, obbligandolo a guardare, dop avergli messo in bocca un fazzoletto per
farlo stare zitto.
Il ragazzo era disteso su un fianco con
il culo sul bordo del tavolo, a disposizione del camorrista e i pantaloni di
velluto arrotolati sulle caviglie, che gli impedivano di muovere le gambe.
Gaetano diede un colpo secco per fare
entrare la cappella.
Poi Gaetano diede altri piccoli colpi
per fare entrare tutta la mazza.
Quando il ragazzino strillo' , come un
maialino sgozzato, Gaetano sollevo' in alto il pugno, in segno di vittoria,
come un atleta che ha vinto una competizione sportive, come un tifoso quando ha
vinto la sua squadra.
Quello strillo certificava la sua
vittoria, aveva preso cio' che gli spettava.
Aveva sverginato un ragazzo, e non era
ne' il primo ne' l'ultimo.
A quel punto inizio' a scopare di gusto,
come se fosse l'ultima chiavata della sua vita.
Un ruggito annuncio' che Gaetano stava
per sborrare.
Il camorrista estrasse il cazzo, sangue
e sperma colarono sul tavolo.
Lo sperma era davvero tanto :- Gli ho
aperto la fessa - disse Gaetano giustamente orgoglioso.
Poi rivolgendosi al cameriere - Ora puoi
aprire lo champagne, dallo al marchese e a Pasquale, e dai una coppa anche al
ragazzino, che se l'e' meritato.
Gabriele era con le lacrime agli occhi,
e singhiozzava, ma Gaetano lo fece sollevare e sedersi sul tavolo.
Lo abbraccio', in modo affettuoso, gli
fece appoggiare la fronte sulla sua spalla, e gli accarezzo la schiena per
consolarlo. Il ragazzino continuava a singhiozzare per il dolore della sodomia
e per la vergogna di essere ancora nudo difronte a tutti.
Gaetano lo bacio' sulla guancia :- Ora
e' tutto apposto, bambina - gli
mise in mano il calice con lo champagne e invito' tutti ad un brindisi.
Gaetano, pur essendo un camorrista, era
una persona a suo modo gentile, e amava esibire il suo eloquio al momento dei
brindisi.
:- Oggi c'e' una pulzella di meno, e una fessa aperta di piu' - disse
Gaetano sollevando il calice, orgoglioso delle parole poetiche che aveva
scelto.
Pasquale intanto si era avvicinato al
Marchese e a bassa voce gli disse :- Marchese, io ho un idea per il tuo debito. Fai lavorare tuo figlio. Lui
e' seduto sulla sua fortuna, ti diamo noi qualche nome di bordelli di lusso,
poi scegli tu, e tuo figlio ce lo porti tu.
Il marchese all'inizio era scioccato e
gli disse :- Mai e poi mai !! Io sono il marchese ***.
La sera successive Gaetano ebbe modo di
fare un'altra visita a Gabriele.
Il marchese era fuori a giocare, lui
entro' senza essere invitato nella camera del ragazzo, mentre fuori uno dei suoi
sgherri che assomigliava a Sean William Scott, faceva la guardia.
:- L'altra volta abbiamo dovuto fare
tutto in fretta - disse Gaetano - ma a me piace fare le cose con calma.
Si tolse le scarpe e si distese sul
letto accanto al ragazzino.
Gabriele era intimorito, ma al tempo
stesso ipnotizzato da quel maschio dominante che entrava a casa sua e faceva quello che cazzo voleva, senza
dover chiedere il permesso a nessuno.
Gabriele si lascio' prendere e baciare
in bocca, ma subito dopo abbraccio' il collo di Gaetano mostrando di gradire le
sue attenzioni.
Quella notte Gaetano possedette Gabriele
molte volte, finche' Gabriele si addormento' nelle sue braccia possenti.
Durante la notte, Gaetano si era anche
fatto sostituire nel letto dalla sua guardia del corpo che inculo' senza freni
il ragazzino.
Al mattino Gabriele svegliandosi, cerco'
con la mano il corpo scultoreo di Gaetano, cerco' il calore di quel maschio
Alfa, ma era solo nel letto.
Gabriele si tocco' le mutande, erano
inzuppate di sperma, ed era ancora umido, non si era asciugato, segno che era
stato posseduto fino a poco prima. Gabriele pianse, ma per essere stato
abbandonato, era perdutamente innamorato di Gaetano, l'uomo che lo aveva
sodomizzato nel salone davanti a suo padre.
Due giorni dopo, il Marchese e Gabriele
erano nel salottino di Madame per un colloquio di lavoro.
Capitolo 6. Robertino
Roberto, che tutti chiamavano Robertino,
aveva 14 anni e frequentava il quarto anno del Ginnasio in una prestigiosa
scuola privata a Via Etnea, la bellissima strada centrale di Catania che ha
sullo sfondo proprio il famoso vulcano, mai spento e ancor oggi in regolare
attivita'.
Robertino era torinese, ma il papa' era
stato trasferito a dirigere la filiale locale dell'Istituto Bancario San Robertino. Era una promozione, perche' dopo avere
diretto quella filiale al sud per alcuni anni sarebbe ritornato nella sua amata
Torino con un incarico prestigioso nella sede centrale. I torinesi dicono di se' che sono
"Bu' gia' nen", cioe' "non si muovono", e per Robertino
muoversi da Torino a Catania negli 30 del 1900, era qualcosa di veramente
straordinario.
Ambientarsi in una nuova citta' per un
ragazzino non e' mai facile, nuovi compagni , amici e nuovi luoghi da
frequentare. Riguardo all'ambiente in generale, si abituo' subito alla solare e
vivace Catania, e dimentico' la grigia e noiosa Torino.
Aveva un bel viso incorniciato da
capelli ondulati castani chiari, quasi biondi che scendevano sul collo. Era
bassino per la sua eta', 1,55, snello, ma con qualche rotondita' tipica dei
ragazzi che ancora non sono entrati a pieno nell'adolescenza. Le sua rotondita'
riguardavano in particolare il sedere, piuttosto sporgente, quasi come quello
di una ragazza, e inoltre anche sul petto, non si erano ancora formati dei
forti muscoli pettorali, ma c'erano invece delle morbide tettine, da
ragazzina.
Robertino si era accorto da tempo che i
ragazzi piu' grandi e gli uomini lo eccitavano, ma non sapeva di cosa si
trattava e non ne aveva mai parlato con nessuno.
La scuola privata che frequentava
offriva alcuni corsi pomeridiani di lingua inglese e francese, in aggiunta alle
ore di studio del programma ufficiale. Quei corsi innovativi, non avendo molti iscritti, raccoglievano insieme
studenti delle 3 classi ginnasiali, quindi Robertino si trovo' insieme a
studenti piu' grandi di lui. Tra questi entro subito in sintonia con Antonio.
Antonio aveva 18 anni e frequentava il
terzo anno del Classico. Era un vero maschio, prepotente e attaccabrighe, ma
anche abbastanza astuto nello scegliere le sue amicizie e trarne il massimo
vantaggio. Aveva adocchiato subito
quel ragazzino molto carino e piuttosto timido che veniva da Torino e aveva
deciso che doveva possederlo.
Antonio mostro' a Robertino alcune
riviste che venivano dalla Francia e che contenevano foto di donne nude.
Antonio commentava ogni foto nei
dettagli e contemporaneamente si stringeva il sesso tra le mani.
:- Ma a te non viene tosto ? - domando'
Antonio
:- No - rispose timidamente Robertino
:- Si vede che sei ancora piccolo, devi
aspettare qualche anno,
:- Quanti anni ne ho gia' 14 ? chiese
Robertino preoccupato
:- Forse uno o due, non preoccuparti. Ma
allora non ti sei mai segato e non hai mai sborrato ?
Robertino allargo gli occhi lasciando
intendere la sua perplessita'.
Antonio faceva lotto Greco romana, e
aveva promesso a Robertino di insegnarli qualche mossa. In breve Antonio finiva
sempre per trovarsi al di sopra di Robertino, stringendolo sotto di lui con le
sue gambe possenti.
Robertino era schiena a terra e guardava
Antonio sopra di lui. Era un vero fusto, Antonio si era anche tolto la
maglietta e era torso nudo esibendo dei perfetti pettorali.
Antonio guardo' il ragazzino, fece
l'occhiolino e disse :- Ti piace la giocare, Robertina ?
Robertino rise, in modo infantile, e non
bado' al fatto di essere chiamato al femminile.
:- Robertina, che bel culo che hai ? -
diceva Antonio nell'orecchio di Robertino, che continuava a ridere senza
rendersi conto dell'eccitazione del maschio.
Antonio inzio' anche a dare dei
piccoli pizzichi sulle natiche di
Robertino, che ad ogni pizzico faceva un piccolo urletto, ma stava al gioco. :-
Basta, basta ! - diceva Robertino ridendo e soprattutto non comprendendo il senso
del comportamento di Antonio che muoveva il bacino su e giu' e lo pizzicava con
forza sempre maggiore. In quel momento si affaccio' nella stanza Simone.
Simone era il cugino di Antonio, aveva
20 anni e viveva a casa di Antonio perche' suo padre era morto e lui era stato praticamente adottato
dallo zio, cioe' il padre di Antonio. Simone era spesso li' a guardare Robertino e Antonio che fingevano di
lottare, partecipava al gioco e faceva solo la parte di quello che proteggeva
Robertino.
A volte rimproverava scherzosamente
Antonio, dicendogli che si era comportato male e che doveva rispettare gli
ospiti, e continuva a fare degli scherzosi rimproveri ad Antonio
:- Su Antonio, lascialo stare, non vedi
che e' piccolino - diceva Simone
:- Non stiamo solo giocando - diceva
Antonio, facendo l'occhiolino a Simone - non e' vero Robertina che stiamo solo
giocando ?
:- Ah Ah Ah ! - continuava a ridere Robertino.
Quel giorno, quando gli scherzi e la
lotta finta tra Robertino e Antonio raggiungesero il punto di sopportazione per
Robertino, il ragazzino si rifugio' nella stanza di Simone e chiuse la porta.
Antonio corse subito verso la camera del
cugino e cerco' di aprire la porta, ma Robertino spingeva per tenerlo fuori,
intando rideva istericamente perche' era tutto un gioco per lui.
A quel punto intervene Simone che ad
alta voce disse:- Ora basta Antonio, lascialo riposare un po', riprendete a
giocare piu' tardi.
Cosi' Antonio ritorno in camera sua a
leggere le solite riviste porno.
Intanto Simone accoglieva tra le sua
braccia Robertino e lo faceva anche sedere sulle sue gambe E si godeva il contatto fisico del corpo
caldo e soffice del ragazzino.
Fece appoggiare il culo del ragazzino,
sul proprio cazzo che premeva sotto la stoffa dei pantaloni.
Robertino sicuramente si era accorto di
quella mazza su cui era seduto, ma non sembro' a disagio.
Simone con la mano sinistra reggeva il
ragazzino per il suo braccio sinistro, mentre con la mano destra accarezzava in
modo distratto le gambe del ragazzino. Le carezze dopo qualche minuto
diventarono piu' sfacciate, quasi sconce, ma Robertino sembrava apprezzare
quelle attenzioni.
:- Ti hanno fatto male i pizzicotti sul
culo, Robertina ? - domando' Simone
:- Si un po' - rispose Robertino
imbronciato.
:- Basta massaggiare un po' e passa
tutto - disse Simone mettendo la mano sotto il culo del ragazzino, che subito
si sollevo' un po' per favorire il massaggio.
:- Qui sei al sicuro Robertina - disse Simone parlando dolcemente
all'orecchio del ragazzino, quando sei con me non devi preoccuparti. Dicendo questo bacio' il ragazzino sul
collo una sola volta per vedere la sua reazione. Robertino non disse nulla,
quindi Simone lo interpreto' come un invito a continuare.
Diede altri baci sul collo del
ragazzino, che a questo punto inzio' a ridacchiare pensando ad un nuovo gioco.
:- Ah Ah, cosi' mi fai il solletico.
Simone si accosto al viso di Robertino e
gli disse :- Sei molto bella Robertina - e lo bacio' in bocca.
Robertino fece poca resistenza, Simone
lo abbraccio' e si rotolarono per terra.
Poco dopo entro nella stanza Antonio, un
po' incazzato per il fatto che Simone gli portava via la preda. Allora Antonio e Simone decisero di
giocarselo a carte.
Robertino era felice che due ragazzi
piu' grandi erano interessati a lui e se lo contendevano.
Simone vinse a carte ed ebbe il diritto
di sverginare Robertino. Ma Antonio prese il suo posto subito dopo. Quella sera, Robertino passo' la notte a casa di Antonio e Simone.
Durante la notte, a turno, Antonio e
Simone si alternarono nel letto di Robertino che li lascio' fare senza opporsi,
anzi lusingato di piacere cosi' tanto a due uomini fatti.
L'imprevisto. Il padre di Robertino
viene a sapere che suo figlio aveva delle tendenze pericolose, a quell tempo di
parlava di "inversioni sessuali". Egli decide quindi di iscriverlo in
un collegio militare per trasformarlo in un vero uomo. Robertino fuggi' di casa
e arrivo' a Napoli, dove ben presto si trovo' a fare un colloquio nella Maison
di Madame Yolande.
Capitolo 7. Ferdinando
Firenze - Il ragazzino era seduto a leggere "Les
Aventures de Tintin, reporter du "Petit VingtiÅme", au Congo".
Il libro era in bianco e nero e scritto in francese, una lingua che il ragazzo
conosceva benissimo. Ogni tanto strizzava gli occhi, a causa di un leggero tic
nervoso.
Il corpo minuto, il viso molto grazioso,
la pelle bianchissima, le labbra ben disegnate con un colore ciliegia come se
si fosse appena passato il rossetto, i capelli rossi e ondulati lunghi fino alla nuca. Il viso cosparso di lentiggini.
Incrocio' le gambe avvolte da pantaloni alla zuava (quelli che arrivano al
ginocchio), e calze di lana a scacchi.
Il ragazzino aveva anche un leggero
difetto di pronuncia, cioe' la lettera "S" era pronunciata come la
"TH" dell'inglese "think".
Il ragazzino trascorreva molto tempo da
solo a studiare e a leggere libri di avventura : Salgari, Verne, Stevenson.
Collezionava ritagli di giornale che ritraevano i soldati italiani in Libia,
Eritrea e Abissinia (cioe' l'Etiopia) e a occhi aperti sognava di essere in
marcia con loro, come assistente, come scudiero, e un giorno sarebbe diventato
anche lui un soldato, alto forte e coraggioso.
Qualcuno busso' alla porta :- Fifi' e'
ora della merenda - la governante entro' e adagio' sul tavolino un vassoio con
il cioccolato bollente e i biscotti.
Il suo nome era Ferdinando, ma a casa
tutti lo chiamavano Fifi'.
Il suo carattere e' stato influenzato
dall'ambiente in cui era cresciuto, iperprotettivo, senza amici e con genitori
distanti, freddi, quasi assenti.
Il papa', prof. Aurelio, inegnava nel Liceo
Classico ***.
La mamma Adeline era francese, era una
una donna molto piacente, che passava il suo tempo a suonare il pianoforte e a
giocare a bridge.
La vita coniugale dei genitori era
grigia, senza sesso, la signora Adeline era trascurata dal marito.
Il prof. Aurelio aveva raramente preso
in braccio Fifi', e sin da piccolo non aveva mai instaurato con lui un contatto
fisico, ad esempio accarezzandolo, baciandolo, o mostrandosi altrimenti
affettuoso. Se si faceva male cadendo, o se era ammalato come accade in inverno
ai bambini, il papa' lo consolava solo con belle parole come "Devi essere
forte", "Su, non piangere, non e' nulla".
Il prof. Aurelio aveva iscritto Fifi' al
***, la scuola privata dei Gesuiti, ma aveva anche assunto alcuni istitutori
privati per alcune materie.
Fifi' Aveva una memoria formidabile, ed
una mania per l'ordine, tutto in camera sua era assolutamente allineato e
diventava irritabile se qualcuno, ad esempio la governante Luisa, spostava i
suoi oggetti personali.
I genitori di Fifi' erano molto
religiosi, avevano trasmesso al loro figlio unico un profondo senso etico, e
spesso raccomandavano al ragazzo cio' che era buono da fare, cio' che era
sconsigliato, e cio' che era decisamente vietato. Tra le cose vietate c'era
sicuramente tutto l'ambito sessuale. In quegli anni nelle famiglie non si
parlava mai di sesso, ma in genere molti padri svezzavano i loro figli maschi
portandoli in una casa di tolleranza. Nel caso di Fifi', suo padre, il
professore, non aveva mai neanche pensato a questa ipotesi.
Per fare un favore ad un dirigente
locale del PNF (Partito Nazionale Fascista), il prof. Aurelio aveva accettato
di dare lezioni private di Greco a suo figlio Alfonso, che aveva 18 anni ed era
stato bocciato un paio di volte, e quindi faceva ancora il primo anno del Liceo
classico, anziche' il terzo.
In quegli anni i ragazzi italiani erano
inquadrati in questi ranghi, in base all'eta' :
Figli della Lupa: 6-8 anni;
Balilla: 9-10 anni;
Balilla moschettiere: 11-13 anni;
Avanguardisti: 14-17 anni.
Giovane fascista : 18-21 anni.
Fifi' per la sua eta' era un
"Avaguardista" ma non portava mai la divisa, all'infuori delle
occasioni ufficiali.
Alfonso invece, piu' che un liceale,
sembrava un uomo fatto. Era alto 1,80, con spalle larghe, oggigiorno avrebbe
indossato una Tshirt taglia "XL". I capelli erano cortissimi e neri e
la mascella quadrata. Il viso era maschio, con la mascella squadrata, e avendo
i peli della barba molto fitti restava sempre un ombra sul viso anche se la
barba era appena rasata lo sguardo strafottente, dominante.
Alfonso indossava con orgoglio, anche al
di fuori di occasioni ufficiali, l'uniforme paramilitare dei "giovani
fascisti", che aveva il fez sul capo, una camicia nera senza cravatta,
pantaloni larghi sino al ginocchio con cinturone di cuoio, una specie di fascia
che copriva la gamba dal ginocchio in giu', scarpe miilitari. Apparteneva ad una famiglia di convinti
fascisti, che gli avevano inculcato l'idea dello sport come prerequisito per
essere veri uomini.
Un giorno Fifi' e Alfonso si
incrociarono nell'ingresso proprio mentre Alfonso era arrivato e aspettava di
andare nello studio del Prof. Aurelio per la consueta lezione privata.
Fifi' con la sua testa arrivava piu' o
meno all'altezza dei pettorali di Alfonso, lo guardo' e sorrise, e chino' il capo per accennare un saluto, era
troppo timido per parlare.
Alfonso, al contrario, prese subito
l'iniziativa e avanzo' verso il ragazzino tendendo la sua mano e poi stringendo
quella di Fifi'.
:- Io sono Alfonso, vengo qui per fare
ripetizioni di Greco e Latino.
:- Io mi chiamo Fifi', molto piacere -
rispose il ragazzo la cui mano tremante era ancora stretta da quella piu'
grande ed energica di Alfonso.
Chiaccherarono ancora per un po', Alfonso aveva lasciato la mano del
ragazzo e gli rivolgeva domande con un tono semi ufficiale, parlando con voce
alta e di commando, non era un tono amichevole o affettuoso, sembrava piuttosto
un insegnante che si rivolgeva all'allievo o un capo-ufficio al suo sottoposto,
Fifi' diceva "si" o "no".
Fifi' era ipnotizzato da quell'uomo che
si rivolgeva a lui e gli aveva stretto la mano, in un modo energico,
trasmettendogli quasi una scossa.
Quando il professor Aurelio arrivo'
nell'ingresso, si scuso con Alfonso per il ritardo, anche se di pochi minuti.
:- Nessun problema, professore, mi sono
intrattenuto con suo figlio.
Il professore era felice che i due si
fossero incontrati, e che Fifi' forse avrebbe potuto diventare amico di
Alfonso.
Alfonso aveva capito che Fifi' aveva
qualcosa di particolare, era molto timido, completamente passivo, e facile da
controllare. Sebbene non avesse difficolta' a trovare ragazze con soddisfare i
suoi bisogni di maschio dominante, Alfonso provo' una certa attrazione per quel
ragazzino taciturno, dalle movenze "strane" cioe' delicate, quasi
femminee.
La settimana successiva Alfonso si
auto-invito' in camera di Fifi', trovo' una scusa banale, chiese al ragazzino
di mostrargli la sua collezione di francobolli, di cui Fifi' aveva appena fatto
un accenno.
Entrato nella stanza Alfonso si guardo'
attorno. Assomigliava ad un piccolo appartamento, con un ingresso circondato da
pannelli di velluto rosso, superati i pannelli c'erano due aree.
In un lato c'era la scrivania, molti
scaffali pieni di libri, e due poltrone, nell'altro lato il letto, anche questo
circondato da un pannello di velluto.
In effetti Fifi' trascorreva molta parte
della giornata in quella stanza e percio' la mamma aveva deciso di arredarla
nel modo piu' elegante e confortevole possibile.
Senza attendere un invito, Alfonso si
accomodo' su una poltrona a gambe larghe, mettendo in evidenza il cazzo e le
palle che spingevano sotto la stoffa.
Fifi' era un po' a disagio per quel modo
di fare forse un po' cafone e invadente.
:- Allora e' qui che passi tutte le tue
giornate ! - domando Alfonso
:- Si, studio e leggo -
:- Non ti diverti molto - constato'
Alfonso
Fifi' guardo' in basso. Questa era
un'altra caretteristica di Fifi' : non riusciva mai a reggere lo sguardo delle
persone.
:- Allora, che stai studiando adesso ? -
domando' Alfonso indicando i libri sul tavolo.
:- Greco, io faccio il quarto
ginnasio.
:- Il Greco e' una gran rottura di
coglioni. Meno male che quest'anno prendo la licenza.
:- E poi che farai ? - chiese Fifi' curioso.
:- Voglio arruolarmi volontario per
l'Eritrea. Li' faro' una carriera militare.
Mentre parlava Alfonso si toccava
distrattamente il cazzo, senza alcuna intenzione maliziosa.
Fifi' non poteva evitare di posare lo
sguardo su quelle gambe muscolose, e su quel cazzo che tendeva la stoffa dei
pantaloni.
Alfonso, senza chiedere il permesso,
aveva acceso la radio che in quel momento trasmetteva alcune canzoni italiane.
In successione ascoltarono Carovane del Tigrai, cantata da Daniele Serra e Faccetta nera cantata da Carlo Buti.
Alfonso prese a canticchiare Faccetta nera, in sincronia con la radio.
:- Il nostro dovere come italiani e' di liberare le popolazioni africane
dalla schiavitu' - disse Alfonso con un tono solenne.
:- Si certo, hai proprio ragione ! -
annuiva il timido Fifi'.
Fifi' aspettava con ansia le visite di
Alfonso, perche' lui era in effetti il suo unico amico e gli dava un notevole
senso di sicurezza.
Il secondo giorno dei loro incontri,
Alfonso porto' con se' alcune riviste con foto di attrici famose e sexy in
quegli anni : Greta Garbo, Carole Lombard, Joan Crawford, Vivien Leigh.
Fifi' e Alfonso si appartarono in un
lato della camera coperto da un separe' di legno.
Iniziarono a sfogliare le riviste.
Alfonso teneva una mano appoggiata sulla
nuca di Fifi' e Fifi' apprezzava quel contatto fisico.
:- Io me le chiaverei tutte - disse
Alfonso
Fifi' guardava le foto e sorrideva.
:- Anzi prima me le inculo, e poi le
chiavo nella fessa - continuava Alfonso mentre con la mano stringeva il cazzo
che era diventato durissimo nei calzoni. Dicendo questo accarezzava la testa
del ragazzo come se fosse un gattino.
:- Mio zio mi ha detto che in Eritrea e
in Etiopia trovi tutte le femmine che vuoi. Sono giovani e bone. Lui passava le
giornate libere a chiavare, alcune le ha ingravidate, e ora ci sono dei piccoli
bastardi. - e dicendo questo Alfonso, faceva il gesto col pugno della mano,
come per indicare la "chiavata".
Fifi' era tutto rosso dalla vergogna,
non era abituato a quell linguaggio diretto, crudo, volgare.
:- Ora basta, devo scaricare ! - disse
Alfonso aprendo la cerniera dei calzoni e tirando fuori un pezzo di carne
lungo, largo e tosto come un mattarello che si usa in cucina.
Alfonso inizio' a muovere la mano su e
giu', lungo l'asta, mentre Fifi' guardava intimidito ma sorridendo delle cose
nuove che scopriva.
:- Dai Fifi', aiutami, noi siamo amici.
:- E che devo fare ? - chiese
ingenuamente il ragazzino.
:- Prendilo in mano, e muovilo su e
giu'.
Alfonso lancio' un getto di sperma sulla
parete, che era rivestita di una carta da parati con disegni floreali.
:- Ma che hai fatto ? Guarda si e'
sporcata la parete - disse il ragazzino preoccupato di cosa avrebbe detto la
mamma.
:- E allora vai a prendere qualcosa per
pulire, che aspetti.
Dopo un po' Alfonso propose a Fifi' un
nuovo gioco.
:- Vieni qui, siediti sulle mie gambe -
disse Alfonso - Tu farai Italo Balbo, e io saro' il tuo aeroplano, e questa -
aggiunse Alfonso mostrando i suoi pollici - e' la cloche dell'aereo.
Fifi' era un po' sospettoso, ma comunque
divertito per quel nuovo gioco.
Afferro' i pollici di Alfonso,
appoggiando le proprie braccia sul quelle forti e muscolose di Alfonso.
Dopo aver mimato per un po' il volo di
un aereo, Alfonso prese le mani di Fifi' nelle sue e le strinse.
Era Alfonso a guidare l'aereo.
:- Adesso andiamo giu' in picchiata -
diceva Alfonso, e contemporaneamente stringeva il corpo del ragazzino al suo,
in modo molto stretto, facendogli sentire tutta la durezza del suo cazzo adulto
sotto la stoffa dei calzoni.
Durante il finto volo Alfonso parlava
sottovoce nell'orecchio del ragazzino, respirandogli sul collo e facendogli
sentire la sua presenza fisica in modo completo, Fifi' era emozionato a
sentirsi circondato dalle braccia del giovane piu' grande e piu' forte di lui.
Suo padre non lo aveva mai tenuto in braccio, e quella presenza fisica era
rassicurante, anche perche' Fifi' non si rendeva conto dell'eccitazione
sessuale di Alfonso, che usava il corpo del ragazzino per strofinarlo sul suo
sesso.
Le mani di Alfonso scesero lungo i
fianchi di Fifi' e si fermarono sulle sue cosce. Accarezzarono con forza le
gambe del ragazzino, che erano lisce come la seta.
La mano destra di Alfonso si infilo' nei
pantaloni di Fifi', che erano retti da un elastico. Inizio' adare dei pizzichi,
prima delicatamente, poi con una forza piu' intensa. Le natiche del ragazzetto
erano morbide, e Alfonso respirava ansimando sulla nuca di Fifi'.
:- Che bel culo, che hai Fifi' ! Se tu
fossi femmina ti prenderei ora -
disse Alfonso, iniziando subito a ridere.
:- Su dai, naturalmente stavo scherzando
!- preciso' Alfonso
Fifi' non rispondeva, era emozionato di
quel contatto fisico.
Alfonso aveva una gran voglia di essere
segato e sbocchinato, ... cazzo era un uomo, era un suo diritto !
:- Tirati giu' i calzoni - ordino'
Alfonso
Fifi' indietreggio', e fece di no con la
testa.
:- Siamo uomini, non devi vergognarti,
e' normale.
:- Prendi questo in mano e fai una sega
- ordino' Alfonso
Fifi' inizio' a segarlo.
Fifi' aveva iniziato ad avere una grande
fiducia in Alfonso, che considerava un fratello maggiore.
Un giorno in cui il padre era fuori
citta' per partecipare ad una conferenza a Roma, ricevette la visita di
Alfonso. Fifi' noto che quando suo padre non c'era, Alfonso veniva a trovarlo
sempre con una scusa e restava anche molto piu' del solito.
In ogni caso Fifi' fu lieto che l'amico
era venuto a trovarlo.
Come sempre, Fifi' fu estremamente
passivo e remissivo, e si lascio' toccare da Alfonso senza opporre resistenza.
Gli offri' la bocca finche' Alfonso' lo bagno con il suo getto di seme caldo
sulla faccia e sulla camicia.
Alfonso aveva fato anche delle domande
sulla mamma di Fifi, gli aveva chiesto se era sola in casa, e aveva anche detto
che sua mamma era molto bella.
Alfonso si assento' dicendo che doveva
andare in bagno.
Fifi' incuriosito lo segui di nascosto.
Senti' prima dei sospiri, e poi li vide ..
Vide sua mamma abbracciata ad Alfonso,
con le gambe attorno ai lombi del giovanotto. Alfonso la stava chiaramente
fottendo. Dopo qualche minuto
Alfonso cambio' posizione, la mise a pecora, e la prese di dietro.
Anche se i due non parlavano, ma si
limitavano ai gemiti del piacere, era evidente che erano amanti, era evidente
che sua mamma voleva Alfonso e Alfonso la signora Adeline.
Fifi' si senti' tradito da Alfonso
perche' pensava che di lui si poteva fidare, e si senti' tradito dalla mamma,
non immaginava che poteva trovare piacere in Alfonso.
Dopo quell'episodio, Fifi' rimase
traumatizzato, decise di scappare di casa. Disponeva di molto denaro contante,
prese il treno e fini' a Napoli. Qui fece amicizia con altri ragazzi nelle sue stesse condizioni e uno di
loro, notando la bellezza di Fifi', gli consiglio' di visitare Madame Yolande.
Capitolo 8. Frottage
A ciascun nuovo ragazzo era riservata
un'intervista con Rocco.
Fifi' fu introdotto in un salottino dove
c'era una scrivania, con dietro Rocco, ed una poltrona di fronte su cui era
gia' seduto un uomo giovane e muscoloso, in vestaglia da camera e pantofole.
Al ragazzo era consentito indossare una
camicia, una mutanda e delle calze corte. Era la regola per tutti.
Rocco invito' il ragazzo a sedersi sulla
poltrona, cioe' in pratica sulle gambe dell'uomo.
Fifi' esito', guardo' l'uomo sulla poltrona.
Era a gambe divaricate. Le mutande trattenevano a stento il suo grosso cazzo e
disegnava perfettamente il controno delle palle. L'uomo sorrise al ragazzo, e si strizzo' il pacco. Per tutta
la durata dell'intervista l'uomo restera' in silenzio, trsmettendo al ragazzo
una sensazione di disagio.
Molto timidamente il ragazzo si
avvicino' alla poltrona, e l'uomo che iniziava a perdere la pazienza, lo
afferro' per un braccio, facendolo sedere su di lui.
Il ragazzo avverti' subito il bozzo che
premeva sulle sue natiche.
L'unico che parlava era Rocco, e il
ragazzo doveva rispondere con prontezza.
Rocco faceva tantissime domande
personali sulla famiglia, sulla vita del ragazzo fino al giorno prima, e poi
spiegava al ragazzo il grande privilegio e fortuna che aveva ad essere accolto
nella Maison di Madame Yolande.
Ed era vero che dal punto di vista del
trattamento Madame Yolande era il meglio che un ragazzo femminiello poteva
trovare a Napoli e in Italia.
Mentre rispondeva alle domande, il
ragazzo avvertiva le mani dell'uomo su cui era seduto che lo accarezzavano
sulla schiena, sulle braccia, le carezza diventavano quasi un massaggio ed
erano molto sensuali.
Il ragazzo non sapeva che in quel
momento stava gia' di fatto lavorando.
Infatti l'uomo sulla poltrona era un
Cliente e stava usufruendo di un servizio particolare offerto dalla Maison, che
si chiamava "frottage" ed aveva una tariffa piu' bassa del sesso vero
e proprio.
In pratica il Cliente aveva il diritto
di strofinarsi sul ragazzo per tutta la durata dell'intervista, poteva anche
sborrare ma all'interno dei calzoni. Il Cliente, inoltre, era obbligato a
tacere, doveva essere quasi un fantasma, anche se il ragazzo lo sentiva
benissimo in tutta la sua corporeita'.
L'uomo su cui Fifi' sedeva era un
professore di educazione fisica in un liceo napoletano, aveva 40 anni ed era
sposato con tre figli.
La sua famiglia viveva in un piccolo
paese della Basilicata (all'epoca si chiamava Lucania) e lui si trovava a
Napoli dopo aver vinto una cattedra in questa citta', evento che rappresentava
una vera fortuna per qualsiasi famiglia del tempo.
La lontananza dalla famiglia aveva
acceso la sua natura bisessuale, andava a puttane ma anche con i ragazzi. Quel
giorno si accontento' del frottage, la chiavata se le riservava per la fine del
mese, cioe' dopo aver ricevuto lo stipendio.
L'uomo ogni tanto leccava la schiena, le
braccia del ragazzo, questo era permesso nel prezzo del frottage. Quando il ragazzo tentava di rialzarsi
dalla poltrona, l'uomo lo tratteneva con la forza facendogli capire che doveva
stare fermo ed obbedire.
Fifi' a un certo punto perse la calma, e
tento di svincolarsi, e allora il cliente gli diede una sculacciata e anche uno
schiaffo, come se fosse un cagnolino indisciplinato, e anche questo era
permesso.
Il Cliente aveva pagato per strusciarsi
sul ragazzo e il ragazzo doveva stare fermo.
Capitolo 9. La lezione di Madame Olga
"Portamento ed eleganza"
Madame Yolande non voleva che i ragazzi
apparissero delle "puttane", essi dovevano essere eleganti nei modi e
nel portamento, e dovevano avere un tocco particolare, una specie di firma che
li faceva riconoscere come "i ragazzi di Madame Yolande".
Per questo la prima lezione in assoluto
era quella di portamento, e Madame Yolande penso' che i rudimenti della danza
classica sarebbero stati perfetti per rendere l'andatura e la postura del
ragazzo elegante ed armoniosa.
Madame aveva affidato i ragazzi alle
cure di Madame Olga, una maestra di ballo fuggita dalla Russia dopo il 1917,
che aveva vagabondato in Europa, a Vienna, Parigi, Madrid, ed ora viveva a Napoli dove insegnava danza a pochi
scelti clienti. i ragazzi erano
stati accompagnati a casa di Madame Olga. Erano pronti alla sbarra, indossando
i panta-collant neri ed una camicia bianca.
Madame Olga parlava con un forte accento
russo inmodo lento, soppesando ogni parola, e dopo essersi presentata, si
rivolse ai ragazzi che attendevano allineati alla sbarra :
: - Ragazzi e' importantissimo iniziare
bene, quando si definisce la posizione di partenza, i passi vengono da soli. Il
ballerino deve prima di tutto tendere la spina dorsale dritta, abbassare il
bacino, tirando su il torace e assottigliano la vita, senza alzare le spalle,
ma tenendole indietro e bene aperte. Le gambe dritte; le braccia devono essere
basse, simulare un abbraccio molto largo da formare un ovale, molto sciolte e
rilassate ma pronte per assumere le cinque posizioni-base. Un respiro profondo
e un sorriso durante il ballo trasmettono la gioia del ballo.
Nella sala c'era Evgeniy, un giovane
russo di 25 anni che faceva da assistente a Madame Olga. Era alto e muscoloso,
e poteva essere una controfigura dell'attore Tatum Channing, la calzamaglia
evidenziava il sesso ben sviluppato, e a differenza di molti ballerini non
aveva il viso effeminato, al contrario era virile, con la pella piu' chiara
dove la barba era stata rasata, e sembrava piu' un ex militare che un ballerino.
:- Ora iniziamo con il CroisÄ, - esordi' Madame Olga -
posizione del corpo nella traiettoria delle diagonali del palco. Nel croisÄ en
avant o en arriÅre la gamba in azione crea un incrocio con la gamba di
sostegno.
Evgeniy mostro' la posizione e tutti i
ragazzi alla sbarra la imitarono.
:- EcartÄ, - prosegui' Madame
Olga - in questa Posizione in cui una gamba Å aperta lateralmente al corpo e
orientata nella direzione delle diagonali del palco (ÄcartÄ devant o ÄcartÄ
derriÅre).
Evgeniy mostro' la posizione e fece
l'occhiolino ad uno dei ragazzi.
:- EffacÄ, - disse Madame Olga - la
posizione del corpo nella traiettoria delle diagonali del palco ma qui
contrariamente al croisÅ la gamba in azione e quella di sostegno non formano
incroci bensô sono aperte. Puÿ essere eseguita en avant o en arriÅre.
Evgeniy continuava a mostrare la
posizione corretta e i ragazzi erano tutti gia' incantati dalle sue movenze
delicate e virili allo stesso tempo.
:- Adesso ragazzi vediamo la Simmetria -
disse Madame Olga - Un elemento fondamentale per la creazione di movimenti
appropriati Å il piazzamento simmetrico del corpo. Le parti del corpo devono
essere in una perfetta armonia naturale armonia tra loro, lasciare che sia il
capo a indicare la direzione che i piedi dovranno prendere (e quindi che sia la
guida del movimento). Ad ogni passo, il ballerino deve allineare le parti del
corpo, come per formare una linea ideale in continua evoluzione.
I ragazzi seguendo le istruzioni di
Evgeniy si posizionavano lungo la sbarra.
:- Equilibrio - disse Madame Olga -
concentriamoci sull'Equilibrio. Una delle cose pi¥ difficile Å l'equilibrio, un
ballo "pulito" Å determinato in gran parte dall'equilibrio. Le
braccia e le gambe devono essere sempre attentamente controbilanciate.
Distribuire uniformemente il peso sulla gamba d'appoggio permette al ballerino
di essere rilassato e libero nei movimenti. Per esempio se in una posizione si
ha una gamba elevata, per trovare l'equilibrio bisogna tenere la testa dritta,
cosô come la spina dorsale e controbilanciare con il braccio il peso della
gamba. Anche lo sguardo contribuisce molto, guarda lontano, seguendo la linea
che ti indica la posizione del braccio. -
I ragazzi erano estasiati ad ascoltare
Madame Olga ed erano anche intimiditi dalla possenza fisica e dalla virilita di
Evgeniy.
:- Ora esercitatevi con i Demi-pliÄ,
cioe' piegate le gambe senza sollevare i talloni da terra.
:- Plie' - diceva Madame Olga, e i
ragazzi tutti insieme, tenendosi con una mano alla sbarra piegavano le gambe
tenendo i talloni fissi al suolo. E cosi' per dieci minuti.
:- Per oggi basta con la lezione,
continuate ancora un'ora a fare esercizi con Evgeniy - Disse Madame Olga
Evgeniy aspettava questo momento, sapeva
che non sarebbe ritornata per il resto del pomeriggio.
Spiego ai ragazzi che, per un buon
ballerino, era molto importante rinforzare i muscoli delle natiche, e decise di
ispezionare direttamente i muscoli delle loro natiche.
Mentre tutti erano alla sbarra, Evgeniy
passo' lentamente da ciascuno, tastando il culo e facendo dei commenti nella
sua lingua, cioe' il russo, nell'orecchio del ragazzo. i commenti erano solo
frasi oscene. Oltre a tastare il culo, Evgeniy si appoggiava leggermente al
ragazzo facendogli sentire la durezza del suo cazzo.
Capitolo 10. La lezione di Rocco "riconoscere
un uomo dal cazzo, ad occhi chiusi"
Rocco fece entrare Gabriele, Robertino e
Fifi' in una stanza in cui si trovavano alcuni uomini, in pantaloni e
canottiera.
Gli uomini, tutti amici fidati di Rocco,
avevano un'eta' di circa 40 anni, come Rocco.
Le spalle erano ben tornite e i visi
erano duri, non avevano nulla di rassicurante, anzi il contrario, erano quell
tipo di persone che ognuno vorrebbe evitare.
Tutti erano stati scelti per essere ben
dotati, cioe' con cazzo e palle da appaluso. Ogni uomo aveva un numero, scritto
su un cartellino appeso alla cintura.
La Maison era una vera zona franca, dove
"Il lupo e l'agnello pascoleranno insieme .. Isaia 65, 25", tra
questi uomini c'erano 1 poliziotto in borghese, alcuni camorristi tra i quali
anche Pasquale e Gaetano, 2 ladri professionisti, 1 scaricatore di porto, Ciro
il cameriere e factotum della Maison, 1 cameriere della vicina pizzeria.
:- Adesso ragazze vi spiego che dovete
fare - Rocco si rivolgeva ai ragazzi sempre al femminile.
:- Ognuno di voi deve toccare e
manipolare il cazzo e le palle di ciascuno di questi uomini. Leggete il numero
e non dimenticatelo. Avete un'ora di tempo. Dopo verrete bendati, sarete portati davanti ad un uomo,
scelto a caso, e dopo avergli toccato il cazzo dovete indovinare a che numero
corrisponde.
I tre ragazzi, un po' a disagio,
iniziarono a darsi da fare. La luce nella stanza era soffusa, come in tutte le
stanze della Maison.
Gli uomini erano piu' numerosi dei
ragazzi, percio' ogni ragazzo era circondato da 3 o 4 maschi.
Mentre un ragazzo timidamente apriva la
cerniera dei pantaloni di un uomo e gli manipolava cazzo e palle, gli altri,
anche se non era permesso, ne approfittavano per dargli dei pizzicotti sul
culo, accarezzarlo sulla testa e sul corpo e fare a bassa voce dei commenti
osceni.
Rocco aveva detto a tutti di stare fermi
con le mani, ma come si poteva impedire a dei veri maschi di palpare quei culi
graziosi in calzamaglia ? Era nel loro istinto.
Gabriele era emozionatissimo perche'
rivide inaspettatamente Gaetano, di cui era segretamente inamorato.
Al termine dell'ora di manipolazione,
Rocco inizio' le prove.
Robertino
Robertino, incappucciato, fu spinto
davanti all'uomo con il numero 8, che era Gaetano il camorrista che aveva
sodomizzato Gabriele. Il ragazzo, timidamente, inizio' ad accarezzare il pacco.
Il numero 8 era in mutande, il ragazzo avvolse con la mano il cazzo,
semirigido, lo annuso', accarezzo' le palle, che scottavano e sembravano vive,
pronte a parlare.
:- Questo e' il numero 2 - disse il
ragazzo.
Tutti gli uomini risero di gusto e
iniziarono a sfottere il ragazzo :- Questo ricchione non ha capito un cazzo -
disse il numero 8 - Adesso ti faccio vedere io come puoi fare a ricordati di
me.
E dicendo questo il numero 8, d'accordo
con Rocco, prese il ragazzo per un braccio e lo condusse in uno dei bagni. Gli tolse la benda dagli occhi, e
fanciullo disse subito :- Mi
spiace di non averla riconosciuta, signore, la prossima volta faro' piu'
attenzione.
L'uomo fece spogliare il ragazzino e lo
fece entrare nella vasca da bagno.
Il camorrista apri' la cerniera dei calzoni e punto' il cazzo verso il
bambino e inizio' a pisciare, bagnandolo sul viso
e sul corpo. Proprio quando il
ragazzino pensava che fosse finito, l'atletico stallone si sedette sul WC, il
ragazzetto guardava affascinato le gambe divaricate muscolose e pelose e i
pantaloni raccolti sulle caviglie.
Il maschio prepotente si sforzo' per defecare, e si senti'
distintamente il rumore della sua defecazione.
Il femminiello era impietrito
dall'imbarazzo, non sapeva che fare. L'uomo tiro' lo scarico del WC, per
evitare che l'odore si spargesse in giro.
:- Ora pisciasotto, vieni qui a pulirmi
il culo ? - disse l'arrogante camorrista, con un tono annoiato, i gomiti
appoggiati sulle ginocchia e il viso sulle mani.
Il femminiello, ancora bagnato dell'orina
del maschio Alfa, usci' dalla vasca, prese della carta igienica, si chino'
mentre l'uomo si sollevo' un po' dal WC per consentire la pulizia. Quindi il
bambino puli' delicatamente il culo del maschio, con la delicatezza riservata
ad un oggetto di valore, quasi che se una mossa sbagliata avrebbe potuto
danneggiare quel corpo scultoreo.
:- Brava bambina, prendi ancora della
carta e pulisci ancora, e sbrigati.
:- Brava ragazza, ora andiamo a lavarci
- disse il maschio insolitamente raddolcito dopo essere stato ripulito con la
carta igienica - Sei brava a
pulire il culo - aggiunse l'uomo dando una leccata sul collo del femminiello.
L'uomo spinse di nuovo il ragazzo nella
doccia, si tolse i vestiti ed entro' anche lui nella vasca.
:- Dopo una cagata, ci vuole una bella
doccia.
Tiro' la tenda e apri la doccia.
Il getto era caldo
:- Puliscimi bene il culo con la spugna,
bambina - ordino' l'uomo.
Il ragazzino fu obbligato a pulire per
bene il solco e il buco del camorrista.
:- Io sono il numero 8, ricordalo, ma tu
puoi chiamarmi Gaetano - e lo bacio' in bocca come se fosse la sua ragazza -
Devi ringraziare a Rocco che ci ha detto di non incularvi, se no a te ti avevo
gia' aperto come una ciliegia e ti avevo gia' messo incinta.
:- Grazie signore per la sua gentilezza.
:- Ora torna con me di la', bambina.
Gabriele
Intanto nella sala era il turno di
Gabriele.
Il ragazzo bendato fu portato davanti
all'uomo con il numero 3, nella vita quotidiana era un poliziotto dell'OVRA (la
polizia fascista).
Gabriele si chino' bendato a accarezzo'
a lungo il cazzo e le palle.
:- Sbrigati stronzo, non possiamo
restare qui tutta la notte - disse qualcuno nella stanza.
Dopo altre piccole carezze che avevano
fatto diventare il cazzo del numero 3 una sbarra di acciaio, il ragazzo diede il suo responso :- Questo e'
il Numero 3 !!
Gabriele aveva indovinato, e ci fu un
piccolo applauso nella stanza.
:- Bravo, ora devo darti il premio -
disse il numero 3 spingendo il ragazzino in un'altra stanza, tenendogli una mano
sulla spalla e l'altra sul culo. Chiusa la porta, mise il suo cazzo sotto
l'ascella del ragazzino che era morbida e calda come una figa.
:- Ora stringi bene il braccio,
ricchione - disse il numero 3, che
subito dopo inizio' a chiavare l'ascella di Gabriele.
:- Signore, io ho indovinato il numero !
io ho risposto bene.
:- Questo e' il premio, bambina. Se vai
in giro a toccare il cazzo ai gentiluomini come me, vuol dire che ti piace. E
allora prenditi sto cazzo, e sta zitto.
Capitolo 11. La lezione per vincere la timidezza
Una delle lezioni inventate da Rocco era
quella che serviva a vincere la timidezza.
Rocco aveva invitato alla maison alcuni
giovani soldati che erano reduci dalle colonie e passavano qualche giorno di
riposo a Napoli.
I soldati erano protagonisti involontari
dell'esperimento. Rocco li aveva scelti nei pressi di una caserma, vicino al
porto. Aveva detto loro che lavorava in incognito per conto del Governo, e a
quei tempi nessuno osava fare domande se qualcunio diceva di lavorare per il
Governo. Rocco diceva che gli era
stato offerto un premio speciale per il loro servizio in Etiopia e questo
premio consisteva nel passare una notte in una delle migliori case chiuse in
citta'. L'unica cosa che gli veniva richiesta in cambio era quella di
raccontare le loro esperienze militari a dei giovani italiani, che avrebbero
avuto modo di capire di prima mano il valore dei nostri soldati.
Ai 6 giovani soldati fu offerta una
grande e lussuosa stanza su cui erano stati sistemati 6 giacigli per terra, in
pratica avrebbero dormito su dei materassini appoggiati sui tappeti persiani
della stanza. A loro sembrava lusso esotico, e del resto pensavano che fosse lo stile della casa.
Le ragazze erano state promesse per le
ore 23.00, e i soldati erano arrivati alle 19.00.
Dalle 19.00 alle 19.30 gli fu servita
una breve cena, poi gli fu annunciato che avrebbero incontrato i ragazzi, tutti
figli dell'alta borghesia.
Nella stanza entrarono nella stanza Gabriele, Robertino e Fifi', non erano
vestiti in modo effeminato, al contrario avevano abiti eleganti per ragazzini
della loro eta'.
I soldati erano felici di raccontare le
loro storie e di rispondere alle domande dei ragazzini.
Erano seduti a terra, sui tappeti, e
sorseggiavano del vino rosso.
L'obiettivo dei ragazzini era di
suscitare delle reazioni erotiche in quei soldati eterosessuali.
In effetti, dopo quasi mezz'ora di
chiacchere e risate, il clima divento' piu' caldo.
I soldati passarono a raccontare
barzellette sporche, e anche il contatto fisico tra i soldati e i ragazzini
divento' piu' stretto.
Prima un soldato appoggiava solo la mano
sulla gamba di un ragazzino, poi la mano finiva sul collo.
Inutile dire che i ragazzini facevano di
tutto per mostrare il loro lato femminile, nei movimenti, nei gridolini acuti,
nelle risatine che li facevano assomigliare a delle ragazze.
I soldati erano eccitati, si poteva
notare il rigonfiamento del cazzo nei loro calzoni, ma non pensavano che
avrebbero voluto, o potuto avere del sesso con quei ragazzi che erano li' solo
per conoscere gli eroi delle colonie.
Nonostante questa premessa, i soldati
iniziarono a farsi reciprocamente l'occhiolino, facendo dell'ironia sui
movimenti un po' effeminati dei ragazzini.
Sempre ridendo e scherzando, inziarono
ad accarezzare i ragazzini in modo piu' esplicito, e gli fecero notare il
rigonfiamento nei calzoni.
Nel giro di pochi minuti i militari
giocavano in modo sessualmente esplicito con i ragazzini, ogni ragazzino si
trovava a pancia in giu' mentre uno dei soldati gli stava sopra martellandolo
con il bacino e raccontandogli che quella era una mossa di lotta per catturare
il nemico.
In questi movimenti, mentre uno stava
sul ragazzino, l'altro gli togliev le scarpe e gli massaggiava i piedi e le
gambe, e poi il collo e la testa.
Rocco guardava soddisfatto attraverso lo
specchio.
Qusto esperimento era uno dei meglio
riusciti, ogni volta i ragazzini impiegavano un tempo minore per fare eccitare
i soldati.
La prova del nove pero' avveniva quando
i ragazzini fingevano di dover andare perche' li aspettavano a casa. A questo
punto succedeva sempre che i soldati si innervosivano, e iniziavano a insistere
affinche' rimanessero di piu'.
Allora uno dei ragazzini fingeva di
uscire per chiedere il permesso di restare piu' tempo.
Al ritorno, i soldati erano
contentissimi di poter stare ancora un'ora con i ragazzini e a questo punto
diventavano anche piu' aggressivi sessualmente.
Ogni soldato si appartava in un angolo
della stanza e iniziava flirtare con un ragazzino, parlando in modo sommesso,
come se fosse la sua fidanzata.
Dalle carezze si passava al bacio, e
nella stanza si sentiva il rumore dei baci che erano bacetti affettuosi ma
decisi, anche perche' i soldati non ne potevano piu'. Erano venuti per chiavare
una figa, ma un ragazzetto come quelli di Madame Yolande forse era meglio.
Un soldato che baciava appassionatamente
Gabriele, aveva messo una gamba del ragazzino sulla propria spalla e lo
sovrastava con il suo corpo atletico e maschio.
Un altro soldato aveva messo il proprio cazzo nella mano di Fifi', e
guardandolo negli occhi come se fosse la sua fidanzatina, si faceva segare.
Un altro soldato ancora aveva denudato
il culo di Robertino, e gli dava delle piccole sculacciate, mentre un collega
gli teneva allargate le gambe. i due soldati alle prese con Robertino
strofinarono i loro cazzi sul culo del ragazzino e sborrarono nell'ano.
Robertino provo' a rialzarsi, ma le mani
robuste dei militari lo tennero disteso e a pancia in giu'. Lo stavano
preparando per il loro collega, che per anzianita' aveva diritto alla prima
chiavata.
In effetti il soldato che si era fatto
segare da Fifi' si alzo' e si posiziono' dietro a Robertino.
Il ragazzino aveva gia' perso la sua
verginita' ma era comunque stretto.
Il militare si appoggio' e penetro' il
ragazzo. Mentre uno lo inculava l'altro lo infilava in bocca.
Nei minuti successive i soldati
incularono i tre ragazzini e si fecero fare dei bocchini da manuale.
La seconda prova del nove del successo
dei ragazzi, avveniva alle ore 23.00
In quel momento Rocco entrava e
annunciava ai soldati che le ragazze erano pronte, ma se volevano potevano
passare la notte con i ragazzi, avrebbe pensato lui ad avvertire le famiglie.
Normalmente chi aveva chiavato un
ragazzino decideva di passare il resto della notte insieme.
Capitolo 12. Ciro il cameriere factotum
Una delle regola della Maison di Madame
Yolande era che il personale di servizio, cioe' 5 uomini tra camerieri e
factotum, poteva usare liberamente quei ragazzi che non riuscivano a superare
le prove severe per restare nella Maison. Si trattava di ragazzi che non sarebbero stati destinati ai Clienti e a
volte restavano come garzoni, altre volte erano semplicemente mandati via ma sempre
con un regalino, cioe' almeno 50 lire.
Ciro era un cameriere della Maison, ma
svolgeva anche altri incarichi, ad esempio come autista o facchino.
Quel giorno Ciro indossava come sempre
la sua elegante divisa da lavoro : pantaloni neri, giacca rossa con bottoni
dorati, chiusa fino al collo, guanti bianchi.
Ciro era molto dotato, e Rocco lo aveva
gia' usato alcune volte in una delle sue lezioni.
Ciro non si lasciava mai perdere
un'occasione per una chiavata gratis.
Un giorno mentre si aggirava nei
corridoi, incrocio' un ragazzetto non molto alto, che era stato scartato dal
gruppo di femminielli, perche' non era abbastanza carino.
In effetti aveva le orecchie a sventola,
ed era un po' in sovrappeso, in particolare il culo era molto largo e le
tettine erano ben sviluppate., quasi come quelle di una ragazza.
Aveva di bello il viso, regolare, un bel
mento, due occhi azzurri, e la bocca che sembrava dipinta da Caravaggio.
Il ragazzino sedeva triste in un angolo,
perche' gli era stato detto che non veniva accettato come
"femminiello".
Ciro si sedette accanto a lui, gli mise
un braccio sulla spalla e inizio' a confortarlo.
:- E tu come ti chiami ? - chiese al
ragazzo, mentre con il pollice e l'indice della mano destra gli accarezzava il
mento.
:- Io sono Marcellino.
:- Quanti anni hai, bambina ?
:- 13 signore.
:- Che e' successo ? - chiese Ciro
:- Mi hanno detto che sono troppo grasso
per fare quel lavoro - rispose il ragazzino
:- Vieni, andiamo a parlare di la' -
Ciro gli mise una mano sulla spalla e lo diresse verso lo sgabuzzino delle scope.
Era un locale abbastanza ampio, in cui c'era anche un piccolo tavolino per
appoggiare degli attrezzi.
Ciro accarezzava in modo voluttuoso il
collo del raagzzino, la sua mano sinistra scese sul culo del ragazzo, e infilo'
la mano tra la stoffa dei calzoni e le natiche. Assaggio' ciascuna natica,
strizzandola come una spugna e poi introdusse il dito medio nel buchetto.
:- Appoggiati al muro, bimba - disse
Ciro, prima di baciarlo sul collo.
Ciro era ovviamente piu' alto del
ragazzino che gli arrivava con la testa all'altezza del torace
In piedi dietro al ragazzino, Ciro gli
stringeva le tettine con le sue mani forti, da pugile, come se dovesse mungere
una mucca.
:- Hai due belle tette ! - disse Ciro -
Sei proprio bona, cazzo.
Poi lo rivolto', sollevo' la maglietta e
inizio' mordicchiare ciascun
capezzolo del ragazzino come se dovesse tirarne fuori il latte, come se fosse
un bambino che succhia il latte materno.
Intanto con il dito medio toccava il
buchetto.
:- Non sei piu' vergine vero ? - domando
Ciro dopo avere saggiato il buchetto, stretto ma chiaramente gia' usato.
:- Si e' vero - rispose Marcellino
vergognandosi
:- Chi e' stato a farti questo ?
Il ragazzino era a disagio per quelle
domande dirette che lo facevano sentire in colpa.
:- Rispondi chi e' stato il primo ? -
disse Ciro stringendo un orecchio del ragazzino.
:- Tre ragazzi piu' grandi, due mesi fa.
:- Raccontami tutto bimba, e non avere
paura.
:- Erano studenti universitari - inizio'
il ragazzino - C'era una festa di
laurea nella casa di *** (e indico' il nome di un bordello) e tutti erano
vestiti da goliardi, con il cappello rosso a punta e un mantello. Io servivo il
vino, facevo il garzone. Verso
mezzanotte era tutti ubriachi e c'erano solo due ragazze per 10 goliardi -
Ciro intanto si era aperto la cerniera dei calzoni e aveva tirato
fuori la sua mazza da baseball di 25 cm, iniziando a segarsi lentamente.
:- Continua a raccontare, bimba -
ordino' Ciro
:- Le due ragazze non bastavano per tutti - continuo' Marcellino - Uno dei
goliardi mi afferro' per un braccio e mi fece sedere sulla sua gamba e mi
offri' del vino da bere. Era molto alto e la gamba era solida e muscolosa.
Ciro intanto aveva rigirato il ragazzo
con la faccia verso il muro, e da dietro strofinava la sua mazza da baseball
sul culo del ragazzino ancora coperto dal pantalone. Con la bocca dava dei
piccoli morsi sulle orecchie a sventola di Marcellino.
:- E poi che e' successo, bimba ! -
chiese Ciro
:- Quel goliardo inizio' ad accarezzarmi
la gambe e disse a tutti ad alta voce che erano lisce come quelle di Ofelia,
una delle ragazze li' presenti.
:- E poi ? - chiese Ciro con impazienza,
mentre con il bacino dava dei colpi che sollevavano in alto il ragazzino.
Il ragazzo esitava, era chiaramente a
disagio :- Il goliardo, davanti a tutti si apri' i calzoni, e mi fece
inginocchiare. Non avevo mai visto un pisello cosi' grande. Me lo mise in
bocca. E poi ...
Mentre uno me lo metteva in bocca, altri
due goliardi erano venuti dietro di me. Mi abbassarono i calzoni e sentii'
qualcosa che premeva dietro. Dopo
avvertii un dolore fortissimo, uno mi stava mettendo il suo pisello nel mio
buchino. Dopo tutti e tre si cambiarono il posto, uno mi stava davanti e uno
dietro, e questo tutta la sera.
Marcellino aveva finito il racconto, e
stava piangendo dalla vergogna.
Ciro era eccitato come un asino e
inizio' a consolare il ragazzino.
:- Non devi vergognarti, quei tre
ragazzi ti hanno preso solo perche' sei molto bella,
sei la piu' bella di tutte, davvero !
Hai un bel culo ed e' difficile
resistere, soprattutto per un uomo ...
capisci, se un uomo vede un culo come
questo deve prenderlo , e' normale , e' naturale
Quei ragazzi piu' grandi ti hanno
inculato per fare un complimento, alla tua bellezza, capisci ? -
Senza parlare Ciro appoggio' la mano
sulla testa del ragazzino e lo spinse giu' obbligandolo a prendere in bocca la
sua mazza. Si fece fare un bocchino da favola. Chiavo' quella boccuccia calda
in modo frenetico, finche' spruzzo' un bicchiere di seme sulla faccia del
ragazzo.
:- Ora posso andare ? - chiese
ingenuamente Marcellino
:- Scherzi, bambina ? Tu sei bella, e io
sono un uomo, non un ricchione, percio' devo prenderti !!!
Ciro lo giro' e lo sodomizzo' senza
usare saliva.
Dopo la chiavata con i goliardi il
buchetto si era un po' alla volta
richiuso, perche' il ragazzino non aveva avuto altri rapporti anali. Percio' quando Ciro lo inculo' gli
sembro' quasi vergine, perche' era ancora stretto abbastanza da strozzare la
cappella e il cazzo di Ciro.
:- Porca puttana - disse Ciro parlando
nell'orecchio di Marcellino - sei stretta e mi fai male al cazzo, ma te lo
allargo io, non preoccuparti.
:- Mi spiace signore ! - si scuso' Ciro
Ciro inizio' a galoppare fino a quando
sborro' per la seconda volta e ancora usci' abbondante seme.
Stanco giro' Marcellino in modo da avere
accesso alla sua bocca. Lo bacio' con passione infilando la lingua nella sua
bocca, e con i denti quasi afferrava la lingua del ragazzino.
:- Non devi preoccuparti per il tuo futuro,
tu resti con me. Parlo io con Madame Yolande.
Di giorno farai lo sguattero qui nella
Maison. Ti trattero' bene, amore,
ma tu devi essere obbediente e devi cucinare per me, devi lavarmi la
biancheria, e stirarmi la divisa -
Ciro bacio' ancora il ragazzino, con
passione.
:- Te l'ho detto che sei bellissima, io
saro' il tuo uomo, nessuno ti prendera' in giro, ti proteggo io e se qualcuno
ti insulta io gli taglio la gola -
Per suggellare l'intesa, Ciro prese uno
dei due anelli che portava al dito. Questo era di argento ed aveva una pietra
di colore rosso, liscia e molto bella. Lo infilo' al dito del ragazzino.
:- Ora sei mia, soltanto mia ! - disse
Ciro baciandolo sulla fronte.
Marcellino era entusiasta, avrebbe avuto
un lavoro, un amante e un uomo che lo avrebbe protetto. Soltanto pochi minuti
prima la sua autostima era sottozero, si sarebbe buttato sotto un treno, ma
adesso, grazie a Ciro, si sentiva di nuovo al centro del mondo.
Capitolo 13. Le lezioni di disegno e etichetta
Un'altra delle lezioni programmate da
Madame Yolande per i suoi Femminielli era il disegno, che avrebbe sviluppato la
loro sensibilita' artistica.
I ragazzi dovevano disegnare particolari
anatomici : un cazzo, un piede, un culo.
Il modello era sempre dal vivo, era un
uomo nudo, posto al centro di una sala. Era in genere uno scaricatore di porto,
con un fisico palestrato, ed esibiva con orgoglio i suoi attributi non comuni.
A volte lo stesso Rocco faceva da modello, altre volte uno dei suoi amici, che
dovevano semrpe avere un signor cazzo da esibire.
I ragazzi si sedevano accanto al
modello, muniti di matita e Album per i bozzetti, e riproducevano il
particolare che gli era stato assegnato. Ovviamente durante la seduta il
modello si eccitava, percio' nel bel mezzo della seduta poteva avere una
poderosa erezione.
In questo caso, Rocco interveniva e
sceglieva uno dei ragazzi presenti per "calmare" il modello, cioe'
qualcuno gli faceva una sega oppure un bocchino.
I ragazzi dovevano conoscere benissimo
il cazzo e le palle, e disegnarle era un modo per acquisire familiarita'.
A volte il modello restava incantato
dalla bellezza di uno dei ragazzi e chiedeva a Rocco di poterlo fottere.
Rocco non era generoso, da questo punto
di vista, preferiva che i ragazzi andassero solo con i veri Clienti, percio' a
volte in risposta alla richiesta del modello gli offriva un'ora d'amore con uno
dei ragazzi "scartati", ad esempio Nicolino. Nicolino era stato
scartato perche' il viso non era particolarmente attraente per gli standard della
Maison, ma aveva comunque un culo da ragazza da 10 e lode e due gambe lisce
molto belle soprattutto con le calze nere e il reggicalze.
All'ora di pranzo, Madame Yolande
impartiva personalmente la lezione di etichetta a tavola.
I ragazzi sedevano allo stesso tavolo
con Madame e imparavano ad usare le posate e i bicchieri in modo
impeccabile. Anche se provenivano
da famiglie agiate, questo non significava che a casa l'etichetta fosse una
prioprita'. Al contrario, per Madame il modo in cui si teneva una forchetta o
la tazza del te' era un biglietto da visita per la persona di mondo, e quindi
meritava la massima attenzione.
Capitolo 14. Suona la Mezzanotte
La mezzanotte si avvicinava, erano le
23.45. Madame aveva appena firmato alcuni assegni per due femminielli che avevano
lavorato nella sua Maison fino al giorno prima. Erano Leandro e Massimiliano, e
potevano essere scambiati per due vere donne, anzi per due raffinate giovani
donne. Erano con Madame dal 1955, cioe' da tre anni.
Leandro e Massimiliano indossavano due abiti
di seta nera e tacchi a spillo, presero l'ultimo assegno e dissero con una
lacrima sugli occhi :- Quando ci rivedremo Madame ? - disse Leandro.
:- Presto ragazze, spero molto presto. -
rispose Madame.
:- E' ora di andare, noi prendiamo un
caffe' in cucina e poi andiamo - disse Massimiliano.
E Madame resto' sola a sfogliare le
ultime foto, poco prima della mezzanotte.
* * *
La vita professionale in una casa chiusa
durava in media 2 o 3 anni. Dopo questo periodo la merce non era piu'
"appetibile" e le alternative, sia per le ragazze che per i ragazzi erano due :
* trovare un marito/protettore ed uscire
dal giro della prostituzione,
* passare ad una casa chiusa di livello
piu' basso. La seconda alternativa significava l'inizio di un declino fisico e
psichico molto rapido.
Robertino, Gabriele e Fifi' erano
entrati nella Maison nel 1935 all'eta' di 14/15 anni, e furono fortunati a
trovare ciascuno un protettore nel giro di due/tre anni.
Nessuno di loro rimase
"femminiello", ma tutti e tre scoprirono di essere omosessuali al
cento per cento, nessuno di loro si era mai segato pensando ad una donna.
Robertino fu adottato da Armand, un
Cliente francese, un ricco commerciante, che lo adotto' legalmente come figlio
e lo tenne in pratica come "protÄgÄ", amico e amante.
Gabriele trovo' un protettore nella
persona di don Calogero, un ricco proprietario terriero siciliano, un uomo che
aveva solo 20 anni piu' del ragazzo, vedovo, e ancora molto avvenente. Lo
porto' con se' in Sicilia, dove rimase in qualita' di segretario personale.
Fifi' viveva ora negli Stati Uniti, il
suo amante protettore era un petroliere texano, che si era fermato a Napoli
durante una crociera del Mauritania, da New York al Mediterraneo. Dopo aver
conosciuto Fifi' ritorno' per due volte negli anni successivi e al terzo
viaggio' decise di portare con se' il ragazzo.
Naturalmente Madame era piu' che felice
che le sue ragazze e i suoi ragazzi avessero trovato una sistemazione degna
dell'educazione che Lei stessa aveva offerto loro : classe, eleganza, cultura.
Le ultime foto che Madame guardo' erano
firmate con dedica da Robertino, Gabriele e Fifi'. Le aveva ricevute poche
settimane prima. Ora avevano poco meno di 40 anni. Insieme alla foto con dedica
ognuno di loro confermava di accettare l'invito di Madame per la primavera
successiva a Cannes, dove Madame aveva deciso di stabilirsi, dopo aver chiuso
la sua esperienza con Napoli e l'Italia.
Madame stava ancora reggendo in mano le
foto dei suoi tre ragazzi, quando scocco' la mezzanotte.
:- La Maison e' chiusa, questa volta per sempre - disse Madame con voce
ferma e senza emozioni.
Madame si volto' verso la porta, era
entrato qualcuno.
:- Madame, la vita a Cannes sara' bella come a Napoli, e poi torneremo ogni
tanto a Napoli in crociera, in fondo restiamomo affacciati sullo stesso mare -
disse Rocco, che aveva poco piu' di 60 anni, portati in modo splendido.
Rocco con gli anni era notevolmente
migliorato nei modi e nell'aspetto, la scuola di Madame lo aveva trasformato in
un vero principe e in effetti sembrava il Duca di Windsor, ex re Edoardo VIII.
Rocco, in doppiopetto grigio, porse il
braccio a Madame, che si alzo' e si avvio' con lui verso l'uscita del salone.
:- Continui a chiamarmi Madame anche ora che siamo sposati ! -
Subito dopo la seconda guerra mondiale,
Rocco aveva accettato l'offerta di Madame di sposarlo, Madame aveva bisogno di
un uomo per riempire la sua vita, ma l'accordo era chiaro sin dall'inizio :
niente sesso, solo amicizia e interessi comuni.
:- Quello che sono lo devo a Lei - si difese Rocco - per me Lei e', e sara'
sempre, "Madame".
La luce si spense nel salone
dell'appartamento del Palazzo Pandola, fuori il chiaro di luna illuminava la
piazza del Gesu' Nuovo, mentre in strada alcuni "scugnizzi", di circa
9 anni, ancora in giro nella calda notte settembrina, osservarono eccitati due
giovani donne in abito da sera nero e tacchi a spillo che uscivano
dall'ingresso principale di Palazzo Pandola, erano passati due minuti dopo la
mezzanotte.
I due ragazzini fischiarono verso le due
donne, facendo dei commenti pesanti come se fossero gia' esperti di sesso e
indicando con le mani il loro
piccolo "pacco". Uno di
loro disse :- Vieni qua bonazza, che ti faccio vedere cos'e' un cazzo vero.
Leandro e Massimiliano si voltarono
adagio, non erano infastiditi dei commenti, anzi lusingati per essere scambiati
per due donne vere. Leandro decise
di rispondere a tono e usando la sua voce maschile, cioe' bassa, cosa che gli
riusciva bene
:- Se vi piace il cazzo vero venite qui ! - e dicendo questo si tocco' in
mezzo alle gambe e spingendo un po' in fuori il bacino
I due scugnizzi, dopo aver sbarrato gli
occhi, si allontanarono frastornati, erano divertiti e spaventati allo stesso
tempo, dopo quella sera avrebbero avuto molto piu' rispetto per i femminielli.
* * FINE * *
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